Šuica (Commissione Ue): “Se i cittadini ci chiedono di cambiare i Trattati, sosterremo questo processo”

La commissaria per la democrazia e demografia Dubravka Šuica. [EPA-EFE/FRANCOIS WALSCHAERTS]

Le raccomandazioni dei cittadini sono “alla base del processo” della Conferenza sul futuro dell’Europa, ha detto la commissaria Dubravka Šuica in un’intervista con EURACTIV. Se queste dovessero includere cambiamenti ai trattati europei, la Commissione le sosterrà, in linea con il suo ruolo legislativo.

Dubravka Šuica è la vicepresidente della Commissione europea per la democrazia e la demografia. Guida il lavoro dell’esecutivo Ue sulla democrazia deliberativa e la Conferenza sul futuro dell’Europa.

Ciò che è chiaro in questa fase della Conferenza sul futuro dell’Europa è che i cittadini chiedono un cambiamento del sistema nelle loro raccomandazioni. Hanno chiesto esplicitamente delle modifiche ai trattati nelle raccomandazioni 18, 20 e 26 del secondo panel per poter avere referendum a livello Ue, e per modificare il sistema di decisione a maggioranza assoluta nel Consiglio. Accogliereste le loro richieste? Con il Trattato di Lisbona, la Commissione ha guadagnato il potere di modificare i trattati.

Prima di tutto, abbiamo iniziato questa conferenza come uno spazio pubblico di deliberazione per i cittadini. Tutti noi politici abbiamo un luogo in cui discutere. I cittadini non ce l’hanno. Per questo motivo, la Conferenza è un esercizio senza precedenti. Le istituzioni europee non avevano mai avviato un esperimento del genere in passato: libero, aperto e incoraggiante. Perché i cittadini possono deliberare insieme ai loro rappresentanti eletti. Come abbiamo abbiamo detto nella dichiarazione congiunta, le istituzioni Ue si sono impegnate ad agire secondo le idee e le raccomandazioni dei cittadini. Anche se i cittadini chiedono di cambiare i trattati. Allora agiremo di conseguenza. Naturalmente, il cambiamento dei trattati sarebbe l’ultima parte del processo di attuazione. Come detto, gli attuali trattati consentono alla Commissione europea di farlo, e agiremo secondo i nostri poteri. Ma per fare questo, secondo i trattati attuali, abbiamo bisogno del voto dei 27 stati membri per cambiarli. Potremmo optare per un voto a maggioranza qualificata, per esempio, ma questa decisione deve essere presa anche dal Consiglio europeo. La Commissione europea sosterrà sempre questo processo. Per riassumere, se i cittadini chiedono di cambiare i trattati, noi li sosterremo, ma come ho detto, secondo il nostro ruolo legislativo.

Per quanto riguarda il processo di follow-up delle raccomandazioni, il sito web della Conferenza sul futuro dell’Europa afferma che la plenaria redigerà un rapporto con il comitato esecutivo che sarà poi valutato dalla presidenza congiunta. Non è chiaro come questo processo di redazione e valutazione si svolgerà in dettaglio. Può spiegare come le raccomandazioni dei cittadini saranno poi valutate?

Come è noto, due dei quattro panel di cittadini hanno completato le loro raccomandazioni. Una riguardava i valori della democrazia e lo stato di diritto, e l’altra l’ambiente, il cambiamento climatico e la salute. Gli altri due gruppi finiranno le loro raccomandazioni a febbraio a Maastricht e Dublino. In questo momento abbiamo 90 raccomandazioni, ne arriveranno altre. Il comitato esecutivo darà seguito alle raccomandazioni senza votarle, ma cercando di raggiungere un accordo su base consensuale. È troppo presto per dirlo in dettaglio, ma posso dire che non le perderemo di vista perché sono il cuore del processo. Vedremo cosa sarà accettato o meno.

Quindi, non c’è una metodologia specifica di adozione o rifiuto.

No, l’unica cosa certa è che si agirà su base consensuale.

Alcune raccomandazioni, come la numero 46 del pannello 3, che chiede di aggiungere “temi legati alla salute mentale e l’educazione sessuale” nei programmi scolastici, riguardano materie di competenza degli Stati membri. Direbbe agli Stati membri di dar loro un seguito? E come?

Secondo la mia esperienza, ogni volta che ho partecipato ai dialoghi con i cittadini, soprattutto i giovani chiedono di introdurre nuovi curricula sull’educazione. Dicendo questo, non voglio anticipare le conclusioni, ma mi sembra che sia qualcosa che tutti chiedono, quindi penso che anche se l’istruzione è di competenza degli Stati membri, dobbiamo prendere molto seriamente in considerazione le raccomandazioni relative ad essa, al fine di costruire un’identità europea.

Diversi esperti e accademici stanno chiedendo all’Ue di rendere la Conferenza un esercizio permanente, istituzionalizzando la democrazia deliberativa nel processo legislativo. È un’ipotesi che pensate di poter prendere in considerazione?

La ragione per cui abbiamo organizzato questa conferenza è ascoltare i nostri cittadini. Vediamo che c’è un divario tra loro e i politici. Non è sufficiente aspettare quattro o cinque anni per vedere cosa pensano i cittadini. Non abbiamo ancora deciso, ma stiamo considerando la possibilità di mantenere almeno la piattaforma digitale multilingue come strumento permanente. I cittadini hanno bisogno di uno spazio per interagire con i politici. Lo decideremo dopo il 9 maggio, quando questo processo di deliberazione sarà concluso. Ma per noi, il lavoro sarà appena iniziato. Avremo metà del nostro mandato per seguire le raccomandazioni dei cittadini. Secondo me, un meccanismo permanente sarà necessario in un mondo digitalizzato. Per esempio, come ho detto, mantenendo la piattaforma multilingue.

E i panel di cittadini eletti a sorte?

C’è una raccomandazione che chiede un’assemblea permanente dei cittadini. Bisogna decidere se tenerla una o due volte l’anno. Lo stiamo valutando.

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