Parenti (Commissione Ue): “Il 2021 sarà un anno di rilancio per l’Europa. L’obiettivo è far ripartire l’economia”

Antonio Parenti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

EURACTIV Italia ha Intervistato Antonio Parenti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Quali saranno le priorità della Commissione per il 2021?

Prioritario il prossimo anno sarà implementare la grande massa di progetti che sono stati messi in cantiere quest’anno. Sarà importante il focus sull’economia verde perché siamo a nove anni dall’obbligo di raggiungere la riduzione del 50 per cento delle emissioni di CO2. Dunque inizia una decade estremamente importante per raggiungere uno degli obiettivi più rilevanti per l’Unione. Ci sarà l’obiettivo della ripartenza economica in tutto il continente: dunque le azioni di sostegno che la Commissione potrà svolgere, i controlli che dovrà svolgere naturalmente anche nel corso dell’emissione del suo debito pubblico. Ci sarà poi un obiettivo di rilancio della politica multilaterale con l’arrivo di Biden alla presidenza degli Stati Uniti e dunque la possibilità di poter sfruttare un presidente più aperto al multilateralismo per rilanciare tutta una serie di dibattiti che in questi anni hanno oggettivamente sofferto. Ci sarà poi il G20 in Italia con il summit globale sulla sanità per discutere a livello globale di come prepararsi meglio alle pandemie. Questi saranno dunque i più pressanti obiettivi: un anno di rilancio, in cui si spera ci sia bisogno di meno iniziative rivoluzionarie come quelle del 2020, ma un anno di messa a terra dei progetti che sono stati iniziati nel corso di quest’anno.

Il 27 dicembre è stato il Giorno del Vaccino in tutta l’Ue. Ma fioccano le polemiche in Italia sulla distribuzione dei vaccini tra i vari Paesi. Quali sono stati i criteri della distribuzione?

Le dosi di vaccino che sono state comprate centralmente dalla Commissione europea vengono distribuite agli Stati membri in proporzione alla popolazione in contingenti settimanali. Quello del 27 è stato semplicemente un anticipo sul contingente settimanale. Per questioni di pura logistica, che viene organizzata dai vari Stati membri, alcuni Paesi hanno preso un’anticipazione maggiore della loro quota settimanale, che comunque non cambia. Non è che un Paese riceverà delle dosi diverse o in più rispetto ad un altro, relativamente ai vaccini acquistati dalla Commissione. Onestamente su questo è stata montata una polemica senza ragione.

L’accordo sulla Brexit è un regalo di Natale? Quali sono i vantaggi per i cittadini europei?

Un regalo forse più inaspettato sarebbe stato quello di una marcia indietro dalla Brexit, ma era chiaramente impossibile. Sicuramente la Brexit non è un bel momento come ricordato dalla presidente von der Leyen, né per l’Unione né per il Regno Unito. Senza un accordo il primo gennaio ci saremmo trovati di fronte a una situazione con un rischio di grossi blocchi come poi tra l’altro la settimana scorsa ha dimostrato, con le file di camion, ecc. Avere ottenuto questo accordo nei tempi stretti che sono stati quelli del negoziato è sicuramente un bel regalo. Per quanto riguarda i cittadini ora c’è un quadro giuridico che dal primo di gennaio entrerà in vigore nelle nostre relazioni con il Regno Unito. Quanto al contenuto alcuni di questi aspetti sono commerciali e naturalmente avranno alcuni elementi di difficoltà in più rispetto a prima. Il Regno Unito esce dall’Ue e diviene un Paese terzo per cui non ci si può più aspettare quella stessa linearità di passaggio e di scambio che ci sarà fino alla fine di quest’anno. Dal primo gennaio ci saranno delle difficoltà in più, ma molto minori rispetto a quelli che ci sarebbero state senza un accordo. La cosa più triste è la decisione del Regno Unito di non partecipare al programma Erasmus+. Questo effettivamente è un peccato, ma non è una questione negoziale ma una decisione del Regno Unito. Per il resto mi pare che sia un ottimo accordo, che adesso andrà implementato. Questa sarà tra le sfide del prossimo anno.

Il 2020 è stato caratterizzato dalla pandemia, cui l’Ue ha risposto in modo forse insperato da molti. Quali le decisioni più importanti?

Ce ne sono state tante. Se parliamo dell’Unione in senso in senso generale c’è stata la decisione da parte della Banca centrale europea di continuare tutti i programmi di acquisto di titoli nazionale e anzi di crearne di nuovi. Fin dall’inizio questo ha fornito un importante sostegno ai bilanci degli Stati membri. Poi ci sono che le decisioni prese dalla Commissione europea e ratificate dal Consiglio a luglio. In primo luogo di creare il Next Generation EU, dunque una risposta globale da parte dell’Unione alla crisi economica derivante dalla pandemia, che ci permetterà di avere delle risorse importantissime a partire dal prossimo anno. La decisione di creare un meccanismo sociale come il programma Sure, che ha permesso a tante persone di continuare il proprio lavoro o quanto meno di mantenerlo attraverso la cassa-integrazione grazie a finanziamenti dell’Unione europea. Poi la decisione di centralizzare l’acquisto di vaccini e dunque la possibilità di agire in modo unico a livello europeo nei confronti dei vari produttori e anche la possibilità di facilitare lo sviluppo di questi vaccini un periodo così rapido. Poi naturalmente la sospensione del Patto di stabilità che insieme all’aiuto della Banca centrale europea e gli investimenti anche della Banca europea degli Investimenti hanno permesso di dare ossigeno all’economia e di rispondere a questa crisi in maniera diversa da quanto fatto una decina di anni or sono, non sotto la lente dell’austerità ma di un aiuto finanziario agli Stati membri. Un’altra scelta, un po’ più tecnica ma molto importante è stata quella di distribuire le risorse del Next Generation Eu secondo le perdite subite dai vari Stati, che ha permesso di dare all’Italia una parte preponderante di questi finanziamenti. Queste sono le decisioni più importanti che quest’anno hanno cambiato fondamentalmente il volto e il ruolo dell’Unione europea e segnato un chiaro cambio di passo.

Sulla Conferenza sul futuro dell’Europa ancora nessun accordo. Partirà? E cosa potrà portare?

Rimango estremamente ottimista per questa Conferenza nel momento in cui partirà. Il fatto che sia slittata di qualche mese visto le difficoltà che ci sono in questo momento di avere incontri di persona non è neanche un grosso dramma. Credo che sia molto importante che la Conferenza parta nel corso del prossimo anno e che si svolga il più possibile in presenza anche se ci saranno sicuramente momenti virtuali perché sarà una conferenza che attraverserà tutta l’Europa e dovrà coinvolgere e collegare più persone in una vera e profonda discussione su quello che vogliamo dall’Europa, come vogliamo che si attrezzi per fare fronte alle sfide che abbiamo davanti a noi. Sono quesiti che dovranno essere dibattuti con grande apertura da parte di tutti per poi prendere le decisioni che dovranno seguire a livello istituzionale.

Commissione Europea

Con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea