Una leadership europea per salvare il multilateralismo

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(EPA/MICHAEL REYNOLDS)

Il Covid-19 rappresenterà probabilmente il punto di inflessione del sistema internazionale, accentuando e accelerando dinamiche globali già in atto da anni. Trovatasi in uno degli epicentri della crisi, l’Europa fino ad ora si è ripiegata al suo interno. Una risposta europea alla pandemia è esistenziale per l’Unione, ma altrettanto cruciale sarà alzare lo sguardo e giocare appieno un ruolo internazionale in questa crisi.

Sappiamo da tempo che il mondo è uscito dal suo momento unipolare in cui l’egemonia statunitense dominava il sistema. Lo sappiamo da quando altri centri di potere, a partire dalla Cina, si sono affacciati sullo scacchiere globale, dando vita a una competizione e rivalità tra superpotenze. É una rivalità che abbiamo già osservato in ambito commerciale e digitale. Con il Covid-19, è diventato un conflitto che ha assunto caratteristiche ideologiche e propagandistiche.

La Cina, inizialmente la bestia nera del coronavirus, ha tentato nelle ultime settimane di far leva sui suoi due vantaggi comparati. In quanto primo Paese ad avere affrontato il virus, la Cina ha segnato il passo delle chiusure, poi emulate da altri Stati, a partire dall’Italia e dagli altri Stati membri dell’Unione. Certamente, gli europei hanno evitato le forme più coercitive, restrittive e manipolatorie del lockdown cinese, così come la raccolta formidabile di dati attraverso il tracciamento usate sì per evitare il contagio ma possibilmente anche per altri scopi. Nonostante le differenze, la Cina si è comunque affermata come modello di lockdown, felice di condividere esperienze e raccomandazioni agli europei.

Oltre al modello, la Cina ha fatto leva sul suo ruolo come centro manifatturiero globale, esportando mascherine, ventilatori, reagenti e respiratori al mondo intero. Molto probabilmente la presa di coscienza di questo potere derivato da una interdipendenza asimmetrica porterà a una rivisitazione sostanziale della globalizzazione, attraverso un accorciamento della catene di valore e maggiori ridondanze nel sistema economico mondiale. Altrettanto vero il fatto che gli europei sanno fin troppo bene che al netto di mascherine e ventilatori, la crisi, tanto sanitaria quanto ancor più economica, potrà essere superata solamente attraverso una maggiore solidarietà europea. Ma nonostante questa consapevolezza, quando si tratta di leadership globale, in queste settimane di chiusura, la Cina è emersa come candidato come mai prima.

Questo è dovuto in realtà non tanto ai meriti cinesi, quanto ai demeriti statunitensi durante la crisi. Il punto non è tanto il successo cinese nel gestire le dimensioni globali del Covid-19, bensì la totale assenza di una leadership americana. Gli Stati uniti sono ad ogni effetto “MIA” (missing in action), e il vuoto da loro lasciato viene ora maldestramente riempito da altri. L’ossessione trumpiana per il virus cinese, i divieti unilaterali, i goffi tentativi di comprare un’azienda tedesca per assicurasi un’eventuale esclusiva sul futuro vaccino, così come l’inumano inasprimento di sanzioni su un Iran alle prese con la pandemia sono tutti segnali di un’assenza di leadership statunitense senza precedenti. In passato c’era chi amava e chi odiava il ruolo globale degli Usa, ma nessuno metteva in dubbio la sua potenza. Oggi è l’assenza di leadership statunitense che colpisce. La Cina probabilmente non riuscirà a conquistare il mantello di leader globale. Ma che questo mantello gli Stati uniti lo hanno (temporaneamente) perso, è chiaro.

Un mondo privo di leadership globale rischia di essere anche un mondo in cui il sistema multilaterale, un interesse esistenziale per l’Unione europea, verrà indebolito ulteriormente. Lo stiamo già osservando nel G7, dove il conflitto Usa-Cina ha impedito una posizione consensuale sulla crisi. In modo ancor più drammatico, lo stiamo vivendo con l’attacco frontale dell’amministrazione Trump all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), accusata di essere stata colonizzata dalla Cina.

Ecco perché alzare lo sguardo sarà così importante per l’Europa e un Unione che di per sé rappresenta la forma più radicale di multilateralismo mai sperimentata. In un mondo definito da una rivalità crescente tra Stati uniti e Cina in cui la prima vittima rischia di essere il multilateralismo internazionale, un autonomia strategica dell’Unione europea diventa sempre più importante. Solamente attraverso un’Unione autonoma potremo evitare di venire strattonati da Xi e Trump, assumendoci le nostre responsabilità globali e giocando il nostro ruolo per la difesa del multilateralismo e le istituzioni internazionali, a partire dalle Nazioni unite.

L’obiettivo non è solo difensivo. Il Covid-19 ha già ampiamente dimostrato che il problema a livello internazionale sta proprio nella debolezza delle istituzioni. Di regole, norme e istituzioni globali abbiamo più, non meno, bisogno. Abbiamo sperimentato i limiti di una società internazionale che si limita a monitorare e suggerire senza il potere reale di implementare. In quanto principale difensore delle Nazioni unite, sta all’Europa assicurarsi che il mondo post-Covid-19 venga scandito da un rinnovato momento Onu. Non meno importante sarà lavorare per mobilitare una risposta coordinata a livello economico, a partire dal G7 e il G20, così come assicurarsi che la ripresa economica sia una ripresa verde. Nel 2021 il G7, il G20 e la COP26 saranno tutte a guida europea. Sarà dunque un momento non solo per consolidare e rafforzare questi formati multilaterali, ma anche dimostrare concretamente che l’Unione e il Regno unito sapranno cooperare dopo la Brexit.

Altrettanto importante sarà una leadership europea nel promuovere l’agenda sullo sviluppo sostenibile, a partire dall’Africa. Il Covid-19 avrà conseguenze devastanti nel continente anche se l’Africa riuscirà a contenere la diffusione del virus. I meri effetti indiretti della crisi economica globale rischiano di rappresentare una minaccia esistenziale ad un continente segnato da estreme vulnerabilità istituzionali, economiche, politiche, sociali, energetiche, ambientali e di sicurezza. Fondamentale sarà dunque assicurarsi che nel prossimo Quadro pluriennale finanziario, non trovi spazio solamente un ambizioso Recovery Fund, ma anche fondi consistenti per l’azione esterna dell’Unione.

In un mondo post Covid-19, la solidarietà europea, tanto interna quanto internazionale, sarà un interesse primario europeo.