Rilancio dell’Unione e coinvolgimento dell’Italia: la posta in palio della presidenza tedesca

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La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con la cancelliera tedesca Angela Merkel. La Germania assume la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione europea il 1° luglio. [LIVIER HOSLET]

Non avrà un compito facile la presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea che comincia il 1° luglio. I tre mesi dall’inizio della pandemia hanno lasciato cicatrici importanti nelle relazioni tra i paesi europei. Tutti i sondaggi condotti in Italia a marzo, aprile e maggio sono stati molto preoccupanti, in quanto sembrano dimostrare una crescente percezione di ostilità nei confronti dei partner europei e della Germania in particolare.

Una situazione francamente nuova nell’opinione pubblica italiana, che non aveva mai abbandonato un maggioritario filo-europeismo, neppure nei momenti più bui della crisi economica del decennio scorso. La mancata pronta risposta europea alla richiesta di aiuto sanitario da parte dell’Italia, primo paese europeo a essere colpito da Covid-19, ha finito per alterare – seppur in modo probabilmente non definitivo – la percezione dell’Europa. L’aiuto della Cina poi ha attirato l’attenzione, anche alla luce della lenta reazione degli attori dell’UE, alimentando la percezione che l’UE avesse abbandonato l’Italia. Anche se gli aiuti europei sono poi arrivati, e in una misura considerevolmente maggiore rispetto a quelli cinesi, la mancanza di una politica coordinata in materia sanitaria, la chiusura delle frontiere e l’assenza di una strategia di comunicazione efficiente e pervasiva hanno rappresentato un’altra importante lacuna nella risposta dell’Europa. Ciò ha causato una grande disillusione nei confronti dell’UE e della Germania.

Recenti sondaggi, tuttavia, hanno dimostrato quanto sia apprezzata la proposta “Next Generation” della Commissione europea, che deriva principalmente dall’iniziativa franco-tedesca. Le parole di Angela Merkel hanno avuto una buona visibilità e questo è probabile che rigenererà presto l’immagine della Germania in Italia. Nulla insomma appare perduto, anche se sarà legato alla capacità di intervento economico effettivo di Bruxelles.

Ed è qui che la presidenza tedesca avrà il compito più arduo. È chiaro che i paesi europei del sud si aspettano che la Germania abbia un chiaro ruolo di leadership in Europa rispetto alle decisioni da prendere sul Recovery Fund: contenere le richieste dei cosiddetti paesi “frugali” che potrebbero fare fallire ogni ipotesi di intervento europeo dovrà essere il focus principale della presidenza.

Se andiamo più nel dettaglio, ciò che è importante per Roma o Madrid, ma anche per Parigi, non è avere, come proposto dai “frugali”, un Recovery Fund composto unicamente da prestiti con magari importanti vincoli all’utilizzo degli stessi, ma avere una maggioranza della quantità di risorse da poter impiegare a fondo perduto, come peraltro auspicato dalla proposta franco-tedesca. Come ha dichiarato il ministro italiano per gli Affari europei Vincenzo Amendola, “Non siamo contrari ai prestiti, ma come ha affermato il presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble, i prestiti in questo momento sono pietre nell’economia dell’Unione europea”, perché aggraverebbero la situazione per paesi già fortemente indebitati. Amendola non casualmente citava una recente intervista con Schäuble, noto per posizioni di austerità e rispetto delle regole europee. A questa decisione è naturalmente legata la questione di come si possa finanziare questo piano di rilancio dell’economia e di conseguenza all’eventuale aumento delle risorse proprie dell’Unione. Durante la presidenza tedesca dovrà essere approvato il quadro finanziario pluriennale proposto dalla Commissione per il periodo 2021-2027.

Ma se guardiamo oltre le misure economiche e analizziamo l’equilibrio di potere in Europa, la presidenza tedesca non avrà un compito facile. È chiaro che una Europa post-Brexit che affronta le conseguenze economiche (e poi forse politiche e sociali) di una pandemia abbia bisogno di una forte leadership tedesca. La natura di questa leadership sancirà il successo o il fallimento della Ue nei prossimi mesi. I grandi paesi europei non inclusi dall’asse Parigi-Berlino, paesi come l’Italia, la Spagna e la Polonia si aspettano semplicemente di non essere tagliati fuori. Il caso italiano è esemplificativo. Roma ha sempre avuto una sorta di paura dell’esclusione dalle élite europee, da quelle che percepisce come le “grandi potenze europee”. L’Italia è la terza potenza economica in Europa, la seconda nel settore manifatturiero e si aspetta di essere trattata alla pari delle altre. Se un asse Francia-Germania dovesse essere consolidato con un’esclusione dell’Italia dalle tabelle decisionali, ciò alimenterebbe l’anti-europeismo e un sentimento anti-germanico nel nostro paese e, allo stesso tempo, favorirebbe una percezione benevola della Cina o di altre potenze esterne come paesi amici.

La presidenza tedesca quindi costituisce un’opportunità da non perdere per un vero risveglio dell’Europa. Questa opportunità si presenta in un momento critico. Se la Germania pensa di poter più o meno nascondersi, le conseguenze saranno molto negative perché è più probabile che lo status quo cambi radicalmente in Europa. Dovrà quindi esserci un grande cambiamento nella natura della UE o è probabile che i cambiamenti politici interni in Francia e in Italia possano far crollare l’UE. È necessario quindi che la Germania lanci una serie di alleanze tattiche con altri Stati, non solo verso la Francia. Questo potrebbe essere il modo giusto di procedere e rilanciare l’Unione. L’Italia, ad esempio, potrebbe apprezzare qualsiasi iniziativa che rafforzi l’industria manifatturiera europea, anche rivedendo le norme europee in materia di aiuti di Stato. Stiamo entrando in una nuova era di grande competizione di potere in cui i pilastri su cui gli europei hanno basato le loro politiche estere ed economiche sono sempre più messi in discussione. L’Europa è intrappolata tra Cina e Stati Uniti e particolarmente vulnerabile alla conseguente coercizione economica delle due superpotenze.

Su questioni diverse da quelle economiche, i partner europei della Germania hanno apprezzato molto il ruolo di Berlino nell’ospitare la conferenza di Berlino sulla Libia. Tutto questo lavoro non dovrebbe essere sprecato. Le crisi e i conflitti nel cortile dell’UE sono sempre presenti e continuano ad avere conseguenze importanti in termini di stabilità, economia, migrazione, approvvigionamento energetico. È auspicabile che una posizione europea unificata, sotto la guida e la mediazione della Germania, debba ancora essere cercata oggi, così come una iniziativa più ampia sulla questione migratoria.

Arturo Varvelli è direttore dell’European Council on Foreign Relations di Roma.