Portogallo alla presidenza dell’Ue: tra lavoro da ultimare e volontà di lasciare il segno

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

Il premier portoghese António Costa insieme al presidente del Consiglio europeo Charles Michel (EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ / POOL)

Il 1° gennaio 2021 la Germania cederà la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea al Portogallo. Il governo portoghese sarà alla testa della terza presidenza che dovrà fare i conti con la pandemia di Covid-19. Nonostante ciò, con un vaccino ormai prossimo e le riforme avviate sotto la presidenza tedesca, sembra ormai ben definito il percorso per una ripresa post-pandemica. Per questo motivo ci sarà tempo per concentrarsi sugli obiettivi sia di breve sia di lungo termine.

Ciò detto, la presidenza portoghese avrà a che fare con problematiche concernenti sia la dimensione interna che esterna. Dal punto di vista interno, la divisione tra gli Stati membri – e in particolare la spaccatura attorno alla questione del rispetto dei valori costituzionali dell’Unione come la democrazia e lo stato di diritto – ha iniziato ad avere un impatto sulla capacità dell’Unione di agire.

Per quanto riguarda l’aspetto esterno, le questioni relative al vicinato dell’Unione europea sono diventate esponenzialmente instabili negli scorsi mesi, con le proteste pro-democrazia in Bielorussia e le molteplici crisi nel Mediterraneo orientale, situazioni alle quali si aggiunge il recente conflitto militare nel Nagorno-Karabakh. Su scala mondiale invece, la recente elezione di Joe Biden e Kamala Harris alla guida degli Stati Uniti ha portato Bruxelles a tirare un sospiro di sollievo. Nonostante ciò, l’Unione europea deve ancora comprendere in quale modo contribuirà alla ripresa delle relazioni transatlantiche e alla riforma del multilateralismo.

Germania alla presidenza del Consiglio Ue: un’agenda politica di governo per l’Europa

Nel quadro complessivo degli interventi dell’Unione europea per far fronte alla pandemia di Covid-19, la Germania – che dal 1° luglio ha assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea per un semestre – non potrà limitarsi, come già …

Ogni presidenza deve selezionare i suoi obiettivi attentamente, alla luce delle realtà che dovrà affrontare e della limitata finestra di tempo di sei mesi. Date le circostanze attuali, la presidenza portoghese può sensatamente ambire a raggiungere tre obiettivi:

1) completare il lavoro in corso, anche sulla base delle decisioni prese durante la presidenza tedesca;

2) lasciare un proprio segno, concentrandosi su un’Europa resiliente, sociale e verde;

3) avviare con successo le relazioni con l’amministrazione Biden, ripristinando la fiducia nel rapporto transatlantico.

Per quanto riguarda il lavoro ancora in corso, il Portogallo ha una lunga lista di cose da fare. La prima priorità rimarrà l’implementazione del pacchetto da 1.800 miliardi di euro che combina il quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea e Next Generation EU.

Benché un accordo sia finalmente stato raggiunto, il Portogallo dovrà risanare le profonde fratture generate, prima dai negoziati sull’allocazione delle risorse finanziarie tra i Paesi mediterranei e i cosiddetti frugali in merito al principio di solidarietà, poi dall’ostinato rifiuto di Ungheria e Polonia, seguito da quello della Slovenia, ad accettare il meccanismo che condiziona l’erogazione dei fondi Ue al rispetto dello stato di diritto.

Questo tentativo di ricomposizione delle parti sarà essenziale anche per garantire il consenso necessario sui piani nazionali di ripresa e resilienza e per permettere che i fondi siano erogati a tempo debito, in modo tale che possano effettivamente contrastare le conseguenze della pandemia di Covid-19.

Un’altra promessa che non può essere tradita è il lancio di una Conferenza sul futuro dell’Europa: a un anno dall’annuncio da parte della Commissione europea e del Parlamento europeo e a cinque mesi da quando il Consiglio dell’Unione europea ha concordato una posizione a riguardo, non è stato fatto nessun passo concreto per trasformare il progetto in realtà. Starà alla presidenza portoghese ora realizzare questo obiettivo trovando un compromesso su chi dovrà presiedere la Conferenza, definendo le procedure di lavoro, il calendario e – aspetto più importante – i suoi obiettivi e la sua natura, che rimangono ancora poco chiari. La Conferenza dovrebbe condurre a una riforma delle istituzioni europee o è semplicemente un forum di consultazione tra i cittadini?

Abbiamo il diritto di sapere dove ci porterà questo progetto.

Una Lisbona Globale alla guida dell’Unione Europea

Tredici anni dopo la firma del Trattato di Lisbona, nel 2021 il Portogallo torna al timone del Consiglio dell’Unione Europea in un momento chiave per la messa in opera della ripresa post-pandemia e la costruzione dell’UE del domani. 

Il 1° gennaio …

Che la Brexit si concluda con un accordo o con un “no deal”, non ancora definito dal momento che le parti hanno deciso di continuare a trattare, l’argomento terrà occupata la presidenza portoghese. Entrambi gli scenari richiederanno un attento bilanciamento delle relazioni tra gli Stati membri dell’Unione europea e il Regno Unito e un’altrettanto oculata gestione delle conseguenze di Brexit. Inevitabilmente, l’Irlanda del Nord e la Scozia proveranno a coinvolgere l’Unione nelle dispute riguardanti la definizione dei loro statuti nel Regno Unito post-Brexit, chiedendo un supporto politico per i loro reclami.

Oltre a dover fare i conti con tutte queste questioni aperte, Lisbona dovrebbe ambire a lasciare il proprio segno. Il Portogallo incentrerà la sua presidenza su un’Europa sociale. Si tratta di uno sviluppo accolto con piacere, in quanto la pandemia ha evidenziato ancora una volta l’esistenza di diseguaglianze nell’Unione – sia tra gli Stati membri che nelle società -, approfondendole ulteriormente. È dunque chiaramente il momento di investire in un’Europa resiliente e sociale.

È già stato previsto che durante la presidenza portoghese avrà luogo un Social Summit ed è necessario anche che il Pilastro europeo dei diritti sociali sia garantito. In aggiunta, la presidenza portoghese dovrebbe continuare a controllare che gli Stati membri procedano il percorso verso un’Europa verde.

Il Portogallo non dovrebbe temere di assumere il ruolo di guida nell’ambito delle migrazioni, coordinando gli sforzi per raggiungere un accordo sul Nuovo Patto sulla Migrazione tra gli Stati membri e facendo comprendere i vantaggi di questo accordo ai cittadini europei.

Per quanto concerne la digitalizzazione, uno dei più importanti risultati della Presidenza portoghese potrebbe essere quello di incoraggiare un impegno condiviso e di mantenere un senso generale di priorità tra gli Stati membri sul tema. Nel fare ciò, le questioni dell’accesso eguale al digitale e della democrazia digitale devono essere tenute in conto.

Infine, Lisbona dovrebbe concentrarsi particolarmente sull’aspetto della resilienza dell’Unione europea: questa caratteristica richiede un’azione continua, volta a salvaguardare i diritti fondamentali dell’Unione, lo stato di diritto e l’apertura economica e a difendere la solidarietà tra gli Stati membri, evitando al contempo di rimanere intrappolati nei giochi di potere tra Stati Uniti e Cina.

La presidenza portoghese deve dunque tenere d’occhio anche l’altra sponda dell’Atlantico. L’attesissimo nuovo presidente americano Joe Biden entrerà in carica nel gennaio del 2021 e ciò significa che la presidenza portoghese condurrà il primo approccio con la nuova amministrazione. Anche se una strategia di lungo termine risulta necessaria per rivitalizzare le relazioni transatlantiche, il primo contatto sarà importante per impostare i toni del dialogo. Gli europei sanno che sono finiti i tempi d’oro delle relazioni con l’altra sponda dell’Atlantico, quando potevano sostanzialmente delegare la propria sicurezza agli Stati Uniti. Le relazioni dovranno essere ricostruite in base a posizioni maggiormente egualitarie.

EUnaltroPodcast #12 – L'Ue riparte da Lisbona: le priorità della presidenza portoghese

https://open.spotify.com/episode/4AilTURYJQjT9cs72MD8jo?si=f_CZyoXsRB6kGFE8azjmxQ

DODICESIMA PUNTATA. Il 1° gennaio 2021 il Portogallo seguirà la Germania nel trio della presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. Tra relazioni interne ed esterne, e la delicata gestione della nuova fase della pandemia, le sfide da affrontare sono …

L’esperienza con Donald Trump alla Casa Bianca ha messo alla prova la resilienza delle istituzioni democratiche. Tutte le crisi attraverso le quali sono passati gli Stati membri dell’Unione europea hanno rappresentato delle sfide altrettanto grandi – non dobbiamo mai dimenticarci che il secolo è iniziato con la crisi costituzionale ed è poi proseguito con la crisi finanziaria globale e con la crisi dell’Eurozona, la crisi politica causata dai massicci flussi migratori verso il continente, la Brexit e il Covid-19 –.

Questi punti comuni in materia di politica interna – la necessità di rafforzare le istituzioni democratiche, di combattere le diseguaglianze e di allentare la polarizzazione nelle società occidentali – potrebbero fungere da base per la politica estera. La presidenza portoghese potrebbe essere l’ideale per iniziare a esplorare le possibili vie di collaborazione in tal senso, dal momento che un’Europa sociale basata sui diritti fondamentali e sulla libertà è ciò che costituisce il suo motto.

Una precedente versione di questo testo, in inglese, è stata pubblicata come parte delle raccomandazioni alla presidenza portoghese da TEPSA – Trans European Policy Studies Association, disponibili qui.