L’Europa e il Recovery Fund: ripartire da un settore elettrico sostenibile e resiliente

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(EPA-EFE/ROBERT GHEMENT)

Il dramma del Covid-19 ha mostrato a istituzioni, imprese e cittadini la vulnerabilità dell’Europa intera di fronte ai rischi di una pandemia, i cui effetti negativi rappresentano solamente il preludio di quelli che potranno essere i danni inestimabili causati dal cambiamento climatico. Ma l’emergenza offre anche interessanti insegnamenti su come e da dove ripartire a livello continentale per rilanciare un’economia e una società, resilienti, circolari e inclusive.

In questi mesi il settore elettrico si è dimostrato ancora una volta essenziale per le nostre società, supportando la strategia europea di contenimento e risposta alla crisi sanitaria. Alla luce delle misure di lockdown e distanziamento sociale adottate dai governi nazionali, il sistema elettrico ha infatti sperimentato uno spostamento temporaneo dei consumi dai settori industriale e dei servizi a quello residenziale. In particolare, sono emersi nuovi profili di consumo domestico, determinati dal riorientamento di gran parte delle attività lavorative e sociali impattate direttamente e indirettamente dal virus. Grazie agli investimenti fatti in digitalizzazione, il sistema elettrico ha garantito – oltre a una pronta risposta alle crescenti esigenze delle strutture sanitarie e assistenziali – una serie servizi essenziali quali le comunicazioni, il telelavoro, l’educazione e la formazione a distanza, nonché l’incremento delle tradizionali attività familiari.

Un ruolo essenziale ma per nulla scontato, se si guardano con attenzione i dati relativi alla povertà energetica nel continente europeo, dove ancora oggi la spesa per la bolletta energetica rappresenta una fetta eccessivamente ampia del reddito familiare per il 16% della popolazione, mentre nel 14% dei casi i consumi energetici risultano eccessivamente bassi, segno dell’incapacità di molti cittadini di sostenerne un uso adeguato in ambito domestico.

Questi dati dimostrano la necessità di fondare la ripartenza economica e la ricostruzione del tessuto sociale europei sul contributo fondamentale di un settore elettrico sempre più incentrato sugli elementi cardine dell’inclusività, della sostenibilità e della resilienza. Un settore che punti – per far fronte alla sfida del cambiamento climatico – a velocizzare le traiettorie di decarbonizzazione, guidando, attraverso l’elettrificazione dei consumi, la transizione energetica in anche in settori come quelli degli edifici, dei trasporti e dell’industria. Grazie alle rinnovabili l’Europa non solo ha l’opportunità di ridurre le proprie emissioni di CO2, dovute all’uso di combustibili fossili, ma anche i tassi di inquinamento dell’aria che – nel breve periodo e soprattutto su scala urbana – rappresentano un’ulteriore sfida per le nostre società, come dimostra il loro contributo alla diffusione di malattie respiratorie.

Durante l’emergenza Covid-19, le rinnovabili hanno ancora una volta dimostrato il loro ruolo da protagonista, raggiungendo picchi di produzione – il 43% della generazione europea nel mese di aprile, secondo Wärtsilä – e garantendo affidabilità e competitività all’intero settore. Il crollo del prezzo di petrolio e gas sperimentato negli ultimi mesi, e la possibilità di eliminare i costosi sussidi ai fossili – per la sola Europa almeno 100 miliardi di euro all’anno – rendono il solare e l’eolico ancora più convenienti su scala europea e globale.

L’espansione della generazione distribuita richiede anche lo sviluppo e il rafforzamento di una serie di infrastrutture e servizi, in particolare le reti di trasmissione e distribuzione (che dovranno diventare sempre più digitalizzate), capacità di stoccaggio e accumulo e sistemi di demand-response, in grado di garantire la necessaria stabilità e flessibilità alla rete, anche per gestire al meglio tutti quei servizi divenuti essenziali per soddisfare le abitudini – professionali, personali – emerse durante la pandemia, e destinate ad accompagnarci in futuro.

Questi sforzi, chiaramente, non avranno un impatto circoscritto al sistema elettrico e ai servizi ad esso collegati, ma faranno da stimolo alla ripresa socio-economica e al rilancio industriale su scala continentale. Basti pensare all’impatto diretto e indiretto sulla crescita della produzione industriale e alla spinta occupazionale del processo di elettrificazione sostenibile – come evidenziato da uno studio Enel Foundation – The European House Ambrosetti – nonché alla riduzione dei costi legati alle importazioni di fonti fossili dall’estero. E ancora alla maggiore competitività tecnologica sui mercati internazionali e al presidio di alcune filiere su cui l’Europa (ri)parte in ritardo rispetto agli altri attori globali, come ad esempio i segmenti delle batterie o della mobilità elettrica, sui quali c’è ampio margine di sviluppo industriale e occupazionale. Tra questi c’è anche l’idrogeno – solo ed esclusivamente di natura ‘verde’, prodotto con elettricità rinnovabile – che può diventare una tecnologia cardine a livello europeo, non soltanto come mezzo di accumulo stagionale dell’elettricità, ma anche come input per la riconversione no-carbon di settori ad alta intensità di CO2 non direttamente elettrificabili, tra cui l’industria pesante (acciaio, cemento, carta) e i trasporti a lunga distanza.

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Per questi motivi, agganciare l’implementazione del Recovery Fund lanciato dalla Commissione europea a un ambizioso ma concreto processo di trasformazione energetica (e con essa, socio-economico-culturale) diventa una scelta prioritaria, se non esistenziale, per il futuro del continente europeo. Secondo quanto annunciato nelle scorse settimane, la Commissione destinerà almeno il 25% del nuovo bilancio dell’Unione (circa 275 miliardi di euro su 750) in programmi vincolati a investimenti sostenibili, e almeno altri 100 miliardi verso la transizione ecologica, per un totale di 375 miliardi di euro del nuovo bilancio 2021-2027. Numeri impressionanti, che metteranno a disposizione degli Stati membri un capitale politico e un potenziale finanziario inediti per avviare un cambio di paradigma tanto virtuoso quanto ormai non più procrastinabile.

La gestione e l’utilizzo effettivo di questi fondi diventeranno un elemento spartiacque per il futuro dell’Europa e con esso per la sostenibilità dell’intero pianeta, attualmente alle prese con l’emergenza COVID-19 ma minacciati da un altro rischio, quello del riscaldamento globale. In questo scenario, l’unico rilancio possibile su scala europea è legato a un modello di sviluppo sostenibile, che metta al centro la lotta al cambiamento climatico e la transizione energetica, e che abbracci in senso più ampio la trasformazione post-carbonio del comparto economico-industriale e delle dinamiche sociali del vecchio continente.

Carlo Papa è direttore di Enel Foundation

Nicolò Sartori è senior researcher di Enel Foundation