La pandemia nel bel mezzo dell’euroscetticismo e del sovranismo in Italia

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Bandiere dell'Unione europea e dell'Italia a Villa Doria Pamphilj a Roma (EPA-EFE/GIUSEPPE LAMI)

La sfida che il Covid-19 impone all’Italia e all’Europa in tema di euroscetticismo e sovranismo va letta alla luce di dinamiche dell’opinione pubblica che caratterizzano l’Italia e molti altri paesi ormai da diversi anni.

Per euroscetticismo si intende un atteggiamento critico nei confronti dell’Unione europea che può avere diverse ‘dimensioni’ e per questo difficile da definire e misurare. Infatti, una persona può essere definita euroscettica quando si oppone per principio all’esistenza dell’Unione europea oppure quando ha atteggiamenti critici solo verso certi aspetti dell’Unione europea quale il processo d’integrazione o l’euro. I partiti sovranisti italiani quali Lega e Fratelli d’Italia sono normalmente di stampo euroscettico e mirano a promuovere idee di nazionalismo e anti-globalizzazione opponendo appunto la “nazione” all’Unione europea.

L’Eurobarometro ha misurato per quasi 30 anni gli atteggiamenti degli europei verso il processo di integrazione tramite interviste a campioni rappresentativi della popolazione. Dall’analisi di questi dati emerge che in Italia come in molti altri paesi europei, il sostegno della popolazione all’UE è in declino dal 1995. Questo declino è dovuto soprattutto al fatto che mentre in passato molti cittadini pensavano che l’Unione europea avrebbe risolto i problemi che i governi nazionali non erano in grado di risolvere, a partire dagli anni 2000 si è potuto registrare un continuo aumento della disillusione sulle capacità dell’UE di risolvere le questioni interne.

In Italia, in particolare a partire dal 2008, quindi a coincidere con l’inizio della crisi economica e finanziaria, si è registrato un sostanziale aumento della percentuale di coloro che considerano l’appartenenza all’UE come una “cosa negativa” o “né positiva né negativa”. La crisi dei migranti nel 2015 ha acuito questa disillusione verso la capacità dell’Europa di dare risposte a problemi nazionali e ha fornito di fatto alla Lega un terreno fertile per puntare il dito contro l’UE per non aver aiutato l’Italia a gestire l’afflusso di migranti sulle sue coste. Dunque la crisi economica prima e la cosiddetta “crisi dei migranti” poi hanno di fatto reso l’Europa vulnerabile ed evidenziato le difficoltà insite nel progetto europeo. L’apice di questo è forse stato raggiunto durante le elezioni europee del 2019, quando meno del 40% degli intervistati italiani riteneva che l’appartenenza all’UE fosse una “cosa positiva”. Alla luce di questi dati, la chiara vittoria politica delle elezioni europee da parte della Lega di Matteo Salvini e di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni non è una sorpresa.

Ed è alla luce di questi trend ormai decennali di opinione pubblica che va letta la sfida che il Covid-19 impone all’Italia e al resto dell’Europa; una sfida che può fornire ai partiti sovranisti quali la Lega e Fratelli d’Italia un’ ulteriore spinta per puntare nuovamente il dito contro l’Unione Europea e sfruttare quella disillusione nei confronti della stessa già presente in molti cittadini italiani da diversi anni. In queste prime fasi post-Covid-19 soprattutto la Germania e la Francia sembrano voler tener conto di questa ‘minaccia sovranista’ di fatto spingendo verso sostanziali aiuti economici ai paesi più colpiti dal Covid-19 e più economicamente vulnerabili quali l’Italia tramite programmi come Next Generation EU. Si tratta di finanziamenti in parte eccezionali che dovrebbero fungere da strumenti di ripresa fornendo investimenti e finanziamenti soprattutto ai paesi più bisognosi.

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L’Italia beneficerà di circa 80 miliardi in sovvenzioni, per un trasferimento fiscale netto di circa 30 miliardi (nel caso pessimista in cui non si trovi da qui al 2028 un accordo sull’aumento delle risorse proprie dell’UE): il nostro Paese …

I media italiani avranno un ruolo cruciale nei mesi a venire visto che questi saranno caratterizzati da discussioni economiche a livello europeo di non facile comprensione per i cittadini. La stampa italiana dovrebbe essere in grado di delineare i problemi e le possibili risposte discusse dalla leadership europea minimizzando toni polemici. Il declino nel tempo del sostegno all’Unione Europea tra la popolazione italiana che abbiamo discusso poc’anzi è stato anche influenzato dal modo in cui i media nazionali riportano le decisioni delle istituzioni europee nei confronti dell’Italia, spesso senza riconoscere minimamente le responsabilità italiane. Negli ultimi anni i media italiani hanno di fatto spesso parlato di una Commissione Europea particolarmente esigente e dura nei confronti dell’Italia, e molto più docile nei confronti di altri Stati membri, quali ad esempio la Francia e la Germania. In tal senso i media hanno un potere sostanziale nell’influenzare le percezioni di molti elettori italiani – tra l’altro già influenzate dai diversi partiti politici – con il rischio di alimentare un atteggiamento euroscettico dell’opinione pubblica.

La crisi – economica e non solo – che molti paesi quali l’Italia si troveranno ad affrontare nei prossimi mesi è una crisi globale di non facile risoluzione e caratterizzata da molte incertezze. Due cose però risultano abbastanza chiare oggi: da una parte, il fatto che tanti italiani oggi non vedono più l’Europa con gli stessi occhi di 10-15 anni fa lascia ampi spazi di manovra ad una dialettica euroscettica di stampo sovranista, e dall’altra che sia i media che tutti i leader politici dovrebbero rimanere il più possibile pragmatici e riconoscere che l’Europa continua a rappresentare per l’Italia la migliore alternativa.

Carolina Plescia è Assistant Professor presso l’Università di Vienna.