Vaccini: ecco perché è sbagliato attribuire all’Ue errori non suoi

Nel quadro dello schema comune di approvvigionamento dei vaccini negoziato dall’Unione europea, ogni Paese ha avuto la possibilità di fare le sue scelte fra i vari farmaci disponibili. Ecco perché è sbagliato attribuire all’Unione europea errori non suoi.

L’articolo “Vaccini, gli errori dell’Europa” a firma di Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera del 1° marzo rischia di creare impressioni sbagliate. L’Unione europea non ha mai “puntato tutto sul vaccino AstraZeneca”; semmai è il governo italiano che ha espresso una certa preferenza per questo prodotto.

La Commissione europea ha concluso dei contratti-quadro con un certo numero di aziende. Ma, entro certi limiti, le quantità di ogni vaccino da acquistare sono state modulate in funzione delle preferenze di ogni Paese. E le “correzioni” introdotte successivamente da alcuni Stati non sono andate come descritto nell’articolo.

Prima degli ultimi acquisti (annunci di metà febbraio) di dosi supplementari dei vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna, la Commissione europea aveva preordinato 400 milioni di dosi dei farmaci di Pfizer-BioNTech; 405 milioni di CureVac; 400 milioni di dosi di Johnson&Johnson, 400 milioni di AstraZeneca, 300 milioni di Sanofi e 160 milioni di Moderna. Queste cifre non permettono certo di sostenere che l’Ue “avrebbe puntato tutto sul vaccino AstraZeneca”.

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Ma che gli Stati membri abbiano espresso preferenze è provato dalle differenze, a volte sensibili, nella ripartizione dei loro acquisti. La Commissione europea ha vegliato affinché le quantità totali per Paese fossero proporzionali alla popolazione di ogni Paese, ma ha anche concesso una sensibile flessibilità per tener conto delle preferenze dei singoli Stati.

Dai dati disponibili sui siti dei ministeri nazionali si scopre che l’Italia aveva inizialmente ordinato 27,3 milioni di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech e 40 milioni di quello AstraZeneca, aggiungendo successivamente altre 13,3 milioni di dosi di Pfizer-BioNTech.

La Germania aveva inizialmente ordinato 60 milioni di dosi Pfizer-BioNTech e 56,2 milioni di dosi AstraZeneca. Quindi la Germania, al contrario dell’Italia, ha puntato leggermente di più sulla Pfizer-BT che sull’AstraZeneca. La Francia aveva invece preordinato 50 milioni di dosi di Pfizer-BioNTech, 45 di Sanofi e 44 di AstraZeneca. Il nostro Paese ha poi ordinato ben 53 milioni di dosi del vaccino Johnson&Johnson, mentre la Germania 37 milioni e la Francia solo 30. Ogni Paese ha fatto le sue scelte.

Successivamente alla firma dei contratti, la Germania ha separatamente ordinato altre 30 milioni di dosi del vaccino Pfizer-BioNTech che saranno recapitate dopo tutte le consegne previste dal contratto quadro Ue firmato nell’agosto 2020 (quindi, forse a fine 2021).

È sbagliato attribuire all’Unione europea errori non suoi. In ogni caso, la Commissione europea era assistita nei negoziati da un gruppo di sette rappresentanti di Stati membri (tra i quali un nostro rappresentante e uno del governo tedesco). L’Unione europea non è qualcosa di terzo con una sua propria capacità di decisione e responsabilità. L’Unione europea è l’insieme degli Stati membri.

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L’Unione europea non si è affatto mostrata disunita sulla questione dei vaccini. Gli annunci del ministro Jens Spahn sull’acquisto di 30 milioni di dosi supplementari sono di fine dicembre (il 30 dicembre la Pfizer-BT ha comunque smentito di aver già firmato accordi diretti con il governo tedesco).   Sono quindi relativi ad un momento dove non c’erano più molti rischi di perturbare dei negoziati che erano stati conclusi molti mesi prima. Un’agenzia di stampa italiana ha anche confermato le dichiarazioni del ministro tedesco Jens Spahn che ha detto di aver chiesto il 19 dicembre agli altri Paesi (attraverso il segretariato del Consiglio dei ministri) se vedevano inconvenienti nel fatto che la Germania acquistasse altre dosi. Non c’è stato quindi nessun comportamento che abbia indebolito la capacità di negoziare con le ditte fornitrici (problema limitato al solo caso AstraZeneca).

Quando i contratti quadro sono stati firmati (e trasmessi i primi ordini di acquisto) nessuno era in grado di sapere quali vaccini sarebbero un giorno stati disponibili e quando. Proprio per questo motivo i contratti quadro sono stati fatti per circa due miliardi di dosi. I vaccini Pfizer-BioNTech e Moderna sono arrivati più rapidamente di quanto era prevedibile ad agosto. Non dimentichiamo quali sono i tempi normali di sviluppo di un vaccino.

Non ci sono difficoltà di forniture con la Pfizer-BioNTech. Tutto va meglio di quanto previsto ad agosto, al momento della firma dei contratti. Le riduzioni di consegne delle due settimane di metà gennaio sono state già compensate e la ditta sta espandendo notevolmente la sua capacità di produzione al punto che la Commissione europea ha potuto negoziare e annunciare una decina di giorni fa l’acquisto di altri 200 milioni di dosi Pfizer-BioNTech, non previste dai contratti quadro iniziali.

Pfizer-BioNTech ha riconvertito alla produzione del suo vaccino una fabbrica di Novartis situata a Marburg in Germania, che ha iniziato a produrre a metà febbraio, e ha anche firmato un accordo per la produzione del suo vaccino negli stabilimenti di Sanofi e, secondo l’Ansa, starebbe negoziando accordi simili con altre dieci ditte. Sull’acquisto del vaccino Pfizer-BioNTech non c’è nessun fallimento; è la storia di un grande successo. Anche l’americana Moderna ha aumentato fortemente la sua capacità di produzione, cosa che ha recentemente permesso all’Ue di aggiungere altre 300 milioni di dosi non previste nel contratto iniziale.

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Il problema è quindi circoscritto alle difficoltà di produzione di AstraZeneca ed al ritardo nell’approvazione dei vaccini Johnson&Johnson, CureVac e Sanofi/GSK. Ma è logico pensare che non ci sia molto da fare sul ritardo di questi vaccini. Le ditte hanno già un interesse enorme a terminare il processo di sviluppo il più rapidamente possibile. A cosa servirebbe “fare la faccia feroce” con queste tre aziende?

Presentare un vero problema – quello delle difficoltà di produzione di AstraZeneca – come un fallimento generale dell’acquisto di vaccini da parte dell’Unione europea è ingiustificato.

Fabio Colasanti, economista, ha lavorato per molti anni alla Commissione europea, dove ha anche diretto la direzione generale per le Imprese e poi quella responsabile per le Telecomunicazione e lo sviluppo delle politiche digitali. Dal 2011 è uno degli organizzatori del seminario di Villa Vigoni sull’euro. 

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