Un insegnamento per l’Europa nel trentennale della riunificazione tedesca

I resti del Muro nella East Side Gallery di Berlino. Meno di un anno dopo la sua caduta, il 3 ottobre 1990, avvenne la riunificazione delle due Germanie. (EPA-EFE/FILIP SINGER )

Le due Germanie si riunirono, il 3 ottobre 1990, senza aver predisposto un piano per la trasformazione dell’economia pianificata dell’ex DDR. Trent’anni dopo, è utile riflettere sul ruolo che ebbe la Treuhandanstalt, l’ente per la privatizzazione delle industrie di Stato della ex DDR, per capire meglio anche la nostra attualità politica e sociale di italiani ed europei.

Fra i luoghi storici di Berlino più visitati e meritevoli di visita c’è la “Topografia del Terrore”, un memoriale sorto dove si trovava il centro del terrore nazista: comando generale e carcere della Gestapo, Ufficio centrale per la sicurezza del Reich, Comando Generale delle SS.

All’entrata del memoriale ci si trovano di fronte tre pareti che rappresentano fisicamente l’ultimo secolo di storia della Germania: in primo piano le fondamenta della centrale della Gestapo; in mezzo un tratto del Muro di Berlino; in fondo l’edificio in cui la DDR fu fondata nel 1949 e in cui 30 anni fa, al momento della riunificazione tedesca, fu amministrata la sua eredità, industriale e non solo: una vicenda poco conosciuta in Italia ma fondamentale per capire la riunificazione tedesca e il suo lascito.

Questo palazzo, in cui ha attualmente sede il Ministero federale delle Finanze, è uno dei luoghi di Berlino su cui si sono accumulati più strati di storia. Costruito nel 1935-36 da Hermann Göring per il suo ministero dell’Aviazione, ospitò anche un gruppo di resistenza al regime nazionalsocialista, la Rote Kapelle. All’indomani della guerra vi si installò la Commissione economica tedesca (l’organo di amministrazione economica della zona d’occupazione sovietica). Poco dopo vi fu fondata la DDR e vi ebbero sede temporaneamente il Governo e la Camera del Popolo, poi ministeri e altre istituzioni statali. Fu qui che il 17 giugno 1953 si radunarono gli operai in protesta, avviando una rivolta popolare che fu soffocata nel sangue dall’Unione sovietica. Fu ancora qui che si svolse la celebre conferenza stampa in cui, nel giugno del 1961, il presidente Walter Ulbricht annunciò che nessuno aveva intenzione di costruire un muro due mesi prima della costruzione del muro, che passava così vicino al palazzo da impedire di accedervi dall’entrata principale.

Così determinante per la storia della DDR, questo edificio lo fu anche per la sua caduta e la sua eredità: dal 1991 al 1995 vi ebbe infatti sede la Treuhandanstalt, l’ente per la privatizzazione delle industrie di Stato della ex DDR. Dal 1992 l’edificio è dedicato a Detlev Rohwedder, nome generalmente sconosciuto in Italia se non per la pubblicità legata alla recentissima serie di Netflix “Un omicidio irrisolto: il caso Rohwedder”.
Rohwedder – manager e politico socialdemocratico, ex sottosegretario al Ministero dell’Economia della Repubblica federale – divenne presidente dell’ente per la privatizzazione nel luglio 1990, su nomina del Consiglio dei Ministri della DDR; in novembre fu proclamato “manager tedesco dell’anno” e il 1° aprile 1991 fu ucciso nella sua casa di Düsseldorf. Su questa pagina buia della storia della riunificazione tedesca non è mai stata fatta chiarezza, poiché l’omicidio fu rivendicato dalla cosiddetta terza generazione della Rote Armee Fraktion – un gruppo anarchico-rivoluzionario che dalla fine degli anni Sessanta in poi si macchiò di gravissimi atti di terrorismo – ma l’assassino non fu mai scoperto.

Al di là degli aspetti di cronaca, ricordare oggi, nel trentesimo anniversario della riunificazione tedesca, Rohwedder e l’ente di cui fu presidente è fondamentale per provare a capire il collegamento fra la fine della DDR e l’orientamento politico ed elettorale diffuso in quello che fu il suo territorio e interrogarsi sugli aspetti in comune con il resto dell’Europa. Benché non sia noto l’assassino, sono infatti evidenti le motivazioni ideologiche e simboliche dell’omicidio: la Treuhandanstalt divenne ed è tuttora per molti il simbolo di tutti gli errori e conseguenze negative di un processo di riunificazione complicatissimo, ma interpretato da una parte della popolazione semplicemente come “svendita” della DDR e annessione tout court alla Repubblica federale.

Per farsi un’idea della grande importanza concreta e simbolica di questo ente nel contesto della riunificazione tedesca può bastare qualche dato. Nella primavera del 1990 la Treuhandanstalt, proposta nell’ambito della Tavola Rotonda fra governo della DDR e opposizioni, era stata creata per “garantire i diritti dei cittadini della DDR sul patrimonio complessivo dello Stato”, proteggendoli da possibili rischi comportati da una veloce riunificazione, sia da parte dei vecchi quadri di partito riciclatisi in manager che dei “capitalisti occidentali” interessati a speculazioni. Seguì un periodo brevissimo ma frenetico per il percorso di riavvicinamento fra le due Germanie, durante il quale si svolsero anche le prime e ultime elezioni libere del Parlamento della DDR, da cui uscì una chiara preferenza per una riunificazione in tempi brevi piuttosto che per un percorso di riforme interno alla DDR. Dopo qualche mese di lavoro praticamente ingestibile per mole, complessità e imprevedibilità della situazione, nell’estate 1990 la presidenza passò a Rohwedder, la dirigenza passò in mani tedesco-occidentali e il compito dell’istituzione divenne in sostanza l’opposto di quello che aveva avuto in partenza: privatizzare le imprese statali della DDR, assicurandone l’efficienza e la capacità di sostenere la concorrenza o chiudendole e liquidandole nel caso ciò non fosse stato possibile.

Nelle aziende assegnate alla sua responsabilità fra il 1990 e il 1994 furono persi due terzi dei posti di lavoro (da 4,1 a 1,5 milioni) e nello stesso periodo l’80% del patrimonio industriale della DDR passò nelle mani di cittadini e società dell’ex Germania occidentale.
Col tempo l’istituzione assunse incombenze ulteriori alle privatizzazioni, che appesantirono e complicarono la sua azione: perlopiù patate bollenti delegate dalla politica, che preferiva non assumersene direttamente la responsabilità di fronte agli elettori o era impreparata rispetto a scenari inaspettati. Ad esempio, dovette occuparsi dei piani sociali per i lavoratori delle imprese destinate alla chiusura; dei cambiamenti strutturali dell’economia nei territori della ex DDR; dei debiti delle imprese di Stato che ne abbassavano notevolmente il valore di mercato; della sanificazione delle aree industriali inquinate.

Questi elementi aiutano a capire, da un lato, che non possono essere attribuite alla sola Treuhandanstalt le responsabilità e gli effetti di un processo che ebbe effetti dirompenti e di lungo termine sulla struttura economica e proprietaria della Germania, ma dall’altro che essa fu esempio e strumento della mancata volontà di considerare possibili alternative all’applicazione immediata del modello occidentale e anche per questo motivo ben si prestava e si presta come capro espiatorio dei fallimenti della riunificazione.
Ciò è ancora più chiaro se si considera il contesto in cui l’ente si trovò ad operare: le due Germanie si riunirono senza aver predisposto un piano per la trasformazione dell’economia pianificata dell’ex Germania orientale. Una trasformazione epocale realizzata in pochissimo tempo e in assenza di una pianificazione adeguata.

Questi sono solo alcuni degli aspetti già emersi dalla ricerca, finanziata dal Ministero federale delle Finanze, che l’Istituto di Storia contemporanea di Monaco-Berlino sta svolgendo sulla Treuhandanstalt. Ora che, dopo 30 anni, è possibile lavorare sui documenti d’archivio, lo studio in corso è molto prezioso per fare chiarezza su un aspetto determinante della riunificazione tedesca e cercare di sfatare una serie di leggende metropolitane ad esso collegate.
È da vedersi se questa ricerca, che avrà sicuramente rilevanza mediatica in Germania, riuscirà a riabilitare almeno in parte presso i cittadini la reputazione tanto negativa di un ente che influenzò direttamente e indirettamente la vita privata e sociale di tantissimi abitanti della DDR, che si sentirono privati di tutto ciò che conoscevano e di prospettive future. 

In ogni caso, questa vicenda non è un aneddoto da raccontare nel trentennale della riunificazione tedesca semplicemente per ricordare un anniversario, ma un’esperienza che come italiani ed europei ci è meno lontana di quanto possa sembrare ed è un utile elemento di riflessione sulla nostra attualità politica e sociale. Sentirsi traditi dal proprio Governo e/o dall’Europa; danneggiati a beneficio dei “vincitori” di un certo processo; impotenti di fronte alla fuga di cervelli; oppure sfruttati come contributori netti, che fanno sacrifici economici che vanno a beneficio di chi è meno “virtuoso”… Tutte queste convinzioni hanno animato e animano molti elettori tedeschi – orientali e occidentali – e hanno contribuito a un’estremizzazione del voto nella ex DDR, ma sono comuni anche fra cittadini di diverse zone dell’Italia, e in Italia in generale nei confronti dell’Europa, e in tanti altri Paesi europei. Altrettanto vale per la stampa.

La consapevolezza che in Europa ciò che ci accomuna è molto più di ciò che ci distingue e che a problemi comuni si possono trovare solo soluzioni comuni è un insegnamento che possiamo trarre dal trentennale di un evento che ha cambiato la storia della Germania e dell’Europa.

Francesca Zilio è ricercatrice presso Villa Vigoni – Centro italo-tedesco per il dialogo europeo e autrice del libro “Divisione e riunificazione: itinerari storici nella Berlino della Guerra fredda

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