Svizzera-Ue: lo stop all’accordo quadro e il precedente della Brexit

Il Consiglio Federale della Confederazione elvetica ha stabilito che non ci sono le condizioni per concludere un Accordo quadro con l’Ue. Dopo 7 anni di negoziati, si chiude la partita che avrebbe segnato un ulteriore avvicinamento della Svizzera al suo principale partner commerciale.

L’esecutivo di Berna ha definitivamente bocciato la bozza di Accordo quadro istituzionale con l’Unione europea perché contrario agli “interessi essenziali” della Svizzera. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ne ha informato mercoledì scorso per iscritto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, decretando così la chiusura dei negoziati con Bruxelles.

In una nota diffusa dal Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae), la Svizzera ha spiegato che i colloqui con l’Ue non hanno permesso di trovare le soluzioni di cui aveva bisogno nei settori della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini Ue, della protezione dei salari e degli aiuti di Stato, sottolineando che “in particolare per quanto riguarda la protezione dei salari permangono divergenze sostanziali”. Berna ritiene tuttavia che sia nell’interesse comune della Svizzera e dell’Ue salvaguardare la via bilaterale e portare avanti gli accordi esistenti. Inoltre ha incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (Dfgp) di esaminare la possibilità di procedere ad eventuali adeguamenti autonomi della legislazione nazionale.

L’Ue è il principale partner commerciale della Svizzera, pesando per il 50% delle importazioni (€126 miliardi) e il 42% delle esportazioni (€114 miliardi) della Confederazione. I rapporti commerciali tra Svizzera, Germania, Francia e Italia valgono più di quelli con Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica insieme. In Svizzera risiedono quasi un milione e mezzo di cittadini dell’Ue, quasi il 5% della popolazione nazionale. Il 37% di coloro che vivono in Svizzera ha origini extra-svizzere e viene principalmente da uno dei paesi Ue. Ogni giorno, circa 344.000 lavoratori attraversano la frontiera per recarsi in Svizzera. La Svizzera è fortemente dipendente dalla forza lavoro straniera in moltissimi settori, il primo dei quali è la gastronomia (45% degli occupati). Oltre un terzo dei medici che lavorano in Svizzera viene dall’estero, e tra essi la percentuale più significativa proviene da Germania, Francia, Italia e Austria.

La Svizzera interrompe i negoziati con l'Ue: salta l'accordo sul mercato unico

Berna ha deciso di interrompere i negoziati, dopo sette anni di trattative. Le conseguenze economiche rischiano di essere pesanti per entrambe le parti.

La Svizzera ha deciso che non firmerà l’accordo quadro con l’Unione europea. Parlando in una conferenza stampa, il …

Con un referendum del 1992, la popolazione elvetica aveva rigettato l’adesione della Svizzera allo Spazio economico europeo, che avrebbe permesso alla Confederazione di accedere al mercato unico europeo, pur rimanendo al di fuori dell’UE. Da quel momento, le relazioni si sono basate sulla stipula un vasto numero di accordi bilaterali (circa 120), che coprono diversi settori, dal commercio agli appalti pubblici, dai trasporti alla formazione. La Svizzera è membro dell’Area Schengen e partecipa al programma Erasmus e ai programmi europei sulla ricerca scientifica e sulla cooperazione in materia di sicurezza.

Da molti anni Bruxelles premeva su Berna per giungere alla conclusione di un Accordo quadro istituzionale (Institutional Framework Agreement) che avrebbe introdotto il principio dell’aggiornamento dinamico degli accordi bilaterali nonché un meccanismo di composizione delle controversie. L’Accordo quadro avrebbe coperto cinque trattati bilaterali già esistenti che regolano l’accesso al mercato dell’Ue (libera circolazione delle persone, trasporti terrestri, trasporto aereo, ostacoli tecnici al commercio e agricoltura), e si sarebbe esteso ad ogni nuovo accordo bilaterale riguardante l’apertura reciproca di un mercato. Senza Accordo quadro, l’Ue ha dichiarato che non intende concludere nuovi trattati. I negoziati, cominciati nel 2014, erano ripresi con vigore l’anno scorso dopo la bocciatura della proposta referendaria di limitare la libera circolazione dei cittadini Ue in Svizzera.

Nel novembre 2020, la ex Presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga aveva presentato una proposta di chiarimenti alla Presidente von der Leyen su tre punti principali, libera circolazione dei cittadini Ue, protezione dei salari e aiuti di stato. Nel caso di un eventuale recepimento della direttiva sulla libera circolazione dei cittadini Ue, Berna voleva che venissero esplicitamente stabilite alcune eccezioni, in particolare sul diritto al soggiorno permanente, sull’estensione degli aiuti sociali a chi non esercita un’attività lucrativa, e sulla limitazione  delle condizioni per l’espulsione di criminali. In materia di protezione dei salari, la Svizzera aveva chiesto di proteggere il principio «a lavoro uguale, salario uguale» da eventuali sviluppi giuridici futuri che potevano minare l’attuale protezione dei salari, visto che gli stipendi e il costo della vita in Svizzera sono molto più alti che nell’Ue. Le trattative sugli aiuti di stato avevano raggiunto un punto di incontro, tuttavia l’Ue ha posto l’accettazione delle condizioni relative ai primi due punti come condizionale.

In visita ufficiale a Bruxelles quattro settimane prima dei fallimenti nei negoziati, Guy Parmelin aveva dichiarato che l’Accordo quadro non era paragonabile alla Brexit. “Non sarò io a fare il Boris Johnson a Bruxelles. I cittadini ne sono ben consapevoli” aveva detto. In realtà il fallimento delle trattative evidenzia come anche nel caso della Svizzera la partita che si è giocata è quella di un’operazione percepita da molti attori domestici come incompatibile col il mantenimento della sovranità nazionale.  A dispetto della bocciatura del 2020 del referendum «Contro l’immigrazione di massa», il sentimento anti-Ue è cresciuto notevolmente sul suolo elvetico. Parlando al Neue Zürcher Zeitung, Michael Flügger, il nuovo ambasciatore tedesco a Berna, ha dichiarato che “l’atmosfera nei confronti dell’UE è diventata molto negativa” e che “in alcuni media e social network l’UEeviene ormai descritta come un mostro”.

Il precedente della Brexit ha anche ridotto il margine di flessibilità delle istituzioni europee verso accordi che consentano l’accesso al mercato Ue a chi vuole restare fuori da alcuni obblighi comunitari percepiti come fondamentali, come i diritti di cittadinanza. In una nota diffusa dopo la decisione della Svizzera di terminare unilateralmente i negoziati, la Commissione europea ha preso atto della “decisione unilaterale del governo svizzero per la quale si è detta “rammaricata”.

Accordo quadro Svizzera-Ue: Bruxelles non intende riaprire i dossier

L’Unione europea non riaprirà i dossier più controversi dell’accordo quadro con la Svizzera, ha spiegato l’ambasciatore dell’Ue nella repubblica alpina in un’intervista al quotidiano Blick. Dopo la Brexit il Paese aveva tentato di rinegoziare i termini dell’intesa in materia di …

La Commissione ha dichiarato che “l’Accordo quadro istituzionale Ue-Svizzera doveva costituire la base per rafforzare e sviluppare le relazioni bilaterali Ue-Svizzera in futuro. Il suo obiettivo principale era garantire parità di condizioni a chiunque operi nel mercato unico dell’Ue, al quale la Svizzera ha ampio accesso. È, fondamentalmente, una questione di equità e di certezza del diritto. L’accesso privilegiato al mercato unico deve comportare il rispetto delle stesse norme e degli stessi obblighi”.

Esulta il partito svizzero anti-europiesta Unione Democratica di Centro (Udc) che ha parlato di “vittoria per la democrazia diretta e per il popolo”. Preoccupati invece gli schieramenti moderati e di sinistra, gli ambienti della ricerca e della formazione, L’esecutivo di Berna ora cercherà di avviare un dialogo politico con l’Ue sul proseguimento della collaborazione per via bilaterale.

Germana Barba è Aspen Junior Fellow.

Europea è un'iniziativa di:

IAI CSSF CESPI ECFR CSSF movimentoeuropeo OCBT VillaVigoni