Oltre la Brexit: le opportunità del tandem Italia-Regno Unito

Il 2021 è l’anno delle presidenze per Roma e Londra. La triangolazione della guida di G7, G20 e COP26 può aiutare a porre le basi per un rapporto costruttivo tra Regno Unito e Unione europea su priorità condivise anche dopo la fine del periodo di transizione post-Brexit. 

Come prevedibile, anche l’ultima scadenza sulle relazioni post-Brexit tra Unione europea e Regno Unito non è stata rispettata e le trattative tra Michel Barnier e David Frost sull’accordo commerciale continuano in queste ore nella speranza di scongiurare una hard Brexit. Gli Stati membri si sono dimostrati molto compatti rendendo vani i tentativi britannici di sponda con singole capitali, ma la convergenza con la controparte resta ancora complicata su vari punti, tra cui il cosiddetto level playing field, l’accesso alle acque britanniche e i meccanismi di risoluzione per le controversie legali.

Deal o no deal, il rapporto tra l’UE e il Regno Unito cambierà comunque in qualche modo. Resta cruciale però che Londra e l’Unione continuino a lavorare insieme alla risoluzione congiunta delle più pressanti sfide globali, a partire dalla crisi economico-finanziaria e dal cambiamento climatico, che vedono proprio UE e Regno Unito in una posizione di primo piano nei prossimi mesi. La “fortunata” triangolazione delle presidenze 2021 del G7 (Regno Unito), G20 (Italia) e della COP26 (Italia e Regno Unito), può aiutare a porre le basi per un rapporto costruttivo tra Regno Unito e Unione Europea su priorità condivise.

Consiglio europeo, raggiunto l'accordo sugli obiettivi climatici per il 2030

“Un accordo su un maggiore obiettivo di riduzione delle emissioni pari almeno al 55% entro il 2030 è alla nostra portata”, aveva detto Charles Michel, il presidente del Consiglio europeo che presiede il vertice dei Capi di Stato e di …

Da tempo l’UE è all’avanguardia nel sostenere, insieme, le priorità della crescita economica e della decarbonizzazione – e oggi promuove una green recovery attraverso uno sforzo straordinario per la ripresa (Next Generation EU) a supporto del Green Deal europeo, pilastro centrale dell’azione della Commissione. A riprova dell’ambizione climatica europea, durante la pandemia, gli Stati membri si sono impegnati a raggiungere l’obiettivo vincolante di una riduzione interna netta delle emissioni di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Anche il Regno Unito, ora al termine del cosiddetto “periodo di transizione”, ha fortemente promosso una ripresa sostenibile, proponendo un piano in dieci punti per una rivoluzione industriale verde. Anche se Bruxelles chiede a Londra maggiori garanzie per l’impegno climatico futuro, le attuali ambizioni a lungo termine della Gran Bretagna sono in linea con la visione dell’UE e pongono buone premesse per una solida collaborazione.

Il 2021, “anno delle presidenze” dell’Italia e del Regno Unito, sarà in questo senso un banco di prova fondamentale e i due Paesi stanno lavorando congiuntamente anche per evitare che la Brexit indebolisca la loro collaborazione. L’Italia ha iniziato a chiarire le proprie priorità e dovrà operare in un contesto particolarmente delicato per la ripresa dei Paesi G20. Il Regno Unito, d’altra parte, è impaziente di dimostrare il suo ruolo “globale” post-Brexit, ma lo sforzo di Londra darà i suoi frutti solo se riuscirà a coordinarsi in modo costruttivo con l’Italia (e l’UE). 

I Paesi del G20, responsabili dell’80% delle emissioni globali di CO2 hanno mobilitato 12mila miliardi di dollari per rilanciare le proprie economie: somme ingenti, che offrono l’opportunità di trasformare radicalmente i paradigmi di sviluppo economico vigenti. Se gli Stati Uniti di Joe Biden formalizzeranno l’impegno a raggiungere il cosiddetto “net-zero” entro la metà del secolo, le premesse per ripensare gli schemi della governance economica globale sarebbero certamente più incoraggianti di prima.

Ci sono però molte incertezze. Innanzitutto, tanti sono ancora restii a alzare l’ambizione sul clima (a partire da Brasile, Sudafrica, Messico, Russia, Australia, Indonesia). Molti governi – a causa della pandemia – sembrano anzi andare nella direzione opposta a quella di una transizione verso un’economia “pulita” attraverso pacchetti di stimolo che rischiano di proiettarli in un futuro ad alta intensità carbonica (la Cina e gli Stati Uniti si possono, per adesso, annoverare tra questi). I tavoli di G20, G7 e COP26 saranno perciò fondamentali a catalizzare più attenzione, e allo stesso tempo a disincentivare il supporto verso i settori sbagliati.

La saga della Brexit: tutto quello che è successo dal referendum ad oggi

Le tappe dell’addio del Regno Unito all’Ue dal referendum del 2016 ai negoziati ancora in corso, malgrado la scadenza del periodo di transizione sia ormai imminente.

Il 51,89% dei sudditi britannici il 23 giugno 2016 ha votato per uscire dall’Unione europea, contro …

Non sarà facile, anche perché il Regno Unito e l’Italia sono chiamati a operare in un sistema multilaterale che negli ultimi quattro anni ha subito negativamente il deterioramento delle relazioni tra Cina e Stati Uniti. L’amministrazione Biden avrà bisogno di tempo per diventare pienamente operativa e definire le proprie posizioni internazionali, e le ambizioni domestiche del neo-eletto presidente Usa potrebbero dover fare i conti con un Senato a maggioranza repubblicana. Sarà cruciale quindi per Regno Unito e Italia impegnarsi a dialogare costruttivamente anche con società civile e attori subnazionali, soprattutto in vista della COP26.

Torneranno sul tavolo molti nodi irrisolti e da tempo discussi – dai fronti lasciati aperti dalla precedente COP25 (gli aiuti per le perdite e i danni subiti dai paesi vulnerabili, la regolazione del mercato del carbonio) – passando per la cancellazione del debito per i paesi più poveri. In alcuni casi, dal G7 potranno essere definiti benchmark e riforme potenzialmente estendibili poi nel quadro al G20 (a partire da un impegno più consistente nello stop al finanziamento ai combustibili fossili, anche da parte delle banche multilaterali); altre volte, i temi saranno più trasversali ai vari summit.

Italia e Regno Unito, viste le condizioni difficili cui son chiamati a guidare i vari appuntamenti, dovranno cercare, insieme, di rincorrere delle priorità precise e realistiche per portare a casa il risultato, evitando di dare segnali frammentati e poco chiari che potrebbero avere anzi ripercussioni negative, non ultimo sull’impegno (necessario) del settore privato. Per porre le basi per una ripresa verde, insomma, si dovrà necessariamente parlare “con una sola voce” attraverso il G7, il G20 e la COP26. Il protagonismo su G7 e COP26 e la necessità di lavorare con l’Italia (e l’UE) sono occasioni per il Regno Unito per rilanciare l’impegno diplomatico con l’Unione in un momento difficile e per dimostrare che la collaborazione continuerà indipendentemente dalla Brexit.

Margherita Bianchi è ricercatrice del Programma Energia, Clima e Risorse dello IAI. 

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