Nessun rinvio delle elezioni parlamentari: il dossier Venezuela visto dall’Unione Europea

Il presidente venezuelano Nicolás Maduro in conferenza stampa. (EPA-EFE/Miraflores press HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES)

L’Unione Europea è impegnata da anni nella difficilissima ricerca di una soluzione democratica alla crisi venezuelana.  Dopo mesi di trattative e conversazioni per ottenere dal presidente Nicolás Maduro lo spostamento delle elezioni parlamentari fissate per il 6 dicembre prossimo, una delegazione del Servizio Europeo per l’Azione Esterna si è recata alla fine di settembre a Caracas nell’estremo tentativo di convincere il governo del Venezuela.

La comunicazione del 7 ottobre al Parlamento europeo di Josep Borrell, Alto Rappresentante dell’Unione per la politica estera e la sicurezza comune, prende atto del fallimento degli sforzi per ottenere quel rinvio delle elezioni che la UE aveva chiesto affinché fossero realizzate riforme al sistema elettorale che portassero l’opposizione a decidere di parteciparvi. “Se le elezioni si celebrano nelle condizioni attuali, avranno l’unico effetto di de-istituzionalizzare il regime e approfondirne l’isolamento internazionale”, ha dichiarato Borrell. “Ma questo non significa che non continueremo a cercare di far sì che si giunga a un accordo politico tra venezuelani”.

L’iniziativa dell’Unione Europea sul Venezuela ha uno dei suoi strumenti principali nel Gruppo Internazionale di Contatto, promosso agli inizi del 2019 dalla UE e cui partecipano paesi dell’Unione (Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia), il Regno Unito e paesi latinoamericani (Argentina, Costa Rica, Ecuador, Panama e Uruguay), oltre alla stessa Unione Europea. Nella sua riunione del 17 settembre scorso, il Gruppo di Contatto aveva preso in esame la situazione del Venezuela alla vigilia delle elezioni parlamentari giungendo alla conclusione che “non vi sono al momento le condizioni per un processo elettorale trasparente, inclusivo, libero e corretto”, cui si potrebbe arrivare solo attraverso una riforma del Consiglio nazionale elettorale che ne garantisca la piena indipendenza, la fine dell’ingerenza del Tribunale Supremo nel funzionamento interno e nella scelta dei dirigenti dei partiti politici di opposizione, la garanzia di un accesso paritetico ai mezzi d’informazione, l’aggiornamento dei registri elettorali con l’inclusione dei venezuelani all’estero, la riabilitazione dei leader politici di opposizione oggi in carcere o nell’esilio.

Al termine della riunione del Gruppo di Contatto, Borrell aveva confermato che le condizioni poste dall’Unione Europea per inviare una propria missione di osservazione elettorale, sollecitata dal presidente venezuelano Maduro, non erano sino a quel momento state soddisfatte, pur considerando vi fossero ancora margini per un accordo. Borrell aveva aggiunto che la Ue avrebbe continuato a dialogare con il governo e con i diversi schieramenti di un’opposizione piuttosto divisa, per cercare di favorire una transizione pacifica e democratica. Oltre a permettere di attuare le riforme del sistema elettorale richieste dall’opposizione e sostenute dalla Ue, il rinvio delle elezioni parlamentari avrebbe reso possibile l’invio di una missione europea di osservazione elettorale, la cui preparazione richiede sei mesi di tempo.

L’invito di Maduro rivolto all’Unione Europea e all’ONU per l’invio di osservatori elettorali era stato accolto come un segnale positivo dagli osservatori internazionali, dal momento che costituiva una novità rispetto alla tradizionale posizione del governo venezuelano contrario a forme di supervisione e controllo internazionale dei processi elettorali. La successiva concessione dell’indulto a un centinaio di detenuti politici da parte del regime venezuelano – fra i quali numerosi deputati di opposizione – era stata considerata positivamente da Borrell, Il quale aveva tuttavia segnalato la necessità di altri passi per arrivare a elezioni autenticamente democratiche.

EUnaltroPodcast #06 – Le relazioni tra Unione europea e America Latina

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SESTA PUNTATA. Parlare di America Latina significa parlare di un amplissimo ventaglio di realtà molto diverse tra loro, da un punto di vista politico, sociale e demografico. Ma qual è la situazione attuale dei suoi paesi? …

Il rinvio delle elezioni era già stato chiesto dall’opposizione venezuelana – in particolare dalle forze politiche che appoggiano la linea “possibilista” di Henrique Capriles, ex candidato presidenziale ed ex governatore dello Stato di Miranda – ed era stato subito respinto a reti unificate da Maduro: “Cascasse il mondo, noi andremo alle elezioni parlamentari (…) È impossibile sospendere le elezioni, se c’è una data che la Costituzione definisce in modo perentorio, determinato e determinante è quella del 5 gennaio 2021 per l’insediamento di una nuova Assemblea Nazionale”.

In questi mesi la “diplomazia comunitaria” ha avvicinato le posizioni della UE e del Gruppo di Contatto a quelle della componente dell’opposizione venezuelana che fa riferimento a Capriles e che fino all’ultimo non ha escluso la possibilità di  una propria partecipazione alle elezioni parlamentari. Ciò ha determinato un simmetrico allontanamento dalla rigidità di Juan Guaidó, condivisa da un’altra fetta dell’opposizione e dalla maggior parte dei paesi membri del Gruppo di Lima (vicini alle posizioni degli Stati Uniti), secondo cui l’unica via percorribile rispetto alle elezioni sarebbe quella del boicottaggio.  È da segnalare inoltre la presenza di due ali “estreme” nello schieramento di opposizione: un gruppo di piccoli partiti che nello scorso novembre ha firmato un accordo con il governo per riattivare l’Assemblea Nazionale dopo l’allontanamento dal paese di gran parte della maggioranza dei deputati antigovernativi, e l’ala oltranzista di María Cristina Machado, che vedrebbe di buon occhio un intervento diretto straniero e che ha rotto i rapporti con il resto dell’opposizione.

Una doccia fredda sulla prudente apertura di Borrell verso il processo elettorale venezuelano era venuta nei giorni precedenti l’intervento davanti alla plenaria del Parlamento europeo dalla pubblicazione del rapporto della Missione Internazionale Indipendente che per incarico delle Nazioni Unite ha svolto un’indagine volta sullo stato dei diritti umani in Venezuela. Dopo aver esaminato centinaia di casi, la Missione Internazionale Indipendente è giunta alla conclusione che organi del governo venezuelano e gruppi armati filo-governativi avrebbero commesso abusi che costituiscono crimini contro l’umanità.  Il documento conferma i precedenti rapporti dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e l’allarme lanciato più volte dall’Alta Commissaria per i Diritti Umani Michelle Bachelet. A sua volta, il governo di Caracas ha attaccato duramente la Missione Internazionale e il rapporto da essa prodotta, sottolineando che i membri della Missione non hanno mai visitato il Paese ma si sono limitati a realizzare interviste a distanza e a consultare documentazione non verificabile. La Missione Internazionale ha peraltro ricordato di aver più volte chiesto al governo venezuelano – prima della crisi determinata dalla pandemia Covid-19 – di poter visitare il paese, senza ricevere risposta né a questa richiesta né alla ripetuta ricerca di contatti.

Una tensione molto acuta tra la UE e il governo Maduro si visse il 29 giugno scorso, quando il presidente Maduro intimò all’ambasciatrice della Ue a Caracas Isabel Brilhante Pedrosa di abbandonare il paese entro 72 ore, come ritorsione per la decisione del Consiglio europeo di estendere le sanzioni individuali (congelamento dei beni, divieto di viaggio in Europa) a 11 funzionari del regime venezuelano per aver contribuito a smantellare il sistema istituzionale democratico, portando così a 36 il numero dei funzionari colpiti. Prima dello scadere dell’ultimatum la crisi tuttavia fu superata e l’espulsione venne ritirata, con un comunicato firmato dal governo del Venezuela e dal Servizio di Azione Esterna della UE in cui le due parti confermavano la volontà di “mantenere il quadro delle relazioni diplomatiche, soprattutto in un momento in cui la cooperazione fra le due parti può facilitare la strada del dialogo politico”. Borrell aveva reagito duramente alla misura del governo venezuelano contro la diplomatica, sottolineando l’isolamento internazionale che ciò avrebbe provocato per il Venezuela e preannunciando l’adozione di misure secondo una logica di reciprocità.

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“Chi sono loro per …

Lo sforzo dell’Unione europea per favorire il dialogo fra tutte le parti in causa puntando alla realizzazione di elezioni pienamente democratiche è stato visto da alcuni commentatori come una sorta di legittimazione del regime di Caracas: Borrell ha tuttavia chiarito con nettezza il punto di vista europeo, mettendo sullo stesso piano di illegittimità democratica il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko e il venezuelano Maduro. La distanza con la posizione degli Stati Uniti d’America resta notevole, come ha sottolineato il 24 settembre scorso la statunitense Carrie Filipetti, sottosegretaria per l’emisfero occidentale del Dipartimento di Stato, la quale ha condizionato la possibilità di elezioni democratiche in Venezuela alle dimissioni previe di Maduro con il quale non vi sarebbe alcuno spazio di negoziato.

Alla base dell’attuale posizione della UE vi è l’esperienza delle elezioni presidenziali del 2018, che videro la rielezione di Maduro come presidente. La Ue considerò non democratiche le modalità di svolgimento del voto, contrariamente all’elezione dell’Assemblea Nazionale insediatasi nel gennaio 2016 (nella quale l’opposizione anti-Maduro aveva conquistato la maggioranza dei seggi). Ne seguì il riconoscimento della nomina del presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidó come presidente ad interim del paese, nel gennaio 2019, con l’incarico di promuovere un processo per arrivare al più presto a nuove elezioni. Ricordiamo che fra i paesi della UE solo l’Italia  e Cipro si opposero al riconoscimento. Il secondo governo Conte non ha formalmente modificato tale posizione ma comunque sostiene pienamente l’azione di Borrell, come ribadito il 24 settembre da Marina Sereni, viceministra degli Esteri e della Cooperazione Internazionale.

È da ricordare che l’elezione della nuova Assemblea Nazionale segnerà anche l’esaurirsi della “presidenza ad interim” di Juan Guaidó, designato secondo Costituzione dall’Assemblea attualmente in carica per portare il Paese a nuove elezioni presidenziali, una volta dichiarata la legittimità del presidente Maduro. Guaidó è riconosciuto come presidente ad interim del Venezuela da circa 60 paesi e dall’Unione Europea. L’Organizzazione degli Stati Americani ha ammesso a maggioranza l’inviato di Guaidó come rappresentante del Venezuela. La designazione di una nuova Assemblea nazionale attraverso elezioni non riconosciute dalla comunità internazionale, priverebbe inoltre il Venezuela dell’unica istituzione statale considerata legittima a livello globale.

Il Consiglio europeo ha adottato nel tempo alcune misure contro il regime di Caracas, disegnate in modo da non avere impatto negativo sulle condizioni già gravi in cui vive la popolazione venezuelana. Si tratta in particolare di embargo sulla vendita di armi e altre attrezzature per la repressione interna, del divieto di viaggiare in Europa per 36 funzionari governativi ritenuti responsabili di violazioni dei diritti umani, del congelamento dei beni da questi posseduti in paesi della UE.

L’evoluzione della crisi venezuelana dipenderà molto anche dalle elezioni presidenziali statunitensi del prossimo 3 novembre: benché non vi siano differenze nel giudizio di repubblicani e democratici sul regime venezuelano, è possibile che un’eventuale presidenza Biden orienti gli Stati Uniti verso un approccio multilaterale alla crisi senza escludere il coordinamento con altri soggetti della comunità internazionale (in primo luogo la Ue), abbandonando la strada del rigido unilateralismo seguito da Trump.

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“Il Covid-19 ci riguarda tutti. Finché il Covid-19 esiste da qualche parte nel mondo, nessuno è al sicuro” : è sulla base di questa affermazione che l’Unione europea e gli  Stati membri, riuniti per l’occasione sotto il nome di Team …

Pur in un contesto di relazioni tutt’altro che armoniose, l’Unione Europea ha mantenuto una linea di attenzione alla gravissima crisi economica, sociale e umanitaria del Venezuela, guardando sia all’impatto sulla popolazione che vive nel paese sudamericano sia ai milioni di venezuelani emigrati in questi anni in altri paesi della regione e del mondo intero.

Dal 2018 a oggi l’Unione europea ha sviluppato numerose iniziative di sostegno umanitario e di emergenza per la popolazione venezuelana. Gli aiuti – soprattutto forniture per l’accesso ad acqua potabile, sistemi fognari, preparazione alle emergenze, sostegno alimentare e nutrizionale – si concentrano sulle fasce più vulnerabili della popolazione: bambini, donne in maternità, anziani, gruppi indigeni. Si è trattato di un impegno complessivo di 154 milioni di euro. È da ricordare infine il sostegno alla lotta contro la pandemia, che ha colto il sistema sanitario venezuelano in condizioni drammatiche: nello scorso mese di agosto  l’Unione Europea ha attivato un ponte aereo che con due voli speciali ha portato in Venezuela 82,5 tonnellate di medicinali e materiali sanitari destinati a organizzazioni umanitarie operanti sul campo. L’operazione è stata coordinata con il governo di Caracas. La UE ha sostenuto il costo dei voli mentre i materiali sono stati forniti da una rete di ong europee.

Dario Conato è responsabile dell’area America Latina del CeSPI.

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