Londra distratta dai sogni dell’impero perduto: la Global Britain e la sicurezza europea post-Brexit

Un soldato e un agente di polizia nei pressi della sede del Parlamento britannico. (EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA)

Fra gli slogan più ricorrenti durante la campagna referendaria per la Brexit c’era la “Global Britain”: un manifesto che vorrebbe rendere Londra “più rivolta verso l’esterno e impegnata con il resto del mondo” extra-Unione Europea,  a partire dal rinnovamento degli storici legami con il Commonwealth. Ma che implicazioni ha questo per la sicurezza europea?

A giugno di quattro anni fa il Regno Unito andava al voto per decidere se lasciare l’Unione Europea. Lo faceva in un contesto certamente più roseo di quello attuale: relazioni transatlantiche piuttosto solide sotto la presidenza Obama, “era d’oro” nei rapporti anglo-cinesi e crescita economica piuttosto stabile. È in questo contesto che ha preso vita lo slogan “Global Britain” (Gran Bretagna globale), una delle réclame della Brexit più dibattuti. Per i suoi sostenitori, la Global Britain consiste nel rendere il Paese “più rivolto verso l’esterno e più impegnato con il resto del mondo”, al di fuori degli schemi restrittivi dell’UE. Al centro delle aspirazioni della Global Britain vi è il rinnovamento dei legami storici con il Commonwealth e con l’anglosfera affinché questi tornino a guardare a Londra come una “potenza del bene”.  Insomma, un ideale retorico con un sottofondo di nostalgia imperiale e con espliciti richiami a un’epoca in cui l’Inghilterra era egemone mondiale e padrona del proprio destino.

Il mondo di oggi è però un luogo molto più inospitale rispetto a quello in cui veniva coniato questo slogan. Secondo diversi analisti è in corso una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Cina; Donald Trump rende un partner storico come gli USA meno affidabile e soprattutto il presidente USA sembra non riconoscere il Great Power Status a cui Londra ambisce – basti ricordare la sua uscita “Ah, ma quindi siete una potenza nucleare?”, rivelata nel libro di memorie del suo ex consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton.

Nel frattempo, l’Unione Europea si trova a dover necessariamente guardare verso sud, dal momento che una serie di complicati conflitti interconnessi ha portato alla creazione di un nuovo fronte geopolitico nel Mediterraneo orientale, suscitando una forte preoccupazione negli europei. Come se non bastasse, è in corso una pandemia mondiale che sta velocemente contribuendo all’erosione del multilateralismo e della globalizzazione. Con le imprese che riducono e rimpatriano le catene di approvvigionamento, la geografia è tornata centrale nelle relazioni internazionali così come sono tornate in auge le sfere d’influenza e la politica dei blocchi.

In questo contesto così ostile in cui la globalizzazione cede il passo alla regionalizzazione e in cui sfide di sicurezza sempre più complesse richiedono cooperazione tra paesi affini, è allarmante che la Gran Bretagna non si sia preoccupata di discutere in maniera sistematica il nuovo tipo di relazione con l’UE in materia di sicurezza e difesa. Infatti, sebbene la Dichiarazione politica del 2019 abbia affrontato la questione, gli obiettivi recentemente dichiarati dal governo britannico riguardo alle future relazioni UE-Regno Unito suggeriscono che un rapporto istituzionalizzato con l’UE sulla sicurezza e la difesa non è in discussione, almeno non a breve termine.

Questa reticenza da parte di Whitehall ha causato una profonda delusione tra gli alleati dell’UE. Michel Barnier, responsabile dei negoziati Brexit per l’Unione Europea, ha detto: “Permettetemi di ricordarvi che, dall’inizio di questi negoziati, il Regno Unito si è rifiutato di parlare della nostra cooperazione in materia di politica estera, sviluppo e difesa. A dire la verità – come ex ministro degli Affari Esteri del mio Paese – ancora non capisco proprio perché”. Allo stesso modo, João Vale de Almeida, primo ambasciatore dell’UE nel Regno Unito, ha recentemente affermato di essere molto “perplesso” dalla totale mancanza di interesse del governo britannico in un dialogo più sistematico in materia di sicurezza e difesa.

Ma a cosa va incontro la Global Britain nel caso di un mancato accordo in quest’ambito? Nathalie Loiseau, ex ministro per gli Affari Europei di Emmanuel Macron, e ora presidente della sottocommissione per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo, ha riferito al The Guardian che, in mancanza di una relazione più istituzionalizzata, la cooperazione di politica estera UE-Regno Unito diminuirà in settori chiave, tra cui alcuni scambi di intelligence, operazioni militari e il sistema satellitare Galileo. Le relazioni bilaterali che il regno Unito potrebbe instaurare con i vari servizi di sicurezza degli Stati Membri non sarebbero sufficienti alla Gran Bretagna per valutare in maniera olistica i rischi terroristici e le minacce provenienti da Stati terzi. Allo stesso modo, l’assenza di un accordo taglierebbe fuori l’Inghilterra dall’accesso al segnale criptato del satellite Galileo, che può essere utilizzato per guidare i missili e condividere informazioni durante le emergenze nazionali.

La Gran Bretagna è all’ottavo posto nel mondo per la forza del suo esercito secondo il Global Firepower Index 2020, è uno stato nucleare, spende il 2% del suo PIL nella Difesa e ha un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu. La sicurezza, oggi più che mai, non dipende unicamente dalla forza militare ma anche dal riuscire ad allinearsi con stati affini. E la Gran Bretagna può avere un’influenza globale solo se lavora in modo efficace e a stretto contatto con partner che la pensano allo stesso modo e condividono minacce simili. Nel complesso, la narrativa della Global Britain manca di una definizione chiara e non risolve una questione fondamentale: se l’UE faccia parte degli alleati migliori di cui il Paese ha bisogno.

La chiave di lettura è nello slogan Global Britain e nella mentalità delle élite politiche che lo hanno forgiato. L’identità dei Brexiteers è impregnata dal desiderio di voler rendere il paese indipendente dai diktat di Bruxelles e, affinché il progetto della Global Britain abbia successo, l’abbandono dell’UE è un imperativo storico. Il costante riferimento al passato riflette, tuttavia, il fatto che le élite politiche inglesi facciano molta fatica a forgiare narrative moderne significative e comprensive sull’identità britannica. Nonostante al tempo le ambizioni della Global Britain siano state legittime, oggi come oggi sarebbe un evidente fallimento della politica e della diplomazia qualora il rapporto nel campo della sicurezza tra l’Unione Europea e il Regno Unito venisse minato dai sogni della gloria di un Impero 2.0.

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