La strana parabola dei Verdi tedeschi verso le elezioni federali

Preparativi per il congresso dei Verdi tedeschi di giugno. EPA-EFE/STEFFI LOOS / POOL

Dopo il trionfo alle europee del 2019, i Verdi tedeschi si sono accreditati come una forza centrale in vista delle elezioni federali di settembre. Intanto il partito ha optato per una linea politica dai rinnovati toni moderati e pragmatici, lontani dall’idealismo e dai posizionamenti radicali di un tempo.

I risultati delle elezioni europee 2019 hanno rappresentato un punto di svolta interessante, non solo per la frenata del fronte sovranista in diversi Stati Membri dell’UE, ma anche per una novità riscontrata nel panorama politico tedesco. Il risultato dei “Grünen”, i Verdi, con una percentuale di voti pari al 20,50%, ha senza dubbio posto le fondamenta per il rilancio e l’ascesa di questo partito.

Un partito, quello dei Verdi tedeschi, va ricordato, tutt’altro che nuovo nelle vicende politiche d’Oltralpe. Presente fin dagli anni ’70 a sostegno dei primi movimenti ambientalisti e pacifisti, elesse il suo primo deputato nel 1983, fino a esprimere diversi anni dopo nel governo del socialdemocratico Schröder quello che viene annoverato come uno dei più carismatici ministri degli Esteri tedeschi della storia recente, Joschka Fischer. Tuttavia, i recenti esiti alle elezioni regionali in Germania, unitamente ad alcuni avvicendamenti interni al partito, parrebbero smorzare a prima vista gli entusiasmi intorno a una crescita apparentemente inarrestabile, proprio a pochi mesi dalle elezioni politiche di autunno.

Le Capitali – Come una Germania guidata dai Verdi potrebbe scuotere l'Europa

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Da un lato, infatti, l’appuntamento elettorale del parlamento di Amburgo nel 2020 ha dato sicuramente seguito alla spinta dei Grünen (circa il 12% in più rispetto alle elezioni 2017), confermando la fragilità del duo Cdu/Csu e Spd. Un risultato analogo è stato quello del 14 marzo 2021 in Baden-Württemberg, con la riconferma della coalizione Verdi/cristiano-democratici e di Winfried Kretschmann a capo del Land. Più moderata è stata invece la crescita dei Grünen nei risultati delle elezioni in Rheinland-Pfalz, che ha visto un aumento di appena 4% dei consensi rispetto al 2016, con la riconferma del governo di coalizione uscente tra socialdemocratici e i liberali.

Una situazione analoga si è verificata in Sassonia-Anhalt nelle elezioni del 6 giugno 2021 con la larga vittoria della Cdu, la conferma del primo ministro Reiner Haseloff e un aumento dei Verdi di appena lo 0,7% rispetto alle elezioni del 2016. Risultato in parte comprensibile alla luce della cultura politica del Land ex-Ddr, con un elettorato in generale meno sensibile alle tematiche ambientali ed ecologiste rispetto all’Ovest.

La corsa dei Verdi in Germania, a cui molti accreditavano perfino il nome del prossimo cancelliere, appare dunque oggi più incerta rispetto alle aspettative sorte all’indomani delle elezioni europee del 2019. Il partito ha optato per una linea politica dai rinnovati toni moderati e pragmatici, lontani quindi dall’idealismo e dai posizionamenti radicali di un tempo, guidato dai presidenti Robert Habeck e Annalena Baerbock.

Nel quadro di tale cambiamento di rotta, i Verdi sembrano oggi faticare a trovare una vera coesione interna, come dimostrano le numerose fratture emerse in occasione del congresso del partito a giugno di quest’anno. Tali spaccature si sono tradotte in numerosi emendamenti al programma elettorale, denominato “Germania, tutto è possibile”, in particolare in merito alle misure di contrasto al cambiamento climatico.

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La presidente Baerbock, eletta ufficialmente come candidata alla cancelleria, deve inoltre far fronte a una pressione mediatica causata da diversi scandali, tra cui il pagamento di imposte relative a donazioni e assegni mensili ricevuti dalla fondazione Heinrich Böll  tra il 2009 e il 2012 per un dottorato mai portato a termine, l’accusa di plagio da parte dell’austriaco Stefan Weber in riferimento a un suo libro, la dichiarazione tardiva al Bundestag dei pagamenti relativi al suo partito e alcune affermazioni poco attendibili sul suo curriculum.

Non si tratta certamente di casi comprovati di corruzione, ma sufficienti per minare la credibilità della sua leadership nell’opinione pubblica e portare il partito a una perdita di voti significativa, con la Cdu oggi avanti di circa 10 punti percentuali.

Sulla base dei sondaggi più recenti riguardo l’intenzione di voto in Germania, i Grünen si attestano quindi in una posizione di vantaggio rispetto ai socialdemocratici, ma sempre più lontani dal partito di governo Cdu-Csu, che nonostante la difficile gestione della pandemia e il momento di transizione interna, è riuscito a trovare una nuova spinta nei consensi.

Questo scenario pare così mettere in discussione l’ipotesi fino a pochi mesi fa data per assodata di una prossima alleanza dei Verdi con la Cdu-Csu per il nuovo governo di Germania, che dovrà fare i conti sia con il complesso dialogo interno tra Verdi e la Csu, sia con un nuovo riassetto dei consensi, che potrebbe aprire la strada a papabili alternative.

Matteo Scotto è consigliere scientifico di Villa Vigoni, Centro italo-tedesco per il dialogo europeo.

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