India-Ue: dopo il “leaders’ meeting” si apre un’era di azioni comuni

Presidenza del Consiglio dell'Unione europea

Mentre da una parte invita gli Stati membri a limitare gli spostamenti non essenziali dall’India per frenare la diffusione delle varianti, la Commissione sta, dall’altra, raccogliendo i frutti del “leaders’ meeting” fra il premier Narendra Modi e i vertici dell’Ue e degli Stati membri di qualche giorno fa a Porto. Ecco in cosa consiste il rilancio delle relazioni.

L’8 maggio 2021 il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, e tutti i 27 leader degli Stati membri hanno incontrato virtualmente il primo ministro indiano Narendra Modi in un formato insolito: un “leaders’ meeting”.

A differenza del “summit”, questa volta Modi è stato invitato ad incontrare non solo i vertici dell’Unione europea, ma anche quelli di tutti i suoi Stati membri, in un formato inusuale, e di più alto significato diplomatico, a riprova dell’importanza data dalla presidenza portoghese del Consiglio Ue (il cui semestre termina tra poco più di un mese) alle relazioni dell’Unione con l’India.

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Il risultato sicuramente più atteso è quello della riapertura dei negoziati di libero scambio commerciale (FTA), aperti nel 2007 e poi sospesi nel 2013. Questa riapertura porta una ventata di ottimismo, specialmente per tutti coloro che leggono i rapporti con l’India in chiave prevalentemente commerciale. L’India spera infatti di riuscire ad attrarre i capitali europei in cerca di un’alternativa a quella cinese per differenziare la propria catena di distribuzione.

Resta però che il maggiore impatto di questa decisione è ad oggi quello politico. Non solo per i rapporti bilaterali, in quanto portatore di fiducia, ma anche per il contesto regionale. L’Ue sta infatti intrecciando relazioni commerciali con un numero crescente di paesi asiatici. Nell’ultimo triennio la Ue ha concluso un FTA con Giappone, Vietnam e Singapore, mentre  l’ accordo sugli investimenti con la Cina è in fase di approvazione – anche se al momento sospesa -.  I negoziati per l’accordo commerciale tra la Ue e l’India si protrarranno presumibilmente per diversi mesi, coinvolgendo diversi livelli di approvazione, e posticipando quindi l’implementazione – e i benefici che ne deriveranno – a tra diversi mesi, o più verosimilmente anni.

Di impatto più immediato è invece l’adozione di una partnership di connettività. Questa infatti inaugura una nuova era di politica estera, basata sulla collaborazione tra il settore pubblico e privato, dove gli incentivi di un ritorno economico stimolano il privato ad implementare gli obiettivi contenuti nella partnership. Il testo contiene infatti molti esempi concreti e aree di intervento prioritarie, come ad esempio la creazione di una fattoria del vento. Le aree di intervento includono investimenti nella connettività digitale e a quella energetica, nei trasporti e nella mobilità delle persone (incluso ricerca ed istruzione).

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Stimolata dall’uso della connettività come strumento di politica estera dell’iniziativa cinese della Nuova Via della Seta, l’Ue ne sta infatti comprendendo sempre di più il potenziale di questo strumento di politica estera. L’Unione europea ha il concetto della connettività nel proprio Dna, ma lo ha utilizzato finora perlopiù all’interno dei propri confini. A seguito della Strategia per la Connettività in Asia – fatta nel 2018 per proporre un modello di connettività basata sulla sostenibilità – la Ue ha concluso una partnership di Connettività con il Giappone nel 2019. Questo secondo accordo con l’India sviluppa ed espande infatti elementi già contenuti nell’accordo con il Giappone, creando un framework per azioni future non solo con l’India, ma anche con paesi terzi. Importante è infatti il contesto regionale dell’Indo-Pacifico, a cui l’Ue guarda con interesse – e di cui sta stilando una strategia sulla base delle raccomandazioni delle Conclusioni del Consiglio e che sarà presentata a settembre.

La partnership di Connettività con l’India non sostituirà le azioni già esistenti, ma le coordinerà, portando coerenza tra le varie azioni della Ue e quelle portate avanti bilateralmente dai propri Stati membri, e aprendo la porta ad azioni coordinate con Paesi terzi.

Anche il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha recentemente annunciato l’intenzione di investire nella connettività digitale, confermando che il mondo guarda alla connettività con attenzione. In particolare altri Paesi asiatici guardano all’ Ue come alternativa alla via della Seta cinese.

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Avvenuto nel contesto di una devastante ondata di Covid-19 che sta mettendo in ginocchio l’India, il meeting dell’8 maggio ha anche portato ad un avanzamento sostanziale nella cooperazione nel contrastare la pandemia. Anche sul fronte della cooperazione verso il contrasto al cambiamento climatico, sulla cooperazione in campo digitale e in quello multilaterale si sono registrati soddisfacenti progressi.

Si può quindi concludere che il “leaders’ meeting” dell’ 8 maggio tra l’Ue e l’India ha segnato la fine di un’era basata sui comuni accordi, per passare a quella delle azioni comuni.

Stefania Benaglia è Associate Researcher del CEPS di Bruxelles. 

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