Idee di collaborazione italo-tedesca per la formazione universitaria europea post-Brexit

Studenti stranieri all'Università di Dortmund, in Germania, sostengono gli esami nel rispetto delle misure di sicurezza (EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL)

L’imminente sostanziale innalzamento delle rette imposte agli studenti europei delle università britanniche è un grave autogol per la società del Regno Unito, ma apre un enorme potenziale di sviluppo per gli atenei continentali. A patto di fare le scelte giuste: accoglienza con rette competitive per i cervelli in fuga e sinergia europea per l’eccellenza, in opposizione al vecchio modello di autarchia della conoscenza messo in campo dall’attuale leadership britannica.

A seguito della Brexit, gli studenti provenienti da Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo (EEA, European Economic Area) e Svizzera che intenderanno svolgere i loro studi universitari nel Regno Unito a partire da settembre 2021 non avranno più uno statuto equiparabile a quello dei loro pari britannici e si troveranno perciò a pagare una retta fino a tre o quattro volte più alta rispetto a quella attuale, fino a un massimo di £38.000 (€41.945) annui per i corsi di studio e gli atenei più prestigiosi. Come riconosciuto da Nick Hillman, direttore dell’Higher Education Policy Institute, è più che probabile che questa svolta riduca notevolmente, potenzialmente dimezzandolo, il numero di studenti stranieri nelle università del Regno Unito. Una scelta piena di conseguenze, quindi, per la leadership che sta guidando il difficile passaggio della società britannica fuori dall’Europa.

Gran Bretagna, dal 2021 tasse universitarie più alte per gli studenti europei

Gli studenti dell’Unione Europea che il prossimo anno inizieranno l’università in Inghilterra dovranno pagare tasse più alte in previsione della Brexit. È quanto detto ufficialmente dal governo martedì (23 giugno).

“A seguito della nostra decisione di lasciare l’UE, i Paesi UE, …

Ci sono buone possibilità che questa svolta si riveli un autogol clamoroso per il Regno Unito, che con la Brexit ha già privato le grandi università dei fondi europei per la ricerca, di cui proprio le università britanniche erano le prime a fruire grazie a una oliata macchina organizzativa e alla capacità consolidata di definire progetti pienamente coerenti, per contenuto e forma, con le aspettative della Commissione. Il prezzo più alto rischia di essere un taglio radicale del capitale umano delle università: ragazzi motivati, preparati a sudare per guadagnarsi una formazione di alto livello, e fra i quali si trovano i cervelli che offriranno alla società soluzioni spendibili in tutti i settori chiave dell’economia nonché nella risoluzione di crisi e sfide capitali come l’energia, la salute, il clima. Insomma, dopo la perdita inevitabile dei finanziamenti top-down, il Regno Unito si auto-priva del potenziale bottom-up offerto dalla tradizionale capacità delle università britanniche di attirare intelligenza a livello europeo.

Quando uno dei favoriti in una competizione globale di massimo livello si autoesclude dalla gara, gli altri devono correre più veloci. In altre parole, non dobbiamo limitarci a raccogliere le briciole del brain-drain britannico dei prossimi anni: dobbiamo incentivarlo e indirizzarlo facendo una offerta esplicita alle ragazze e ai ragazzi che non potranno più permettersi di studiare nel Regno Unito. Occorre un invito chiaro ed efficace, e occorre farlo rapidamente.

Ecco una prima proposta, che punta a contrastare la politica britannica di aumento del costo dell’alta formazione per i giovani europei offrendo un’accoglienza di alto livello e fortemente competitiva: agli studenti europei e britannici che lasciano una università britannica nei tre anni successivi all’aumento delle rette britanniche si dovrebbe proporre una iscrizione a rette agevolate nelle nostre università di eccellenza fino a compimento del ciclo di studi in corso (laurea triennale, specialistica, altro master o dottorato).

Ma la strategia dell’agevolazione economica non è l’unica pista da percorrere per valorizzare e attirare il capitale umano dei giovani in partenza dal Regno Unito. La seconda carta, da giocare insieme alla prima, consiste nel ribaltare il principio stesso dell’isolazionismo britannico: all’esclusività dell’accesso a una singola istituzione, sia pure blasonata, abbiamo la possibilità di contrapporre il valore aggiunto del dinamismo e della varietà offerti dalla sinergia fra centri di eccellenza europei. Di qui l’idea di puntare su una rete di università di primo livello fra Italia e Germania, che coinvolga istituzioni accademiche e policy-makers in un quadro di eccellenza europea. La collaborazione potrebbe seguire una strategia a due livelli. In primo luogo, si tratta di valorizzare le collaborazioni esistenti per offrire ai cervelli in fuga accesso agevolato a programmi di studio internazionali a tutti i livelli, che promuovano una formazione integrata fra atenei consorziati nei due paesi (e potenzialmente anche in paesi terzi) attraverso lingue, metodologie e contesti differenti e perciò capaci di offrire un bagaglio di conoscenze e una rete sociale veramente competitivi nel mercato del lavoro contemporaneo. In secondo luogo, occorrerà potenziare e ampliare questo genere di offerta internazionale sfruttando sia i canali di promozione delle partnership accademiche italo-tedesche, sia attraverso uno sfruttamento sistematico delle opportunità messe a disposizione da meccanismi di progettazione europea, come il filone Erasmus+ Key Action 2, Horizon2020 e i canali integrati nella European Education Area per il 2025.

Una rapida sinergia fra università di eccellenza e policy-makers è auspicabile e necessaria per rispondere a questa non troppo inattesa involuzione del posizionamento britannico sul mercato internazionale dell’educazione superiore.

In palio c’è una posta altissima che possiamo provare a sintetizzare nei seguenti punti:

1. Attirare studenti stranieri (o italiani interessati a rientrare per portare avanti i loro studi) significa aumentare significativamente la visibilità e il prestigio dei nostri atenei di eccellenza

2. L’apertura a un mercato globale competitivo può diventare un vettore cruciale di dinamizzazione del sistema universitario in ogni singolo paese, a partire dalla didattica, attraverso una programmazione dei corsi più interdisciplinare e innovativa e con un aumento degli insegnamenti multilingui

3. Il vantaggio strategico più importante è quello di medio e lungo termine e consiste nella reale chance si stabilire un legame di collaborazione duratura con le ragazze e i ragazzi che potranno continuare la loro formazione nelle istituzioni che li hanno accolti e/o introdurre questi atenei in progetti internazionali di alto livello.

Questo vuol dire moltiplicare finanziamenti, scoperte e brevetti, con una ricaduta sociale di primaria importanza per tutto un Paese. Un errore così clamoroso da parte di un super competitor non capita spesso. Non cogliere questa occasione sarebbe per noi uno sbaglio altrettanto grave.

Stefano Caneva è ricercatore all’Università degli Studi di Padova. 

Europea è un'iniziativa di:

IAI CSSF CESPI ECFR CSSF movimentoeuropeo OCBT VillaVigoni