Farm to Fork: pronti per una food policy europea?

Una coltivazione di pere in Ungheria. [EPA-EFE/GYORGY VARGA HUNGARY OUT]

Dopo una serie di annunci e rinvii, alla fine di maggio la Commissione europea ha finalmente pubblicato la Strategia Farm to Fork, un piano della durata di dieci anni che si pone come obiettivo quello di trasformare radicalmente i sistemi alimentari europei in un’ottica di sostenibilità economica, ambientale e sociale.

La comunicazione della Commissione – che si unisce alla Strategia sulla Biodiversità – pone una serie di obiettivi molto ambiziosi che dovranno essere tradotti in una proposta legislativa della Commissione entro il 2023, che sarà poi negoziata e approvata anche dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione. Tra gli obiettivi individuati dalla Farm to Fork vi è per esempio il dimezzamento dell’uso dei pesticidi, la riduzione di un quinto dei fertilizzanti, la conversione di un quarto dei terreni agricoli alla coltivazione con tecniche biologiche e la riduzione drastica di sprechi e perdite alimentari su tutta la filiera in linea con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Per realizzare questi obiettivi sarà necessario intervenire a tutti i livelli di governance, dal piano centrale alle città, che si stanno imponendo come attori centrali nella governance alimentare europea e mondiale.

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La Farm to Fork rappresenta uno sforzo senza precedenti da parte dell’Unione di lanciare una vera e propria politica alimentare integrata, in linea con gli obiettivi ambiziosi posti dallo European Green Deal. La recente crisi sanitaria legata al COVID-19 ha svelato le fragilità e i paradossi dei sistemi alimentari europei e rende questa transizione ancora più urgente. Trasformare i sistemi alimentari europei verso modelli sostenibili dovrà quindi accelerare un processo che ha già dato importanti risultati, dal momento che le emissioni legate all’agricoltura nell’Ue sono calate del 20% rispetto al 1990. Si tratta quindi di una svolta epocale, che richiederà un livello di coordinamento immane, non solo tra le numerose Direzioni Generali della Commissione europea coinvolte, ma anche con tutti gli stakeholders della filiera agro-alimentare. La Farm to Fork costituisce quindi il primo vero tentativo di stabilire una politica alimentare comune che guardi al cibo a 360° dalla produzione alla trasformazione, dalla logistica alla distribuzione, dal consumo allo smaltimento.

La Farm to Fork è destinata a produrre degli impatti notevoli non solo a livello interno ma anche esterno, riducendo le esternalità negative che i sistemi e le politiche alimentari e commerciali europee hanno causato in questi anni sui paesi terzi. L’Ue è il primo importatore ed esportatore di prodotti agro-alimentari a livello mondiale, è il più grande mercato per i prodotti ittici e può giocare una ruolo chiave nel guidare la transizione verso sistemi alimentari più sostenibili, per esempio attraverso una nuova generazione di accordi commerciali. Pensiamo per esempio al fatto che, secondo uno studio, i Paesi membri dell’Ue importano e consumano più di un terzo dei prodotti associati alla diretta deforestazione nei paesi di origine. Si pensi poi agli effetti che la riduzione del consumo di proteine di origine animale potrebbe avere non solo sulle nostre diete, ma anche nei rapporti con quei paesi dell’America del Nord o dell’America Latina) da cui proviene una buona dose di queste materie prime, con costi ingenti per la salute delle persone, del pianeta e degli animali. Per fare questo, sarà fondamentale ristrutturare le filiere alimentari, tenendo conto che i settori industriali legati alla produzione e consumo degli alimenti con proteine di origine animale rappresentano oggi una quota significativa degli occupati dell’industria agro-alimentare europea. Cambiare le nostre abitudini di consumo sarà quindi essenziale non solo per ridurre l’impronta ecologica, ma anche per contrastare i costi enormi prodotti sui sistemi sanitari. Nel 2017, quasi 1 milione di persone nell’Unione sono morte a causa di malattie non trasmissibili legate alla cattiva alimentazione, mentre la metà degli adulti in Europa soffre di sovrappeso.

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Data la complessità della filiera agro-alimentare europea, la Farm to Fork ha inevitabilmente suscitato reazioni diverse, anche se per ora sostanzialmente positive, da parte di diversi mondi. In molti hanno apprezzato l’ambizione della Strategia di generare un cambiamento radicale dei sistemi alimentari, che consenta di restituire valore al cibo e a chi lo produce, ponendo la sostenibilità delle tecniche produttive e la tutela dei diritti degli attori più deboli della filiera al centro di questo cambiamento. Il sistema agro-alimentare europeo non è infatti immune da diverse forme di sfruttamento e violazione dei diritti e la Farm to Fork, unita ad una serie di iniziative legislative recenti (come per esempio la direttiva sulle pratiche sleali nella filiera alimentare) riconosce l’importanza di tutelare i diritti di coloro che anche in questi mesi di pandemia hanno garantito il funzionamento delle filiere alimentari europee.

Il mondo della ricerca ha poi salutato con entusiasmo l’approccio olistico della Strategia e l’ambizione di stabilire a livello internazionale standard condivisi, assieme ad indicatori che ne supportino il monitoraggio, sfruttando il potenziale offerto dalle nuove tecnologie. Superare le dicotomie e l’approccio settoriale dei decenni precedenti, sarà cruciale non solo per evitare dicotomie, duplicazioni o incompatibilità ma anche aiutare a ripensare alcune politiche chiave come la Politica agricola comune (Pac) che pur assorbendo quasi il 40% del bilancio europeo hanno prodotto una serie di criticità e svantaggi per i piccoli produttori europei, senza consentire ai consumatori di avere i giusti strumenti per compiere delle scelte alimentari veramente consapevoli. Pensiamo solo al fatto che la Pac ha portato il 3% delle aziende agricole a gestire più della metà dei terreni in UE e che il 20% delle aziende riceve circa l’80% dei pagamenti diretti della Pac. Ad esempio sarebbe importante introdurre nuovi strumenti di condizionalità ambientale e sociale nei pagamenti diretti, per premiare quei produttori che investono davvero nella transizione giusta e sostenibile dei sistemi alimentari europei. In questo senso, sarà importante quindi che la revisione della Pac avvenga in modo coerente agli obiettivi espressi nella F2F e nell’European Green Deal.

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La Farm to Fork rappresenta un punto di partenza fondamentale per avviare questa transizione e accompagnare tutti gli attori della filiera verso modelli di produzione e di consumo più responsabili. Non sarà facile sostenere questo cambiamento radicale che richiede uno sforzo di coordinamento enorme tra i legislatori, i produttori, i distributori e i consumatori, oltre che una forte volontà politica. Diversificare i sistemi di produzione, proteggere gli attori più deboli della filiera (lavoratori – spesso irregolari – e piccoli produttori), garantire margini di profitto alle imprese e fornire ai consumatori degli strumenti efficaci per compiere delle scelte etiche e sostenibili è possibile. Infine, dato che la Strategia non è vincolante, sarà importante monitorare non solo che i testi legislativi che saranno prodotti nei prossimi mesi mantengano alto il livello di ambizione, ma anche che gli Stati membri implementino questi cambiamenti nella maniera più efficace.

Ciò è fondamentale per tutelare lavoratori e produttori da pratiche sleali, accompagnare la transizione delle imprese piccole e medie, contrastare gli impatti della pandemia e tornare finalmente a restituire al cibo il valore che merita.

Daniele Fattibene è ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali.

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