Guardando ai risultati, è evidente che nel nostro paese non è arrivata se non in piccola parte quella crescita ecologista che ha riguardato i principali paesi europei, in qualche caso rovesciando equilibri tradizionali tra i partiti, soprattutto grazie al voto giovanile. L’Italia almeno per ora resta divergente rispetto a un cambiamento di fondo della politica europea, almeno con quella dimensione e con quelle caratteristiche. Le tematiche ambientali hanno semmai fatto parte in Italia, negli anni scorsi, di un armamentario confuso di motivazioni alla partecipazione politica, con un esito ben diverso da quello ecologista in senso europeo.
Come era stato previsto da molti le due più forti famiglie politiche si sono indebolite, ma rimane consistente il loro vantaggio rispetto alle altre anche per la loro presenza in tutti o quasi gli Stati membri. La maggioranza resterà con ogni probabilità una maggioranza nettamente a favore dell’integrazione europea, anche se più diversificata. Anche in questa dinamica il ruolo dell’Italia è tutto da vedere. L’indebolimento, più o meno relativo, della nostra presenza nei gruppi (popolare, socialista e democratico, liberaldemocratico e forse verde) che probabilmente saranno il perno del programma di lavoro a livello europeo è altrettanto probabile. Non dubitiamo che, come spesso accade per il nostro paese, alcune qualità individuali potranno compensare la forza dei numeri e delle alleanze parlamentari.
Ogni elezione, abbiamo scritto giorni fa, è una emozione che si rinnova. Ma come le emozioni più belle nella vita, la democrazia si alimenta di un percorso più lungo, che appassiona spesso i meno attenti al suo valore solo al momento del voto. Speriamo che il percorso della legislatura europea che si apre continui a alimentarsi della passione e delle tante forme di impegno civile e intellettuale delle quali, per fortuna, disponiamo.