Dalla privacy all’autonomia strategica: rischi e opportunità dell’euro digitale

EPA-EFE/RONALD WITTEK

La creazione di un euro digitale che andrebbe ad affiancare il contante potrebbe riconfigurare il sistema finanziario e avere effetti profondi sulla società. Dai rischi per la privacy alle opportunità per l’autonomia strategica, ecco i temi al centro di un dibattito che vede impegnata la BCE.

La Banca Centrale Europea (BCE) accelera sulla creazione di un euro digitale. Nei prossimi mesi il Consiglio direttivo della BCE dovrebbe decidere se avviare una fase di indagine, della durata di due anni, sull’introduzione di un euro digitale a cui seguirà la decisione se passare alla fase di attuazione. La prudenza di Francoforte è dettata dal fatto che l’emissione di una moneta virtuale della banca centrale non rappresenta soltanto la sostituzione di banconote fisiche in virtuali, ma potrebbe produrre una riconfigurazione del sistema finanziario con effetti profondi sulla società. Un tema su cui l’Istituto Affari Internazionali ha realizzato di recente uno studio.

In Europa, anche se più lentamente rispetto ad altre aree del mondo, si stanno rapidamente consolidando strumenti di pagamento cashless, cioè senza l’uso del contante. Oltre alle carte di debito e di credito, la digitalizzazione ha permesso lo sviluppo di soluzioni di pagamento mobile (come gli e-wallet) che permettono ai consumatori di accedere facilmente e rapidamente ad alternative al contante. Più recentemente si sono anche ampliate le iniziative di criptovalute e di progetti di valute digitali private (come Libra, rinominata Diem, il progetto di uno stablecoin promossa, tra gli altri, da Facebook). Queste ultime, in particolare, potrebbero avere le caratteristiche, grazie ai grandi effetti di rete di cui godono, per essere facilmente e prontamente adottate da molte persone.

Queste trasformazioni rientrano in un sistema sempre più elettronico in cui la creazione, conversazione e trasferimento della moneta avviene per via elettronica. In questo contesto di rapida digitalizzazione e di nuove abitudini dei consumatori si inserisce la discussione attuale sulle Central Bank Digital Currency (Cbdc). Se il contante, come unico mezzo di pagamento fornito dal settore pubblico, diminuisce sempre di più la sua importanza, il rischio è che le banche centrali perdano gradualmente centralità in un’economia sempre più cashless.

La Bce e la sfida dell'euro digitale

Parte oggi la consultazione pubblica di tre mesi da parte della Bce per valutare la creazione di un euro digitale. Una moneta virtuale, esattamente come il Bitcoin o Libra di Facebook (solo annunciata, per adesso, con un potenziale di 2,7 …

Non esiste una definizione unica e comprensiva di cosa sia una CBDC. Ma per i non addetti ai lavori, si potrebbe intendere come una valuta digitale emessa e regolata da una banca centrale e accessibile da tutti, le cui caratteristiche operative possono prendere forme molto diverse tra loro e il cui design potrebbe generare diversi rischi e benefici (token-based vs account-based; distribuita direttamente dalle banche centrali vs distribuita da intermediari finanziari). In questa fase preliminare di discussione non si ha ancora la certezza delle caratteristiche tecniche che potrebbe avere un eventuale euro digitale. È scontato però che un eventuale euro digitale andrà ad affiancare (e non sostituire) il contante.

Come sottolineato da una recentissima consultazione pubblica lanciata dalla BCE su un euro digitale, la privacy emerge come una delle preoccupazioni principali. Il contante – nella forma di banconote e di monete – ha la peculiare caratteristica del totale anonimato, si possono pagare beni e servizi senza far trapelare alcuna informazione sull’identità personale. Non è questo il caso quando si usano carte prepagate o app di pagamento mobile, ogni volta che si effettuano transazioni con questi strumenti, si lascia una traccia.

Un euro digitale potrebbe (e, soprattutto, dovrebbe) essere progettata per garantire un livello stabilito di privacy. Una moneta virtuale emessa dalle banche centrali non ha scopi commerciali per i dati dei consumatori al contrario dei fornitori privato di servizi di pagamento. Anzi, un più stretto controllo sullo storico delle transazioni potrebbe migliorare la capacità delle banche centrali di combattere il riciclaggio di denaro sporco e l’evasione fiscale. Allo stesso tempo, le banche centrali sarebbero in grado di acquisire e raccogliere informazioni in precedenza non disponibili, giungendo a un’inedita e più profonda identificazione degli utenti e della capacità dei flussi di pagamenti. Usate in modo improprio, si potrebbe favorire una concentrazione senza precedenti di informazioni nelle mani di un’istituzione pubblica. La BCE è consapevole della delicatezza di questo equilibrio tra privacy e rispetto delle norme anti-riciclaggio per cui sta esplorando diverse soluzioni tecniche per garantire in maniera ottimale questa esigenza.

Sempre dalla consultazione emerge anche la preoccupazione che un euro digitale possa spiazzare gli intermediari tradizionali, minando la stabilità finanziaria. Un esempio. Nel sistema attuale i consumatori depositano i propri risparmi presso intermediari finanziari che poi rinvestono questi fondi in prodotti finanziari e erogando prestiti. Se la BCE dovesse offrire la possibilità ai consumatori retail di aprire dei depositi in moneta virtuale presso la banca centrale stessa, gli intermediari finanziari subirebbero una contrazione drastica dei propri depositi con degli effetti drammatici sulla loro capacità di erogare prestiti a tassi d’interesse adeguati. Esistono diverse soluzioni tecniche per mitigare i rischi sistemici di disintermediazione e, allo stesso tempo, cogliere i benefici di un sistema di CBDC. Per ovviare questi rischi, la BCE ha specificato che un euro digitale dovrà avere le caratteristiche per essere uno strumento di pagamento competitivo ma non per diventare una riserva di valore.

Quale ruolo internazionale per l'euro

Al ruolo internazionale dell’euro la Banca centrale europea dedica sin dall’inizio una scrupolosa attenzione, ma è con la pandemia che il tema è entrato a pieno titolo nell’agenda politica Ue, all’interno del dibattito sull’autonomia strategica.

L’euro è una moneta giovane, in …

 

Come sottolineato da molte voci, un euro digitale ha anche una dimensione geo-strategica rilevante. Una versione digitale dell’euro potrebbe supportare il più ampio sforzo europeo per internazionalizzare la propria valuta, in linea con l’ambizione per una maggiore autonomia strategica europea. Poiché una larga maggioranza delle transazioni transnazionali avviene in dollari USA, se gli Stati Uniti – per una ragione qualsiasi – impediscono a un governo o a un ente privato di disporre di dollari per le transazioni, gli renderanno estremamente difficile la conduzione dei propri affari a livello internazionale.

Oggi, la maggior parte dei trasferimenti bancari a livello globale è facilitata dalla Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication (Swift) che ha spesso spalleggiato gli Stati Uniti nell’applicazione di sanzioni finanziarie secondarie, espandendone l’efficacia e conferendo loro una portata extraterritoriale. Con una CBDC, a condizione che un numero sufficiente di paesi accetti pagamenti internazionali in euro digitali, si potrebbe aggirare il sistema Swift, scavalcando il nodo intermedio e rendendosi meno vulnerabile alle sanzioni USA, per esempio.

Inoltre, tra le grandi potenze la Cina è indubbiamente la più vicina a lanciare una CBDC nazionale. In ambito tecnologico, è probabile che il “first mover” influenzi gli standard globali, ottenendo un vantaggio sui competitor del resto del mondo. Questa è la ragione per cui gli esperimenti condotti dalla Cina per un renminbi digitale rappresentano una fonte di crescente preoccupazione per gli Stati Uniti e l’Unione Europea. La Cina potrebbe fornire ad altri paesi un modello da seguire nonché la tecnologia sottostante un sistema CBDC.

Spinta dalle trasformazioni digitali e dal contesto internazionale, nonostante le giuste precauzioni, l’eurozona non potrà evitare di cogliere la sfida dell’euro digitale per renderla un’opportunità prima che sia troppo tardi.

Nicola Bilotta è ricercatore dello IAI. 

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