Da Bruxelles a Madrid e ritorno: ritratto di Nadia Calviño, in pole per la guida dell’Eurogruppo

La ministra dell'Economia spagnola Nadia Calviño insieme all'omologo portoghese Mário Centeno. L'ex funzionaria europea è in pole per succedergli alla guida dell'Eurogruppo. (EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ)

Pochi personaggi della politica come Nadia Calviño riescono a totalizzare tanti commenti positivi tra compagni di partito e avversari. “Piace a tutti, è un crack”, dicono gli ex colleghi di Bruxelles e i colleghi di Madrid dell’attuale ministra spagnola dell’Economia, principale candidata a succedere a Mario Centeno alla testa dell’Eurogruppo – la conferenza permanente dei 19 ministri di Economia e Finanze dell’Eurozona -.

La sua candidatura effettivamente può contare su una lunga serie di punti di forza: è un tecnico che ha fatto carriera nelle strutture più avanzate dei ministeri spagnoli, ed è intrecciata fin dalle radici con la politica europea ai più alti livelli. Laureata in Economia alla Complutense di Madrid, Calviño entra nelle strutture amministrative ministeriali fino al posto di Direttrice generale dell’Ufficio della Difesa della Concorrenza, promossa sotto il dicastero di Pedro Solbes, il ministro che dal 1999 al 2004 era stato Commissario agli Affari Economici nella Commissione guidata da Romano Prodi.

Nel 2006, Neelie Kroes, Commissaria olandese alla Concorrenza nella Commissione Barroso I, la chiama a Bruxelles: è colpita dal lavoro di Calviño contro le concentrazioni monopolistiche in Spagna, soprattutto sul caso della (mancata) fusione delle imprese energetiche Endesa-Gas Natural (Endesa fu poi acquisita da ENEL). Alla Commissione, la sua scalata è impressionante: è subito Direttrice generale aggiunta alla DG Concorrenza, per poi passare alla DG Mercato Interno e Servizi Finanziari, dove scrive le regole dell’unione bancaria insieme a Michel Barnier. Nel 2014, Commissione Juncker, diventa Direttrice generale della DG Bilancio, numero due del Commissario tedesco Günther Oettinger. Il suo compito: negoziare con gli stati membri la ripartizione delle risorse del bilancio della Commissione, di cui prepara le bozze – siamo nel 2018 – per il settennato 2021-27. La sua abilità di negoziatrice le vale un posto anche nelle trattative per la Brexit, di nuovo con Barnier – Calviño segnalerà successivamente in una conferenza “l’eccessivo livello testosteronico” degli uffici della Commissione, colonizzati da figure maschili -. Alcuni hanno raccontato: “Nessuno è mai davvero contento, dopo aver negoziato con Nadia, ma nessuno viene a lamentarsi”.

La gallega Calviño non ha tessere di partito, ma è senza dubbio di area socialista. Non solo per scelta, ma anche per una sorta di eredità familiare. Suo padre José María fu direttore della tv pubblica sotto la prima legislatura del socialista Felipe González (1982-86) ed è ricordato perché modernizzò la televisione di stato dopo il franchismo, rompendo per primo il monopolio cattolico sui programmi, la tradizione grigia e paludata, la linea seriosa e conservatrice. Nemmeno suo padre ha mai preso una tessera di partito, ma è oggi uno degli uomini più vicini al premier Pedro Sánchez.

Ed è Sánchez nel 2018 che la richiama a Madrid. In maggio i popolari di Mariano Rajoy perdono la maggioranza, e c’è un cambio di governo: al potere salgono i socialisti, appoggiati da una composita alleanza parlamentare che va dalla sinistra di Podemos agli indipendentisti e nazionalisti baschi e catalani. Alcuni hanno insinuato che la chiamata si debba all’influenza di suo padre, ma no: Calviño rappresenta un enorme valore aggiunto per il nuovo governo, senza bisogno di raccomandazioni, per tre motivi. Il primo è la sua grande esperienza e professionalità. Il secondo, fondamentale, è il legame con Bruxelles: il primo governo Sánchez, seppur monocolore ha alleati di sinistra, e nessuno come Calviño può garantire alla Commissione che l’ortodossia finanziaria sarà rispettata, che non ci saranno colpi di testa né follie di spesa. Proprio da Podemos, infatti, erano arrivate alcune critiche iniziali, mentre la nomina era stata applaudita da Bruxelles, dai media tedeschi, e dalle banche spagnole. Due mesi prima, per l’appunto, le elezioni italiane avevano visto la vittoria di Movimento 5 Stelle e Lega, con il loro carico di promesse di spesa pubblica e minacce di uscita dall’euro, e Madrid in quel momento tiene a far passare il messaggio: “La Spagna non è l’Italia”.

Terza ragione: il profilo tecnico, esterno, di Calviño conviene a Sánchez, in un momento in cui traditori e doppiogiochisti abbondano sia dentro che fuori il partito socialista. Niente pugnalate alla schiena, dunque: e la promessa sarà mantenuta. Il tasso di conflitto dentro la politica spagnola resta sopra il livello di guardia, per poi schizzare fuori controllo con la pandemia, ma da Nadia Calviño mai un sospiro contro il capo del governo. Si dice che il suo ministero sia stato contro la scelta di lockdown rigido, perché avrebbe danneggiato troppo l’attività economica, e dubbioso sul “reddito minimo vitale” appena approvato, perché incide sulla stabilità dei conti, ma al riguardo non c’è stata alcuna presa di posizione pubblica critica: una riservatezza di certo apprezzata anche a Bruxelles.

Gli interessati hanno fino al 25 giugno per proporre una candidatura; poi l’Eurogruppo voterà a inizio luglio. I rivali principali di Calviño sono il liberale lussemburghese Pierre Gramegna e il popolare irlandese Paschal Donohoe, anche se per le regole della lottizzazione delle cariche la presidenza dell’Eurogruppo dovrebbe toccare a un socialista. Il fatto che il governo Sánchez stia pensando di includere i liberali di Ciudadanos nella maggioranza – le coalizioni larghe e simili al nocciolo egemone nell’Europarlamento piacciono a Bruxelles – dovrebbe essere un altro asso nella manica per Calviño. Infine, ma non certo per ordine di importanza, c’è il sostegno del ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz, dell’SPD, ultimo tassello di una quarantennale alleanza tra socialdemocratici tedeschi e socialisti spagnoli.

Calviño, il cui nome fu fatto anche per la presidenza del Fondo Monetario Internazionale, andrebbe a rimpolpare la truppa delle donne di vertice nella piramide del potere europeo, insieme alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, la presidente della BCE Christine Lagarde e naturalmente la cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma sarebbe anche chiamata a risollevare il prestigio dell’Eurogruppo, organo opaco per definizione, svuotato di leadership e di legittimità, che non ha l’obbligo di rendere conto a nessuno ma prende decisioni economiche fondamentali, ridotto spesso invece a una pletora di ministri litigiosi, arroganti, interessati a sfruttare il palcoscenico offerto dalle riunioni. Il regista Costa-Gravas, in Adults in the room, ne offre uno squarcio mettendo in scena i contrasti tra il tedesco Wolfgang Schäuble e il greco Yannis Varoufakis.

La necessità di una riforma, o almeno di un cambiamento di rotta, può essere il test fondamentale per le capacità di Nadia Calviño, finora percepita sì come una funzionaria straordinaria, ma meno come una politica. Primo compito: dettagliare i piani di spesa post-pandemia.

Riccardo Pennisi è analista di politiche europee.

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