Accordo commerciale Ue-Mercosur: le ragioni di un negoziato lungo e travagliato

Una protesta contro l'accordo Ue-Mercosur davanti al ministero dell'Economia in Germania durante un meeting informale dei ministri europei del Commercio nell'ambito della presidenza tedesca del Consiglio dell'Ue.(EPA-EFE/CLEMENS BILAN)

Fra passi avanti e passi indietro, a che punto è il negoziato sulla creazione di un’area di libero scambio fra Unione europea e Mercosur, il Mercado Comùn del Sur sudamericano? Sembrano esserci ancora vari ostacoli a rallentare l’intesa; tra i più recenti, il no del Parlamento europeo all’accordo “così com’è”, eco delle preoccupazioni per la tutela dell’Amazzonia nelle politiche del Brasile di Jair Bolsonaro.

Fin dagli anni 2000, l’Unione Europea (Ue) e il Mercado Comùn del Sur (Mercosur) – un’organizzazione regionale fondata nel 1991 che promuove processi d’integrazione economica in Sud America – sono stati in trattativa per sviluppare un accordo di libero commercio tra i paesi membri di queste due aree. Il Mercosur comprende: Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Venezuela – momentaneamente sospesa dall’organizzazione. Inoltre, ne fanno parte come membri associati: Cile, Colombia, Ecuador, Peru, Guyana, Suriname e Bolivia – che sta finalizzando il processo di associazione. Messico e Nuova Zelanda, invece, partecipano come osservatori. Dal 2016, dopo anni di trattative procedute a singhiozzo, il dialogo tra le parti ha ripreso slancio, soprattutto stimolato dal cambio di governo in Brasile e Argentina. Finché nel giugno del 2019 l’Ue e il Mercosur hanno annunciato di aver trovato un accordo politico per un nuovo accordo commerciale. Ma sembrano esserci ancora vari ostacoli che potrebbero rallentare l’implementazione dell’accordo.

L’Ue e i paesi del Mercosur hanno importanti rapporti commerciali esistenti. Nel 2019, il valore degli scambi commerciali tra i due blocchi è stato di 122 miliardi di euro – di cui 88 miliardi di euro in beni e di 34 miliardi di euro in servizi. Se il valore dell’esportazioni di beni dall’Ue al Mercosur (45 miliardi di euro) è stato simile alle importazioni (43 miliardi di euro), l’Ue ha invece fornito servizi alle economie del Mercosur per un valore superiore al doppio di quanto invece importato. Tra le voci più rilevanti dell’export dai paesi Mercosur verso l’Ue, sono inclusi: beni alimentari, bevande e tabacco (21.1%), prodotti vegetali – tra cui soia e caffè – (17.4%) e carne e altri prodotti animali (6.5%). Mentre, al contrario, l’Ue esporta maggiormente macchinari (28.6%) e prodotti chimici e farmaceutici (24.2%).   Inoltre, l’Ue è il primo investitore nella regione sudamericana – con uno stock aggregato d’investimenti che è cresciuto da 130 miliardi di euro nel 2000 a 365 miliardi nel 2017.

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Il nuovo accordo di libero commerciale dovrebbe potenziare le già consolidate relazioni economiche tra l’Ue e il Mercosur. Per quest’ultimo, la possibilità di esportare con dazi dello 0% o di avere quote preferenziali significa avere un accesso privilegiato al mercato unico europeo, che conta più di 500 milioni di consumatori e che importa il 17% dell’acquisto globale di beni e servizi. I paesi membri del Mercosur registrerebbero una riduzione dei dazi su circa il 92% del loro export verso l’Ue. Invece l’Ue, oltre ad una valenza politica, beneficerebbe di un taglio dei dazi per il 91% dei prodotti e servizi che esporta in Mercosur. Per esempio, l’importazione di autoveicoli europei è, al momento, sottoposto a dazi di circa il 35% mentre i macchinari di circa il 14%-20%. I paesi del Mercosur – e viceversa – dovranno anche aprire il mercato degli appalti nazionali alle aziende europee. Secondo uno studio del Banco de Espana sull’impatto economico dell’accordo commerciale, è stato stimato che i paesi Mercosur potrebbero registrare un incremento dello 0.4% del PIL mentre l’Ue dello 0.07% su base annuale.

Oltre ai nuovi accordi sulla progressiva riduzione dei dazi, l’accesso agli appalti pubblici e la maggiore protezione della proprietà intellettuale, il trattato prevede l’istituzione di standard sui diritti dei lavoratori e sulla salvaguardia ambientale, tra cui l’impegno a rispettare gli accordi di Parigi per ridurre l’emissione di gas serra e la protezione dell’Amazzonia. Un punto, quest’ultimo, riecheggiato in occasione della scorsa plenaria dal Parlamento europeo, che ha ricordato come l’accordo non va bene “così com’è”, riferendosi per l’appunto alle tutele ambientali.

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SESTA PUNTATA. Parlare di America Latina significa parlare di un amplissimo ventaglio di realtà molto diverse tra loro, da un punto di vista politico, sociale e demografico. Ma qual è la situazione attuale dei suoi paesi? …

Una delle prime criticità sollevate da alcuni esperti è che gli effetti di un accordo di libero scambio dovrebbe essere valutati tenendo conto delle forti asimmetrie economiche esistenti tra le due aree regionali. Il PIL aggregato dell’Ue è quasi quattro volte superiore a quello del Mercosur. Essendo l’industria europea molto più competitiva di quella dei paesi del Mercosur, si teme che una riduzione dei dazi possa danneggiare il commercio intra-regionale, rafforzando la specializzazione produttiva a basso valore aggiunto delle economie del Mercosur. Altre riserve emergono invece dall’industria agro-alimentare europee che è preoccupata della concorrenza dei prodotti importati dai paesi sudamericani. L’Ue dovrebbe ridurre i dazi sull’83% dei prodotti agro-alimentari proveniente dal Mercosur – viceversa, quest’ultimo aprirebbe sul 93% dei prodotti d’esportazione dell’Ue – mentre sulla rimanente percentuale verrebbero applicate quote preferenziali. La Confederazione generale delle cooperative agricole dell’Unione europea (COPA COGECA) ha espresso dubbi sui rischi generati da una maggiore dipendenza del settore agro-alimentare europeo nei confronti dei paesi Mercosur e sulle eventuali perdite che subirebbe il settore europeo.

Inoltre, il presidente francese Macron ha recentemente dichiarato che la Francia dovrebbe opporsi ad accordi di libero commercio con paesi che non rispettano gli accordi di Parigi, minacciando di non ratificare l’accordo con il Mercosur se Jair Bolsonaro dovesse far uscire il Brasile dagli Accordi di Parigi sul clima. Spinto da simili preoccupazioni, un gruppo di 265 organizzazioni della società civile europee e del Mercosur ha indirizzato una lettera al governo tedesco chiedendo di non procedere con la firma dell’accordo perché temono che possa intensificare la distruzione dell’ambiente, favorendo, per esempio, la monocultura nelle aree più vulnerabili dei paesi sudamericani. Secondo queste organizzazioni, l’accordo non contiene alcun meccanismo che possa efficacemente garantire che le parti rispettino gli impegni presi sull’ambiente e contenuti nell’accordo.

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 La Francia deve …

Un ulteriore punto di frizione potrebbe essere rappresentato dal cambio di governo in Argentina, dopo che il neo-eletto Presidente Alberto Fernández, durante la campagna elettorale, aveva manifestato seri dubbi sui vantaggi che il suo paese avrebbe potuto ottenere dalla ratifica del trattato. Sebbene il Ministro degli Esteri Felipe Solà abbia recentemente confermato che l’Argentina non ostacolerà la ratifica del trattato, rimangono dubbi se il governo di Buenos Aires non dovrà affrontare una battaglia parlamentare per far approvare l’accordo. L’ostruzione parlamentare alla ratifica potrebbe essere un problema comune, stimolato dalla forte opposizione degli ambientalisti e dell’industria agro-alimentare, dato che l’accordo dovrà essere votato dai governi nazionali – di entrambi i blocchi-, dal Parlamento Europeo e dal Concilio Europeo. Di recente, dopo la conclusione di una riunione informale dei ministri dell’agricoltura dell’Ue, la tedesca Julia Klockner ha dichiarato non fattibile la ratifica dell’accordo nel breve termine per l’opposizione interna di vari paesi membri.

La strada verso l’effettiva istituzione dell’accordo commerciale tra Ue e Mercosur sembra essere ancora lunga e travagliata.

Nicola Bilotta è ricercatore dell’Istituto Affari Internazionali (IAI). 

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