Verso un diritto europeo alla disconnessione?

Esiste un diritto alla disconnessione? Dall’inizio della pandemia, il 40% degli europei ha cominciato a lavorare da casa, ma il telelavoro non sempre consente un adeguato equilibrio tra vita privata e professionale. Il Parlamento europeo affronta la questione in una risoluzione.

Con 31 voti favorevoli, 6 contrari e 18 astenuti, lo scorso 1° dicembre la Commissione per l’Occupazione e gli Affari Sociali (EMPL) del Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che invita gli Stati Membri dell’Unione Europea a garantire ai lavoratori europei il loro diritto alla disconnessione. La risoluzione sarà adesso discussa e votata durante la prossima sessione plenaria del Parlamento, in programma dal 18 al 21 gennaio.

Secondo i dati forniti da Eurofond e riportati dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO, agenzia specializzata delle Nazioni Unite), dall’inizio della pandemia di coronavirus circa 4 lavoratori europei su 10 hanno iniziato a lavorare da casa. Si registra un aumento ancor più significativo soprattutto nei Paesi maggiormente colpiti dal virus o in quelli in cui la pratica del telelavoro era già utilizzata in precedenza: quasi il 50% del totale in Lussemburgo, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca; circa il 40% in Irlanda, Austria, Italia e Svezia. 

Al momento, sottolinea il testo redatto dalla commissione EMPL , la legislazione europea non prevede nessun diritto specifico alla disconnessione dagli strumenti digitali per motivi lavorativi.

Un diritto resosi sempre più necessario a seguito dell’alterazione nei ritmi fra vita professionale e privata dovuto conseguenza  del lavoro da casa durante la pandemia. Di sicuro, il telelavoro ha i suoi lati vantaggiosi, soprattutto in termini di flessibilità e autonomia dei lavoratori. Ma fa sorgere allo stesso tempo anche un gran numero di controindicazioni, prime tra tutte dovute all’aumento delle ore lavorative al giorno, e a una suddivisione tra lavoro e vita privata che si fa sempre meno definita. 

Inoltre, come sottolinea l’ILO, lavorare da casa durante una pandemia non è come farlo in circostanze normali. La situazione di per sé provoca livelli di ansia maggiori dovuti alle ripercussioni sanitarie, sociali ed economiche della crisi. Secondo il sondaggio Eurofond realizzato nell’aprile 2020, il 18% degli intervistati europei riscontrava problemi di questo tipo nelle due settimane precedenti (contro il solo 11% nel 2019). 

Il telelavoro come pratica ordinaria ha conseguenze anche a livello di gestione dell’equilibrio tra vita privata e lavoro. Ancora secondo i dati Eurofond del 2020 e riportati dall’ILO, la chiusura della scuole ha reso lavorare da casa più difficoltoso. Il 26% degli intervistati vive con bambini sotto i 12 anni, e il 10% con bambini/ragazzi dai 12 ai 17 anni. Non è semplice trovare tempo extra durante il giorno di modo da poter sì lavorare, ma anche prendersi cura dei figli e della casa. 

Il rischio maggiore è che la costante disponibilità e connessione ai dispositivi digitali si trasformi in qualcosa di normale e ordinario. Ciò comporterebbe preoccupanti conseguenze da un punto di vista fisico e mentale: riduzione della concentrazione, sovraccarico cognitivo ed emotivo, ma anche difficoltà ad addormentarsi, ansia e burnout

Per questo motivo Alex Agius Saliba, europarlamentare maltese del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) e responsabile del rapporto di iniziativa alla base della risoluzione, sottolinea come sia necessario e urgente che la Commissione europea elabori regole precise più conformi alla nuova realtà del mondo del lavoro, in grado di definire standard minimi per garantire ai lavoratori il loro diritto effettivo alla disconnessione e alla regolamentazione dell’uso degli strumenti digitali per ragioni lavorative. 

A tal proposito, l’ILO ha diffuso delle linee guida volte ad assicurare un corretto impiego del telelavoro e la conseguente riduzione degli effetti più deleteri. 

In relazione alla disconnessione dai dispositivi digitali, le indicazioni fornite dall’ILO pongono l’accento soprattutto sulla necessità che i lavoratori si sentano autorizzati a potersi disconnettere in precisi momenti della giornata, senza subire ripercussioni negative. L’agenzia onu incoraggia una maggior comunicazione e collaborazione tra lavoratori e datori di lavoro in relazione alla pianificazione del lavoro, e richiede l’implementazione di misure a supporto dei lavoratori con figli piccoli, come i congedi parentali speciali (tema su cui la legislazione europea ha compiuto passi avanti negli ultimi anni).

A cura di Alice Masoni. 

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