Unione europea: cittadinanza e beni comuni

Il concetto di cittadinanza e di futuro dell’Unione Europea non può prescindere da una riflessione sull’idea di beni comuni. Se ne è parlato a un Dialogo di Cittadinanza sul Futuro dell’Europa organizzato dal Centro Studi sul Federalismo in cooperazione con l’Istituto Affari Internazionali e l’Istituto Sturzo.

Viviamo in tempi densi di eventi per l’Unione europea: la crisi sanitaria, ha dato il via ad una crisi economica e sociale senza precedenti non solo in Italia ma in tutti i paesi membri.

Tuttavia, la storia del processo di integrazione ci insegna che le crisi possono essere terreno fecondo di sperimentazione e di invenzione: momento eccellente di rilancio di azioni comuni per obiettivi comuni.

Decisioni importanti sono state prese dall’Unione sul piano economico-finanziario, tra cui l’adozione di Next Generation EU, importante passo verso un’Europa più sostenibile, resiliente e moderna. L’Unione europea ha bisogno però più che mai di una cittadinanza che la sostenga, ed e’ proprio in questo spirito che a maggio verrà lanciata la Conferenza sul Futuro dell’Europa, pensata come momento di condivisione e di dialogo tra cittadini europei per definire cosa sia il bene comune.

Il concetto di cittadinanza secondo Vladimiro Zagrebelsky, intervenuto al terzo Dialogo di Cittadinanza sul Futuro dell’Europa, organizzato dal Centro Studi sul Federalismo in cooperazione con l’Istituto Affari Internazionali e l’Istituto Sturzo, richiama tre elementi chiave: appartenenza, diritti e partecipazione. Essere cittadini non si definisce solo negli aspetti formali che istituiscono la cittadinanza come condizione giuridica: appartenere ad una comunità, statuale o sovra-statuale, è anche identificarsi con essa. Il senso di identità si costruisce come relazione reciproca tra il cittadino e la comunità politica a cui appartiene; ci si sente appartenere a una comunità politica e insieme si è accettati da quella stessa comunità. I diritti e la partecipazione alla vita sociale e politica sono elementi contenutistici necessari ad una definizione piena di cittadinanza, al di là del suo dato formale.

Il bilancio dell'Ue e i beni pubblici europei

 

 

 

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Sono questi gli elementi rilevanti quando si guarda all’Europa e a quel complesso di diritti, garantiti dalle sue istituzioni, che rendono effettivi la partecipazione politica e sociale alla comunità, il dialogo, la libertà di espressione e l’uguaglianza dei cittadini. È l’Ue con la sua cittadinanza che istituisce, per la prima volta a livello sovra-statuale, i diritti di muoversi, di votare per il Parlamento europeo, di partecipare alla vita politica e sociale di una comunità più larga, quella europea. Ed in questa comunità politica, i suoi membri hanno la possibilità di riconoscersi anche in una cittadinanza non limitata al suo dato formale. Perché questa possibilità possa farsi esercizio consapevole è necessario che l’Ue agisca negli spazi dell’istruzione e della comunicazione. Parlare di Europa nelle scuole, introdurre il suo insegnamento nell’educazione civica, educare in senso più ampio ad una consapevole cittadinanza europea, appare oggi atto indispensabile. Allo stesso modo indispensabile è portare l’Europa ai cittadini attraverso il loro coinvolgimento in un dialogo qualificato, con un impegno comune di media, istituzioni e organizzazioni della società civile nel rendere attiva e informata la partecipazione e la cittadinanza stessa.

Segnali positivi si intravedono all’orizzonte con riguardo al sentito dei cittadini di un maggiore loro coinvolgimento nel processo europeo: recenti sondaggi dimostrano come il sostegno da parte dei cittadini italiani alla membership europea sia risalito, soprattutto in conseguenza all’impegno che l’Ue ha mostrato nel sostenere l’Italia nella gestione della crisi sanitaria. Perché questi sintomi di cambiamento positivo nel percepito possano darsi forma duratura nel tempo, appare necessario un rafforzamento delle politiche comuni in tutti quei settori che i cittadini considerano come prioritari e in cui evidente è il valore aggiunto europeo.

Inoltre, il concetto di cittadinanza e di futuro dell’Unione Europea non può prescindere da una riflessione sull’idea di beni comuni. In effetti, l’esercizio di diritti e libertà che è garantito ai cittadini europei, ha bisogno di essere accompagnato dalla produzione di una serie di beni e servizi essenziali al benessere collettivo.

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I criteri che identificano il bene pubblico sono residuali rispetto alle dinamiche “tipo” del mercato: il settore pubblico interviene a garanzia dell’efficienza economica quando il solo mercato non è in grado di produrre un bene o servizio in modo ottimale rispetto ai criteri compatibili con il benessere sociale.  Invece, il tema dei beni pubblici europei è definito secondo un principio di sussidiarietà, sia orizzontale – guardando alla divisione dei compiti tra stato e mercato, cui si accompagna il settore no-profit – sia in senso verticale, assegnando competenze tra i diversi livelli di governo. La divisione di competenze tra Unione e stati membri, tra pubblico e privato è sempre stato uno dei temi centrali nel processo di integrazione europea.

Negli ultimi anni la riflessione, in seno alle istituzioni europee, sulla produzione di beni pubblici si è concentrata sul concetto di valore aggiunto: l’impiego di risorse europee dovrebbe essere volto al finanziamento di beni pubblici la cui produzione, a livello europeo, possa dare benefici a tutta l’Ue; benefici che difficilmente l’azione individuale degli stati membri può garantire. Le risorse adibite al bene comune europeo nel Quadro finanziario pluriennale (2021-27) saranno rivolte a quei settori a più alto valore aggiunto europeo come le infrastrutture, lo sviluppo del capitale umano, la ricerca e innovazione, la gestione del fenomeno migratorio, la sicurezza e difesa. Trattasi di un tentativo di cambiamento, seppur graduale, di visione della natura del bilancio, delle sue funzioni e del tipo di risorse da impiegare.

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Nonostante ancora della strada debba percorrersi, in termini di ripensamento del bilancio europeo, dei suoi meccanismi di finanziamento e distribuzione in settori, di ridefinizione degli interessi nazionali degli stati membri, questo muoversi e cambiare dell’Unione appare come un graduale movimento verso l’europeizzazione di beni pubblici. Questo processo forse non è completamente nuovo, nel suo inserirsi nel lungo processo di condivisione della sovranità statuale e di cessione di competenze, che ha caratterizzato la storia dell’integrazione europea e molti dei suoi successi, con fasi di stasi e ripresa. La percezione è però di trovarsi in un momento senza precedenti, con un diverso e creativo spirito di rilancio comune verso settori tradizionalmente considerati di esclusiva sovranità nazionale, come la difesa, la gestione del fenomeno migratorio o il settore sanitario.

Di fronte ai rapidi cambiamenti del nostro mondo, l’Unione Europea sembra aprirsi alla complessità della crisi sanitaria, economica e sociale che stiamo vivendo per renderla banco di prova di azioni innovative di ripresa del cammino dell’integrazione.

A cura di Margherita Salvia.

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