UE-ASEAN: i rapporti all’ombra dell’accordo RCEP

Il primo ministro del Vietnam Xuan Phuc e il ministro del Commercio Tran Tuan Anh durante la cerimonia virtuale di firma della Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) tra 15 Paesi del quadrante dell'Asia-Pacifico (EPA-EFE/LUONG THAI LINH).

Nel corso del summit ASEAN di Hanoi 15 Paesi del quadrante dell’Asia-Pacifico hanno concluso la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), intesa che apre alla formazione del più grande blocco commerciale al mondo. Comprende Cina – del quale è vista come un prolungamento della sfera d’influenza -, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda e i 10 Paesi del sud-est asiatico riuniti nell’ASEAN, che ha fatto da traino all’accordo. Ma cos’è quest’organizzazione regionale e quali sono i suoi rapporti con l’Unione Europea? Ecco qualche spunto.

L’Unione Europea e l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) sono due organizzazioni regionali accomunate da una serie di obiettivi comuni. Nel 1972, l’allora Comunità economica europea (CEE) è stato il primo attore internazionale a stringere relazioni con l’ASEAN – fondata nel 1967 -, formalizzate poi nel 1980 con la firma dell’accordo di cooperazione tra CEE e ASEAN (ASEAN EEC Cooperation Agreement).

L’accordo definisce ancora oggi il quadro giuridico di riferimento per le relazioni tra UE e ASEAN, le quali si fondano in primo luogo sulla comune volontà di superare importanti sfide su scala regionale e globale attraverso meccanismi multilaterali. Le due organizzazioni aspirano a cooperare su più livelli, che si articolano principalmente in tre categorie: politica e sicurezza, commercio ed investimenti, società e cultura.

Nasce il maggior blocco commerciale del mondo (e non ce ne accorgiamo)

Mentre i mass-media riempiono i palinsesti fino alla bulimia con commenti sulle misure anti-covid e dati che certificano le quotidiane sciagure della nostra sanità, occasionalmente rimpiazzate dalle bizze di Trump e l’euforia di Biden, nasce fra l’Oceano Indiano e l’Oceano …

L’Unione Europea è il secondo partner commerciale dei paesi ASEAN nel loro insieme e la prima fonte di investimenti diretti esteri (FDI) nella regione. L’ASEAN è il terzo partner commerciale dell’UE, la quale nutre da molto tempo alte aspettative sull’integrazione economica e politica dell’ASEAN e sulle opportunità di scambio e collaborazione con le economie dei suoi Paesi membri.

L’interesse comune nel raggiungere un’intesa sul piano economico ha spinto nel 2007 il Consiglio dell’UE ad autorizzare la Commissione Europea all’apertura dei negoziati per un accordo di libero scambio UE-ASEAN (FTA). Le trattative per un FTA interregionale sono tuttavia state sospese meno di due anni dopo.  I lenti processi decisionali dei paesi asiatici e le ripetute violazioni dei diritti umani avvenute in alcuni paesi ASEAN hanno portato ad un brusco arresto dei negoziati nel 2009.

Tali premesse costituiscono ancora oggi un impedimento alla collaborazione sul piano politico. Di fronte a questa difficoltà, l’Unione Europea ha avviato negoziati con i singoli Paesi dell’organizzazione. Nella strategia europea questi accordi bilaterali (APC o FTA) sono i tasselli essenziali per la ripresa dei negoziati sull’accordo di libero scambio tra regioni.

L’impegno bilaterale a consolidare i rapporti ha portato nel marzo 2007 alla “Nuremberg Declaration on an EU-ASEAN Enhanced Partnership” che ha permesso alle due organizzazioni di delineare e realizzare un piano di cooperazione nel periodo 2007-2012 e di rinnovare l’intesa verso una maggiore integrazione tra i paesi ASEAN. Nel 2012, l’UE ha inoltre potuto aderire al Trattato di amicizia e cooperazione nel sud-est asiatico (TAC), un trattato di non-aggressione e cooperazione volto a garantire il mantenimento della pace e della sicurezza nella regione del sud-est asiatico.

Non sono solo le iniziative bilaterali ad avvicinare sempre di più l’Unione Europea e l’ASEAN. In occasione del vertice dell’Asia orientale del 2011, sono state delineate le condizioni per la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), l’iniziativa proposta nel 2012 da Pechino per la creazione di una vasta area di libero scambio che si estende dal nord-est asiatico all’Oceania, la cui cerimonia ufficiale di firma si è tenuta in occasione del meeting dell’ASEAN ad Hanoi, in Vietnam, il 15 novembre scorso; era stata inizialmente rinviata a causa del passo indietro dell’India, un anno fa.

L’Unione Europea non ha mai preso parte all’immenso progetto RCEP ideato dalla Cina. Se e quando l’accordo verrà ratificato, i prossimi sviluppi del dialogo UE-ASEAN saranno maggiormente influenzati dagli interessi economici, commerciali, finanziari e politici degli stessi Paesi ASEAN, ora più saldamente legati a quelli dei partner dell’accordo RCEP nel quadrante dell’Asia-Pacifico. La zona di libero scambio creata dall’intesa – e che diventerebbe la più estesa al mondo – fa da contraltare ai meno popolari progetti statunitensi per una partnership transpacifica (TPP), un obiettivo sempre più lontano dall’essere realizzato, che ha perso il favore dei Paesi ASEAN e anticipa la strategia europea in Asia sud-orientale.

Le due organizzazioni regionali continuano però a lavorare per la conclusione di un accordo di libero scambio UE-ASEAN, come ha ricordato il presidente del Consiglio europeo Charles Michel pochi giorni fa.

Mentre l’accordo RCEP si è concluso con una firma di portata storica durante un incontro in video-conferenza, il tredicesimo Asia-Europe meeting (ASEM) previsto per il 16-17 novembre a Phnom Penh, in Cambogia, è stato rimandato al 2021 a causa delle restrizioni imposte da Covid-19. Istituito per la prima volta nel 1996 a Bangkok, ASEM è un forum interregionale con cadenza biennale al quale partecipano la Commissione Europea, gli stati membri dell’Unione Europea e dell’ASEAN e il Segretariato dell’ASEAN, insieme ad altri stati tra cui Cina, Giappone e Corea del Sud. L’Unione Europea e l’ASEAN possono quindi contare su questi incontri regolari per portare avanti l’agenda delle relazioni attraverso una piattaforma di dialogo informale su tematiche di carattere politico, economico, finanziario, sociale e culturale; lo scopo è consolidare le relazioni tra i partecipanti in uno spirito di apertura, multilateralismo, rispetto e comprensione reciproci, favorendo il clima ideale per stringere alleanze ed intese.

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Nel rapporto Blue Book 2020 del Servizio Europeo per l’azione esterna, l’UE e l’ASEAN vengono definiti “partner naturali”, perché condividono una serie di obiettivi comuni tra cui la tutela dell’ordine multilaterale e la promozione di uno sviluppo sostenibile e dei diritti umani. Nonostante ciò, sono ancora molti gli ostacoli che contribuiscono a limitare la cooperazione interregionale. Come dimostrato da numerose risoluzioni del Parlamento, a fare da freno sono principalmente i ripetuti casi di violazione di libertà fondamentali registrati nel corso degli ultimi anni in alcuni paesi ASEAN.

L’8 agosto 2015, l’Unione Europea ha avviato una Missione diplomatica presso l’ASEAN, che consta attualmente di 25 diplomatici dell’UE. Oltre a fornire una presenza diplomatica più concreta nella regione, la Missione permette di promuovere una maggiore comprensione dell’importanza dei diritti politici e dei diritti umani nei paesi ospitanti. A questo stesso scopo, sempre nel 2015, è stato lanciato su iniziativa europea il Policy Dialogue on Human Rights.

Nonostante l’impegno profuso, ancora oggi la cooperazione, soprattutto politica, necessita di ulteriori passi in avanti che l’UE chiede da tempo.

Oltre alla questione del rispetto dei diritti umani sono ancora molte le criticità rimaste irrisolte. L’attuale agenda per il futuro delle relazioni UE-ASEAN è articolata in sfide, più o meno ambiziose, che richiedono un impegno politico congiunto bilaterale per raggiungere obiettivi concreti di breve e lungo termine. Le principali aree sulle quali le relazioni UE-ASEAN si concentreranno sono: l’integrazione economica dei paesi membri dell’ASEAN, condizione che apre la strada alla risoluzione di ampie divergenze sul piano politico; la promozione della prosperità e della stabilità economica nella regione del sud-est asiatico, con particolare riguardo per i paesi meno sviluppati della regione e gli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Agenda 2030; lo sviluppo di infrastrutture, connettività e cyber sicurezza; la stabilità politica ed il rispetto dei diritti umani; la conclusione di accordi bilaterali nella prospettiva di un accordo di libero scambio interregionale; la conclusione dei negoziati per la firma di un FTA UE-ASEAN.

A cura di Ilaria Tassari. 

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