SURE: cos’è e come funziona il nuovo strumento europeo per proteggere i lavoratori

(EPA-EFE/GIUSEPPE LAMI)

Le misure di contenimento del coronavirus stanno causando uno shock generalizzato nell’economia di tutti i Paesi europei, compresa l’Italia. Con il calo della produzione dovuto al lock down, si è visto un aumento della domanda di ammortizzatori sociali. Le informazioni diffuse dall’Inps indicano che, in data 23 aprile, erano già più di 7 milioni i beneficiari tra cassa integrazione e assegno ordinario con causale Covid-19. I dati dell’Istat relativi al mese di marzo 2020 indicano una diminuzione dell’occupazione dello 0,1%, pari a 27 mila individui. Le previsioni dell’Ocse, rilasciate a inizio marzo, indicano che la pandemia potrebbe causare una contrazione dell’economia mondiale, portando a zero la crescita dell’economia italiana con il tasso del Pil che registrerà un -9.1% – secondo le previsione del Fondo monetario internazionale (Fmi) per il 2020 – e il debito pubblico che raggiungerà circa più del 150% del Pil. Secondo i calcoli, in ogni caso imprecisi a causa della molteplicità dei fattori condizionanti, un intervento consistente da parte dell’Unione europea potrebbe portare un maggiore beneficio per tutti gli Stati membri.

In effetti, come dichiarato dal commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, la pandemia di COVID-19 che sta colpendo il sistema economico di tutti i Paesi membri necessita di risposte “comuni” e che esulino dalla politica monetaria della Bce. Una delle proposte della Commissione europea, adottata dal Consiglio Ecofin nella riunione del 19 maggio dopo l’accordo di massima di Eurogruppo e Consiglio europeo ad aprile, è il piano è definito Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency, in breve SURE. Si tratta di uno strumento finanziario temporaneo che si compone di un totale di 100 miliardi di euro che l’Unione europea erogherà sotto forma di prestiti per sostenere finanziariamente i Paesi membri che ne faranno richiesta per far fronte all’aumento della spesa pubblica per l’implementazione degli ammortizzatori sociali nazionali, come la cassa integrazione.

L’aiuto finanziario di SURE si tradurrà quindi in sussidi pubblici per “proteggere i posti di lavoro e i lavoratori che risentono della pandemia di coronavirus”, permettendo la riduzione temporanea dell’orario di lavoro nelle aziende private. L’idea alla base di questo strumento è che, riducendo l’orario di lavoro, le aziende non saranno obbligate a licenziare i propri lavoratori, potendo fruire di un aiuto statale per pagare i salari. Dunque, I lavoratori potranno mantenere il loro impiego, mantenendo i tassi di disoccupazione sotto controllo e stimolando i consumi, con benefici multipli per l’economia del Paese. Questi fondi, inoltre, potrebbero essere utilizzati anche per dare aiuto ai lavoratori autonomi. Se ad oggi tutti gli Stati membri hanno già predisposto qualche tipo di regime nazionale di aiuto per integrare la riduzione dell’orario lavorativo, questo provvedimento dovrebbe aiutare in particolare i Paesi maggiormente colpiti dalla pandemia, come Italia, Spagna e Francia.

Come si ottengono i finanziamenti di SURE?

I 100 miliardi di euro previsti per il pacchetto SURE saranno ottenuti tramite garanzie su base volontaria degli Stati membri, le quali dovranno ammontare ad una quota complessiva pari ad almeno 25 miliardi di euro. Questi fondi serviranno alla Commissione per investire nei mercati finanziari e concedere prestiti a lungo termine ai Paesi membri sotto forma di bond con tripla A, quindi a tassi di interesse bassissimi.

Lo Stato membro interessato a questo aiuto economico dovrà però fare richiesta di finanziamento e inizierà una consultazione con la Commissione. Questo dialogo tra le due parti servirà a capire la portata dell’aumento della spesa pubblica connesso all’istituzione o all’estensione dei regimi di riduzione dell’orario lavorativo. Verranno dunque valutate le condizioni del prestito, compresi importo, durata massima, prezzi e modalità di attuazione. Una volta conclusasi la consultazione, la Commissione formulerà una proposta da presentare al Consiglio europeo, che valuterà e deciderà se approvare o meno la richiesta di assistenza finanziaria. Quando l’emergenza sarà conclusa, i Paesi dell’UE che avranno beneficiato del pacchetto SURE dovranno chiaramente restituire il denaro, in quanto si tratta di un prestito. Solo successivamente avranno la possibilità di ritirare le garanzie precedentemente versate.

Rimane ancora da chiarire quali saranno i tempi per accedere ai prestiti. L’obiettivo sarebbe quello di rendere SURE operativo entro fine giugno, ma le garanzie governative per l’emissione di obbligazioni sono soggette a complesse autorizzazioni nazionali, per cui difficilmente l’operazione si potrà concludere entro quanto indicato.

Lo SURE in Italia

In Italia, come nel resto dei Paesi dell’Unione, il Governo ha varato diversi provvedimenti economici per far fronte ai disagi che il coronavirus ha portato con sé. Già con il primo decreto legge, soprannominato “Cura Italia”, sono stati previsti 4 miliardi di euro di fondi a favore della cassa integrazione. Con i successivi decreti legge sono state introdotte altre novità, con un grande investimento negli aiuti previsto anche dall’ultimo decreto legge (c.d. dl Rilancio) annunciato da poco dal Governo. Questo decreto prevede 55 miliardi di euro per le misure urgenti a sostegno dell’economia, incluso l’ampliamento degli ammortizzatori sociali.

In caso ci fosse necessità di ulteriori implementazioni degli ammortizzatori sociali, lo SURE potrebbe aiutare a sostenere l’aumento della spesa pubblica in questo senso. Nonostante sia ancora presto per avere certezze, circa il 60% dei fondi dello SURE, quindi fino ad un massimo di 60 miliardi di euro, sarebbero destinati al sostegno dei tre Paesi più colpiti dall’emergenza, dunque Spagna, Italia e Francia. Potenzialmente, dunque, l’Italia potrebbe ottenere fino a 20 miliardi in prestito tramite lo SURE.

Chiaramente, trattandosi di un prestito, l’utilizzo di SURE comporta sia lati positivi che negativi. Da una parte aiuterebbe lo Stato offrendo liquidità sicura, in quanto proveniente dall’Unione europea. Dall’altra parte, in caso di utilizzo di questo aiuto finanziario, il debito pubblico italiano, già tra i più alti tra i Paesi membri europei, aumenterebbe, con il rischio di diventare insostenibile, indebolendo la credibilità finanziaria del Paese. Si consideri anche che il prestito non è a lungo termine – fino alla conclusione dell’emergenza sanitaria – e ha un importo circoscritto, dunque potrebbe non risultare come la miglior soluzione per tutti gli Stati membri. Stati con un’economia più forte, potrebbero richiedere prestiti al di fuori del contesto europeo, che potrebbero risultare più favorevoli in termini di importo e durata rispetto a quello proposto, ma che avrebbero un tasso di interesse maggiore rispetto a quello del piano SURE.

A cura di Francesca Bodini, ASSID.

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