Le politiche dell’Unione europea per la non-proliferazione nucleare

La sede dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica a Vienna (EPA-EFE/CHRISTIAN BRUNA)

Con l’avvenire dei regimi di non-proliferazione nucleare messo costantemente in dubbio nell’assetto attuale delle relazioni internazionali, l’Unione europea prova ad articolare al meglio le proprie politiche di controllo degli armamenti e disarmo.

In un momento storico in cui i regimi di non-proliferazione nucleare sono afflitti da un crescente scetticismo, è particolarmente rilevante fare un’analisi delle politiche messe in pratica dall’Unione europea nell’ambito del controllo degli armamenti, del disarmo e della non-proliferazione di armi e sistemi di lancio nucleari.

Ma cosa si intende con questi termini? La non-proliferazione nucleare consiste nel limitare la diffusione di armi, tecnologie, sistemi di lancio e materiali nucleari verso Paesi che non ne siano già in possesso e attori non-statali quali terroristi e organizzazioni criminali. Il controllo degli armamenti nucleari prevede una serie di restrizioni a livello internazionale relative allo sviluppo, la produzione, lo stoccaggio e l’uso di sistemi nucleari. Il disarmo nucleare, infine, consiste nella riduzione degli arsenali esistenti.

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Una strategia in evoluzione

Riconoscendo la grave minaccia che armi e sistemi di lancio nucleari rappresentano sia per la sicurezza dei propri stati membri e delle loro cittadinanze, sia per i suoi stessi interessi strategici, nel 2003 l’Ue ha elaborato una strategia per il contrasto alla proliferazione di questi sistemi al fine di prevenire, scoraggiare, arrestare e se possibile eliminare i programmi di proliferazione nucleare in tutto il mondo. La strategia si basa su tre principi fondamentali:

(1) il rafforzamento dei regimi internazionali multilaterali di non-proliferazione e dei meccanismi di verifica – primo fra tutti il Trattato di non-proliferazione nucleare (Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons – NPT);

(2) la promozione della stabilità regionale ed internazionale tramite l’inclusione di temi quali il disarmo e la non-proliferazione nucleare nei dibattiti portati avanti all’interno dell’Unione; e

(3) il mantenimento di rapporti stabili con partner dell’Ue – sia enti statali, quali Stati Uniti, Giappone e Russia, sia organizzazioni internazionali, come Onu e Nato. La corretta implementazione della strategia appena descritta viene monitorata periodicamente tramite relazioni del Consiglio (qui il testo dell’ultima, pubblicata nell’ottobre 2020).

Al fine di rendere questa strategia ancora più efficace, nel 2008 l’Ue ha adottato delle nuove linee di azione mirate al contrasto alla proliferazione di armi di distruzione di massa (ovvero nucleari, biologiche, chimiche e radiologiche – NBCR). Tali disposizioni si basano su alcuni obiettivi chiave, ovvero l’arresto di tutti i programmi di proliferazione e l’efficace cooperazione tra le componenti operative, oltre al già citato consolidamento dei regimi di non-proliferazione esistenti, e mirano a risultati cruciali quali impedire il trasferimento di conoscenze specifiche relative a queste armi verso attori illegittimi. Tali linee d’azione sottolineano, in modo particolare, l’importanza dell’impegno nel sostegno ed attuazione delle risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, a partire dalla Risoluzione 1540 (2004), che impone ai firmatari di astenersi da qualsiasi tipo di sostegno ad attori non-statali coinvolti nello sviluppo, acquisizione, produzione, detenzione, trasporto o utilizzo di armi NBCR o dei loro vettori, e di adottare normative che impediscano la proliferazione di questi sistemi verso enti non-governativi.

Istituzioni, ruoli e funzioni

All’interno dell’Unione, vi sono diverse strutture coinvolte nelle attività di non-proliferazione nucleare. Primo fra tutti, il Servizio europeo per l’azione esterna dell’Ue (SEAE) è l’agenzia incaricata del coordinamento dell’azione europea nei fora internazionali che lavorano per il disarmo e la non-proliferazione nucleare. Tramite il SEAE, l’Unione da un lato collabora a stretto contatto con partner, stati terzi e organizzazioni internazionali, e dall’altro prende parte a vertici quali il Nuclear Security Summit (NSS) e il G8.

Sempre a livello istituzionale, il Parlamento europeo svolge funzioni di scrutinio delle politiche e controllo del budget, elaborando risoluzioni e raccomandazioni sull’azione dell’Unione. Negli ultimi anni, l’Ue ha investito un’ingente quantità di risorse nella sicurezza nucleare, come dimostrato dal finanziamento per la creazione di sei centri di eccellenza focalizzati sull’area NBCR. Tra il 2014 e il 2019, si è assistito ad un incremento del budget dedicato ad attività di non-proliferazione e disarmo nucleare pari circa a 40 milioni di euro, raggiungendo così una somma di 48 milioni di euro nel 2019.

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L’adozione di politiche, decisioni e strategie di non-proliferazione spetta invece al Consiglio, al cui interno i gruppi di lavoro CONOP e CODUN riuniscono rappresentanti degli stati membri impegnati in attività di cooperazioni mirate al disarmo, alla non-proliferazione, e al controllo di armi di distruzione di massa.

Infine, un ruolo di primaria importanza è ricoperto dall’EU Non-Proliferation and Disarmament Consortium, un network di istituzioni e centri di ricerca che si occupano di politica estera e che, tramite conferenze, partnership strategiche e progetti di formazione, mira ad ampliare il dibattito internazionale su queste tematiche.

Sviluppi recenti

Tra le ultime misure adottate dall’Ue rientrano la Decisione del Consiglio per il sostegno alle attività della commissione preparatoria dell’Organizzazione del trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization – CTBTO) e la Raccomandazione del Parlamento che identifica il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (Treaty on the Prohibition of Nuclear Weapons – TPNW) quale possibile strumento per il raggiungimento di un mondo senza armi nucleari.

Vista inoltre la crescente incertezza che ha circondato i regimi di controllo degli armamenti negli ultimi anni, nell’ottobre 2020 il Parlamento europeo ha incitato l’Ue ad adottare una posizione più incisiva nel suo impegno per il disarmo e la non-proliferazione nucleare. Al tempo, alle preoccupazioni provocate dalla dissoluzione del Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (Intermediate Range Nuclear Forces – INF), si sommavano quelle dovute allo stallo nelle negoziazioni sul cosiddetto Accordo sul nucleare iraniano (Joint Comprehensive Plan of Action – JCPOA), e all’apparente avversione statunitense all’estensione del New START (New Strategic Arms Reduction Treaty) – fortunatamente rinnovato nel febbraio 2021.

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In particolare, considerato il rinvio della Conferenza di revisione dell’NPT dovuto all’emergenza pandemica, i parlamentari europei hanno sollecitato l’Alto rappresentante dell’Unione, Josep Borrell, ad elaborare una posizione europea in vista del summit che si terrà nell’agosto 2021, e riaffermare il supporto dell’Ue al Trattato.

Come dimostrato dalle stesse relazioni tra l’Unione e la Corea del Nord – il cui programma di produzione di armamenti nucleari non sembra arrestarsi – la dottrina dell’Ue per il conseguimento della non-proliferazione nucleare è basta sul dialogo e un’intensa attività diplomatica. È tramite queste modalità che, in ultima istanza, l’Ue intende conseguire il bramato obiettivo di mettere un punto ai programmi di proliferazione nucleare in tutto il mondo.

Ottavia Credi è ricercatrice nei programmi Difesa e Sicurezza dell’Istituto Affari Internazionali (IAI).

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