Donne in politica: i numeri dell’uguaglianza di genere in Europa

Christine Lagarde, Angela Merkel e Ursula von der Leyen, in occasione di una riunione del Consiglio europeo pre-pandemia. (EPA-EFE/OLIVIER HOSLET)

Angela Merkel si avvia alla conclusione dei suoi 16 anni al potere, ma nuove leader emergono dappertutto in Europa. In occasione dell’8 marzo vogliamo vedere qual è lo stato della rappresentanza femminile nell’Ue. 

Angela Merkel. Christine Lagarde. Ursula von der Leyen. Sono rispettivamente l’attuale cancelliera tedesca, presidente della Banca centrale europea e della Commissione europea, tre delle cinque donne politiche più influenti a livello mondiale secondo la classifica stilata nel 2020 da Forbes. Ma qual è lo stato attuale della situazione di rappresentanza femminile in Europa? Proviamo a ripercorrerlo insieme, alla luce anche di uno studio sul tema appena pubblicato dal servizio di ricerca del Parlamento europeo.

A 100 anni dall’estensione del suffragio femminile e dall’elezione di donne a cariche politiche in diversi Paesi europei, i dati sono ancora preoccupanti. 5 su 27 è il numero di donne a capo degli attuali esecutivi dei Paesi Ue – quelle che siedono nel Consiglio europeo -, numero raggiunto a gennaio 2021 con la nomina della premier estone Kaja Kallas.
L’indice sulla gender equality sviluppato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) mostra che negli ultimi 10 anni il “potere” è l’area in cui sono stati compiuti maggiori progressi, ma è anche quella in cui il divario rimane più ampio.

Nel 2019, nell’Unione europea sono stati censiti 229 milioni di donne e 218 milioni di uomini. Il primo argomento a favore del gender balance è statistico: guardando alla popolazione le donne dovrebbero ricevere almeno uguale rappresentazione, essendo il 51% della cittadinanza europea.

Unione europea e parità di genere: a che punto siamo?

Nel 2019, l’allora presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ammise quanto difficile fosse il raggiungimento della parità di genere, sottolineando, per esempio, come solo una delle cinque cariche più alte dell’Unione Europea fosse all’epoca ricoperta da …

Fra Parlamento e Commissione

Nel 1979, in occasione della prima elezione diretta del Parlamento europeo, la percentuale di donne in Aula era appena del 16,6%. Cresciuta notevolmente con le elezioni del 2019 (41%), oggi è leggermente diminuita (38,9%), ma rimane comunque superiore alla media mondiale dei Parlamenti nazionali (30,5%). 

Tuttavia tra gli Stati membri permangono grandi differenze: da una parte un numero crescente di delegazioni nazionali si trova attorno al 50%, come Finlandia o Svezia; dall’altra, invece, in Paesi come Cipro (0%), Romania (18,2%), Slovacchia (21,4%) e Grecia (23,8%), le donne non rappresentano nemmeno un quarto degli eurodeputati.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea dal dicembre 2019, è la prima donna in questo ruolo. E anche l’esecutivo Ue non è mai stato così rosa. . Attualmente, la Commissione è composta da 13 donne su 27 Commissari. La presidente si sta impegnando per raggiungere la piena parità a tutti i livelli di gestione della Commissione entro la fine del 2024.

A livello di  Stati nazionali, in generale, permangono sempre più uomini nelle posizioni di potere, con percentuali di donne che variano dal 54,5% in Finlandia al 7,7% di Malta. La situazione a livello regionale e locale mostra dati simili con una media del 32,1% di donne nelle assemblee regionali nell’UE. Il progresso, tuttavia, rimane molto lento: dal 2005, la percentuale di donne è  migliorata a un tasso medio di appena 0,3% all’anno.

C’è un altro aspetto da valutare: oltre alla poca rappresentatività femminile, le analisi di EIGE mostrano che esiste anche una differenza di genere nell’acquisizione dei portafogli. Se agli uomini vengono più spesso associati dicasteri di alto profilo, come esteri e interni, difesa e giustizia o finanzia e industria, alle donne si affidano solitamente gli ambiti socio-culturali, come salute, educazione e affari sociali.

Ostacoli

Inizialmente, era opinione diffusa associare la sottorappresentazione femminile in politica ad una scarsa ambizione, mentre oggi, è riconosciuto e appurato che esistono barriere strutturali, culturali e sociali che continuano ad ostacolare le donne nel percorso di candidatura ed elezione.

Sono stati individuati una serie fattori che contribuiscono alla sottorappresentazione femminile. Tra questi fanno parte anche l’assenza di modelli femminili, gli stereotipi di genere, un accesso alle risorse iniquo e la violenza nei confronti delle donne nella vita politica.

Seppur i social media possano offrire alle candidate una maggiore visibilità, sono anche uno dei luoghi principali in cui persiste la violenza psicologica, sotto forma di commenti sessisti, mobbing, intimidazioni.
Inoltre, va considerato che attualmente non esistono dati a livello europeo sulla rappresentanza politica di diversi gruppi di donne, come le donne di minoranze etniche, LGBTI, con disabilità, ma i dati disponibili suggeriscono che anche questi gruppi siano sottorappresentati.

Strategie per chiudere il gap 

L’EIGE, l’European Women’s Lobby (EWL), l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa e le ricerche condotte per il Parlamento europeo hanno identificato buone pratiche per migliorare il gender balance, promuovendo un approccio olistico, a partire da misure “hard” (cambiare i sistemi elettorali, creare un quadro istituzionale favorevole, introdurre quote di genere) a misure “soft” (introdurre quote di genere volontarie, offrire formazione, tutoraggio e finanziamento). In generale, si tratta di sfidare gli stereotipi di genere che delegittimano donne e ragazze a partecipare alla vita politica ed incoraggiare queste ultime, invece, in modo proattivo.

Gender gap, l'Ue propone di sanzionare i datori di lavoro che discriminano le donne

La direttiva, che dovrà essere approvata dal Parlamento e dal Consiglio, prevede anche l’obbligo per i datori di lavoro di fornire informazioni sulle differenze di retribuzione tra i dipendenti.

Le donne in Europa guadagnano il 14,1% in meno degli uomini. Solo …

L’impatto del Covid-19

L’emergenza sanitaria in corso ha avuto un impatto diretto su tutti gli aspetti delle nostre vite, incrementando anche le incidenze della violenza di genere e le gravi ripercussioni sulle opportunità delle donne.

Ad esempio, un’analisi di 115 task force nazionali di esperti Covid-19 ha rivelato che l’85,2% conteneva principalmente uomini e solo il 3,5% mostrava parità di genere. Nelle task force, la proporzione di donne varia da 0% in Lituania e 6,7% in Ungheria a 40,6% in Irlanda e 60% in Austria.
Dall’altro lato, eppure, sono i capi di governo donne in Danimarca, Finlandia, Germania, Islanda e Nuova Zelanda ad essere state riconosciute per la rapidità delle loro risposte con misure progettate per “appiattire la curva”.

A gennaio 2021, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sulla prospettiva di genere nell’emergenza Covid-19, dove si sottolinea che le donne devono poter svolgere un ruolo centrale nel processo decisionale per la progettazione, l’attuazione e il monitoraggio delle misure a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Inoltre, la Gender Equality Strategy 2020-2025 della Commissione europea include la partecipazione politica femminile tra gli obiettivi prioritari, inserendo la promozione della partecipazione di donne sia come votanti che come candidate nelle elezioni 2024.

L’assenza sostanziale di donne all’interno della politica europea mette in luce il grande divario che ancora esiste. Eppure, secondo il sondaggio Eurobarometro 2017, la promozione della gender equality è diventata importante per garantire una società equa e democratica. Questo è riconosciuto dal 91% dei cittadini intervistati, con quasi nessuna differenza di genere.

La parità di genere è stata raggiunta in politica? Per il 51% degli intervistati. Ma c’è sempre un gap significativo tra uomini e donne. Tra gli uomini, il 57% pensa che il divario di genere sia stato superato, mentre nel caso delle donne, solo il 45% è d’accordo.

A cura di Caterina Moser.

Europea è un'iniziativa di:

IAI CSSF CESPI ECFR CSSF movimentoeuropeo OCBT VillaVigoni