Una piattaforma comune europea per il gas potrebbe rivelarsi la soluzione vincente

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Una piattaforma comune per l’acquisto di gas potrebbe dar vita ad una vera e propria politica di sicurezza europea. Ciò si tradurrebbe in una politica energetica comune per il gas, a completamento del tassello mancante del quadro della politica dell’Ue per il petrolio e l’elettricità, scrivono Christian Egenhofer e Francesco Gazzoletti.

Christian Egenhofer ricopre il ruolo di Associate Senior Research Fellow presso il Centre for European Policy Studies (Ceps) e Senior Research Associate presso la School of Transnational Governance, European University Institute di Firenze, mentre Francesco Gazzoletti è Managing Partner di FortyEight a Bruxelles.

La riunione del Consiglio europeo del 24 e 25 marzo si è concentrata sulla risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Due argomenti hanno dominato l’agenda: far fronte a prezzi dell’energia (gas, elettricità e petrolio) sempre crescenti – e l’eventuale taglio alle importazioni di gas e petrolio russo. La risposta agli alti prezzi dell’energia ha prevedibilmente portato ad una serie non coordinata di misure fiscali e normative da parte degli Stati membri.

Ad ottobre e marzo, la Commissione europea ha cercato di gestire al meglio questa serie di misure dispersive, pubblicando due comunicazioni sui prezzi dell’energia, il cosiddetto Toolbox. Le azioni unilaterali e non coordinate sembrano essere il riflesso delle azioni dei singoli governi.

L’acquisto congiunto di gas da parte dell’Ue potrebbe rivelarsi una strategia vincente

In tempi di crisi solitamente il Consiglio europeo interviene con misure mirate ad arginare le difficoltà. In questo caso, l’intervento del Consiglio ha portato alla creazione di una piattaforma di acquisto comune del gas, preannunciata dalla Commissione europea nella sua comunicazione dell’8 marzo, e già prima dagli Stati membri e dal CEPS (Centre for European Policy Studies).

Tuttavia, la formulazione adottata nel progetto del Consiglio europeo riduce l’impatto della proposta originale abbozzata dalla Commissione. Infatti, si parla di accordi di acquisto su base volontaria e gli Stati membri si allineano all’Unione europea per i negoziati sui prezzi. Inoltre, le piattaforme comuni di acquisto di gas potrebbero rivelarsi un significativo passo avanti, a condizione che la piattaforma goda del sostegno dei principali “Stati membri del gas”.

Alla fine, l’efficacia della misura dipenderà dalla quantità di volume coperta che, a sua volta, dipenderà dal numero degli Stati membri aderenti. Un efficace acquisto congiunto di gas potrebbe evitare agli stati membri di competere tra loro sul suo acquisto, ma anche di offrire accordi poco vantaggiosi a governanti autocratici. Una maggiore chiarezza sulla provenienza del gas e sui relativi accordi di vendita potrebbe aiutare i governi europei nel mantenere saldi i propri valori europei aumentando la trasparenza dei mercati.

Inoltre, nel lungo termine, la piattaforma comune per l’acquisto di gas potrebbe portare ad una vera politica europea di sicurezza energetica in merito all’approvvigionamento di gas finora mai attuata. Anche se non fa ancora parte della proposta avanzata, l’acquisto congiunto di gas potrà dar vita alla formulazione di regole ex-ante – principi, piani di distribuzione, clienti prioritari ecc. – per gestire la redistribuzione del gas, in particolare in tempi di crisi.

Ciò porterebbe alla nascita di una politica energetica comune per il gas, completando così l’anello mancante all’interno del quadro di politica energetica europei già esistente per il petrolio e l’elettricità. La sicurezza del petrolio è infatti ampiamente garantita da un mercato globale liquido, sostenuto da efficaci misure di emergenza da parte dell’Agenzia internazionale dell’energia. L’elettricità è da tempo governata da un mercato interno funzionante, reso più solido dal Clean Energy Package sotto la Commissione Juncker.

Nessun compromesso sul taglio dei fondi alla “guerra di Putin”

Dall’invasione russa dell’Ucraina e dalle conseguenti sanzioni occidentali, l’Ue non è stata in grado di trovare una visione comune sulla necessità di porre dei limiti alle importazioni di gas dalla potenza orientale. I paesi maggiormente dipendenti dal gas russo, come la Germania, sembrano infatti voler evitare mosse estreme.

È interessante notare che Putin, stabilendo che tutte le esportazioni di gas e petrolio debbano essere pagate in rubli, potrebbe aver introdotto un effettivo divieto sulle esportazioni di energia. La questione richiede certamente una valutazione più approfondita, ma sembra che assecondando la Russia, l’Ue renderebbe di fatto vane le proprie sanzioni (a causa del congelamento dei beni della Banca centrale russa), gravando al contempo su tutto il prezzo della stabilizzazione dei rubli rispetto all’euro.

Sembra che la Russia abbia bruciato tutti sul tempo, e non si possono più sottovalutare le conseguenze economiche e sociali sull’Ue del divieto energetico russo. Più a lungo dura la guerra e più brutale diventa, maggiore è la pressione – all’interno dell’Ue e degli Usa – sugli stati membri ancora indecisi.

Indipendentemente da ciò, l’Ue potrebbe dover affrontare una situazione in cui le forniture russe diminuiscono, ad esempio, a causa delle sanzioni a danno del software finanziario che regola i pagamenti e le importazioni o, più in generale, per la riluttanza dei paesi importatori di gas ad agire contro le materie prime russe.

La decisione russa di accettare pagamenti solo in rubli potrebbe tuttavia velocizzare i meccanismi decisionali e portare ad un altro Consiglio europeo a maggio che affronti la questione.