Per la centrale nucleare di Krško il tempo sta scadendo

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La centrale slovena

In un comunicato stampa di oggi, il Ministero per la Protezione del Clima austriaco ha informato di aver fatto richiesta formale di “partecipazione alla procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale transfrontaliera per l’estensione della vita operativa della centrale nucleare di Krško. I documenti pertinenti sono stati presentati alle autorità slovene dal ministero della protezione del clima mercoledì”.

Ne avevamo parlato qualche giorno fa; anche l’Italia è invitata a partecipare alla procedura, essendo un paese confinante. Ha tempo fino al 25 giugno per decidere.

Centrale di Krško in Slovenia: tempo di agire per il governo italiano

Torna nuovamente alla ribalta il tema del futuro nucleare dell’Unione Europea. Stavolta è la Slovenia a chiedere l’autorizzazione per l’estensione della vita della centrale nucleare di Krško (la cui chiusura è prevista per il 2023) fino al 2043. Una richiesta …

Così continua il comunicato del ministero: “L’energia nucleare è pericolosa e pone enormi rischi anche per le generazioni future. La centrale nucleare di Krško in particolare è situata in una zona sismica a rischio. La procedura di VIA transfrontaliera per l’estensione della vita operativa della centrale nucleare di Krško è un primo passo importante”. E la Ministra Leonore Gewessler rincara la dose: “l’energia nucleare divora somme di denaro assurde che sarebbero molto più opportunamente spese per l’espansione delle energie rinnovabili”.

La preoccupazione di Vienna non si limita alla centrale slovena. Da anni sta mettendo pressione sulla questione ancora più spinosa del previsto raddoppio della centrale ungherese di Paks, la cui costruzione è stata concordata da Orban direttamente con Putin, sulla base di una licenza fondata, secondo molti, su dati errati.

Il Bel Danubio potrebbe tornare blu, ma grazie alle radiazioni

Una forte preoccupazione è il tratto dominante nei paesi confinanti rispetto alla scelta del governo ungherese di costruire nuovi reattori nucleari a Paks, ad una trentina di km a sud-est del lago Balaton, lungo il corso del Danubio. Il sito, …

Il Prof. Kurt Decker, dell’Università di Vienna, ha presentato proprio mercoledì l’ennesimo rapporto sullo stato delle faglie sismiche, che s’incrociano proprio sotto il sito nucleare ungherese, sconsigliando vivamente la costruzione di ulteriori reattori.

Laconico il comunicato: “I risultati del rapporto indipendente NPP Paks II: Paleo-seismological assessment of the Siting Report and the Site License with respect to fault capability hanno mostrato come le prove dell’esistenza di una faglia sismica particolarmente vigorosa nel sito siano state nascoste sotto il tappeto. Secondo le linee guida dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA), le regole dell’Associazione dei Regolatori Nucleari dell’Europa Occidentale (WENRA) e i regolamenti ungheresi, la licenza del sito per Paks II non avrebbe dovuto essere concessa nel 2017”.

Una conclusione inquietante, che sempre più spinge ad interrogarci, in Europa, sul futuro del nucleare. O quantomeno sulla necessità di una nuova politica di dislocazione e distribuzione dell’energia nucleare sganciata da logiche nazionali, inevitabilmente vincolate dalle caratteristiche orogenetiche e sismologiche del territorio.