La crisi del gas e le risposte della Commissione europea

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Le valvole del gasdotto Nord Stream 2 a Lubmin, in Germania. [EPA-EFE/CLEMENS BILAN]

Sono giorni difficili questi per Timmermans, il commissario europeo per il Patto Verde, il Green Deal. Deve sostenere la rivoluzione verde quale principale obiettivo della sua Commissione e, allo stesso tempo, spiegare perché i prezzi di gas e elettricità siano impazziti.

Il 14 luglio 2021 ha presentato il pacchetto “Pronti per il 55, Fit for 55, il più ambizioso della storia dell’Unione, per raggiungere la riduzione delle emissioni di CO2 del 55% al 2030. Il 13 ottobre scorso ha dovuto spiegare, assieme ai suoi colleghi della Commissione, quali azioni intende adottare in risposta alla crisi, in una comunicazione ufficiale al Parlamento. Nei tre mesi che separano i due documenti è accaduto di tutto sui mercati dell’energia, con i prezzi del gas che sono triplicati e con quelli dell’elettricità che sono raddoppiati.

È una crisi che, magra consolazione, riguarda tutto il mondo e coinvolge altri settori dell’economia, nella caotica uscita dalla pandemia del 2020. Le bollette dei consumatori finali sono esplose, più 30% in Italia per l’elettricità e più 14% per il gas, mentre altri adeguamenti il rialzo, purtroppo, si intravedono per il primo gennaio 2022. L’inflazione nell’area euro sale al 3,4% a settembre, contro il 3% di agosto, ma per ottobre arriverà ben oltre il 4%, sulla spinta dell’energia.

Come capita sempre, ogni governo agisce in maniera diversa. La Spagna, partita per prima a giugno, punta alle rendite dei grandi produttori di elettricità da idroelettrico e da rinnovabili, per sottrarre fondi, da profitti inaspettati, da usare per contenere gli aumenti ai consumatori. L’Italia, fra luglio e ottobre, ha stanziato oltre 5 miliardi di euro, andati ad appesantire il debito, per limitare gli aumenti. La Gran Bretagna, oggi fuori dall’Unione, ma sempre riferimento delle riforme energetiche, lascia fallire le sue imprese di vendita. In Francia il governo ha deciso di bloccare le tariffe del gas e dell’elettricità, mente in altri paesi, in particolare in Germania, gli effetti per i consumatori arriveranno nelle prossime settimane.

Sul lato industriale, preoccupano le fermate di alcune grandi industrie che dipendono molto dal gas come materia prima. Il problema è che, a giudicare dai prezzi dei mercati, siamo solo all’inizio della tempesta, perché il problema è destinato a durare per tutto il prossimo inverno, fino a primavera inoltrata del 2022. Cosa accadrà è poco chiaro, ma vengono i brividi riflettendo sulle conseguenze peggiore dell’ammanco di gas che si prospetta nelle prossime settimane. Il documento diffuso dalla Commissione Europea, la ‘cassetta degli attrezzi’ su come affrontare la crisi, sotto questo aspetto evidenza molto bene che nell’Unione esistono ben 31 milioni di persone che non riescono a scaldarsi adeguatamente, il che vuol dire che quest’inverno avrà molto freddo il 7% della popolazione europea.

Non soddisfare un bisogno primario come quello del riscaldamento personale evidenzia l’incapacità di avere un adeguato sviluppo sociale, prima ancora di quello sostenibile legato al dilemma climatico. Tale distacco fra fredda realtà del prossimo inverno e ambizioni luccicanti di lungo termine sono ben evidenti nel documento della Commissione, dove le proposte sono per lo più velleitarie.

Fa eccezione l’aver sottolineato, giustamente, la necessità di indagare sui meccanismi di formazione dei prezzi spot che, visto il balzo di oltre 10 volte in un anno e mezzo, evidenziano problemi di efficienza. Molta attenzione ha catturato la proposta di creare una centrale d’acquisto a livello europeo, un’idea talmente lontana nel tempo e nella realtà da far sorridere. Invece, viene ribadita la necessità di non mollare sulla transizione energetica attraverso lo sfruttamento delle fonti rinnovabili, quelle che ci consentirebbero finalmente l’indipendenza dal gas, ma anche quelle, dimentica la Commissione, su cui l’Europa investe dai primi anni ’80 con risultati parziali. È la solita suggestione che dura da oltre 40 anni, tanto cara ai socialisti come Timmermans, e che nemmeno la più grave crisi energetica dagli anni ’70 sembra aver messo in discussione.