Il gasdotto TAP porta la politica energetica dell’Ue in Azerbaigian

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

La costruzione del gasdotto TAP potrebbe diventare un esempio di quello che dovrebbe essere il ruolo di uno sviluppatore di progetti, ovvero costruire un progetto per infrastrutture commerciali attenuando al contempo i potenziali conflitti ambientali e sociali, scrive Danila Bochkarev.

Danila Bochkarev è Senior Fellow all’EastWest Institute di Bruxelles. Le opinioni espresse in questo articolo riflettono esclusivamente il punto di vista dell’autore, non della sua organizzazione.

Il 15 novembre 2020, il Trans Adriatic Pipeline (TAP) ha iniziato le operazioni commerciali. Il TAP è parte del Corridoio meridionale del gas, che trasporta il gas naturale verso l’Europa dal giacimento Shah Deniz II in Azerbaigian. Collegandosi con il Trans Anatolian Pipeline al confine greco-turco, il TAP attraversa la Grecia settentrionale, l’Albania e l’Adriatico prima di approdare in Italia.

Il gasdotto da 4,5 miliardi di dollari ha una capacità di 10 miliardi di metri cubi all’anno, potenzialmente espandibile fino a 20 miliardi di metri cubi all’anno. Si stima che saranno consegnati 8 miliardi di metri cubi all’Italia e 2 miliardi di metri cubi alla Bulgaria e alla Grecia.

Il progetto del gasdotto TAP è stato favorito dalla spinta dell’Ue verso la diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico. La diminuzione della produzione interna e l’aumento dei consumi stanno portando a un aumento della domanda di gas importato.

Ogni nuova fonte di energia porta a una maggiore concorrenza e sicurezza dell’approvvigionamento. Ma ci sono anche ragioni politiche alla base della strategia di diversificazione dell’Europa: Bruxelles sta di fatto evitando le nuove forniture di gas russo e le nuove rotte di consegna.

Oltre a ciò, bisogna considerare che evitare la dipendenza da un particolare fornitore potrebbe condurre alla creazione di nuove dipendenze potenzialmente complesse. Un transito attraverso la Turchia potrebbe – in alcuni casi – portare con sé le proprie sfide politiche, considerando le recenti tensioni tra Ankara e Bruxelles.

Fondamentalmente, tutte le rotte e le fonti di approvvigionamento non russe (come il gasdotto TAP) hanno ottenuto il “via libera” da Bruxelles. Ad esempio, il TAP è stato selezionato – tra gli altri – come Progetto di Interesse Comune (PCI) nel 2013, 2015, 2017 e 2019 per il suo ruolo nell’apertura del Corridoio meridionale del gas, un’importante via alternativa di approvvigionamento per l’Europa.

La scelta del TAP come PCI per quattro volte di seguito conferma il solido sostegno politico dell’Ue al gasdotto, integrato da importanti fondi delle istituzioni europee e internazionali. Ad esempio, il gasdotto TAP ha ricevuto 1 miliardo di euro di prestiti dalla Bers e 700 milioni grazie allo strumento diretto della Bei. Washington ha inoltre offerto un forte sostegno politico al Corridoio meridionale del gas.