Il futuro nucleare dell’Europa dell’est

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La centrale nucleare bulgara di Kozloduy. [Wikimedia Commons]

Durante la sua recente visita a Sofia, Frans Timmermans, Vicepresidente e Commissario al Green Deal venerdì scorso in un’intervista alla rete bTV (la prima emittente privata bulgara) ha suggerito al paese di accelerare la decarbonizzazione della propria economia puntando sulla riattivazione di un vecchio progetto nucleare.

Si tratta del sito di Belene, che avrebbe dovuto vedere la costruzione della seconda centrale nucleare del paese sul Danubio (la presenza di acqua nelle immediate vicinanze di una centrale è cruciale per il funzionamento degli impianti di raffreddamento e per l’eventuale decontaminazione, tramite sversamento). Il progetto era stato accantonato quasi definitivamente ad inizio anno preferendo la costruzione di nuovi reattori nel sito già esistente di Kozloduy (sempre lungo il corso del Danubio, naturalmente, un centinaio di chilometri più a monte del suo corso, al confine con la Romania).

Con i due reattori oggi in uso, il 5 e il 6, che nel 2016 avevano ricevuto l’autorizzazione dell’agenzia nazionale a continuare la vita attiva oltre il periodo previsto in assenza di una qualsiasi valutazione d’impatto ambienatle; cosa teoricamente vietata dalla normativa europea. E nonostante l’incidente che causò, nel luglio 2019, la disconnessione del Reattore 4 dalla griglia di produzione e distribuzione elettrica bulgara.

La cosa più curiosa è che i primi reattori della centrale di Kozloduy erano stati chiusi proprio nel quadro degli accordi per l’accesso della Bulgaria alla Ue. Adesso invece la Ue chiede alla Bulgaria di procedere oltre sul sentiero nucleare. Arrivando (Timmermans) perfino a ventilare l’ipotesi che la Ue sia disposta ad aiutare finanziariamente la costruzione di questa nuova centrale. Una partita in cui la Ue spera probabilmente di inserirsi fra i due protagonisti: Usa e Russia; che forniscono tecnologie di controllo e reattori di produzione al sito già esistente.

Appare così più chiara la strategia di decarbonizzazione della Ue: puntare sui paesi dell’est Europa come produttori e distributori di energia a basso costo (di produzione, ma ad alto rischio di contaminazioni) per l’intera Ue. Un’idea brillante, per noi consumatori energivori del resto d’Europa. Non saprei se i cittadini dei paesi dell’est siano altrettanto entusiasti dell’idea; ma magari i loro governi verranno ampiamente ricompensati per questa eventuale scelta; chissà, forse con qualche concessione in più sul rispetto dello stato di diritto.