Chi paga la transizione ecologica?

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UK, prezzi energia, 9 settembre

In Inghilterra la sera del 9 settembre se la sono vista brutta. No, niente attacchi terroristici, niente recrudescenza del covid, niente traumi legati alla Brexit. Qualcosa di diverso, ma anche di molto peggiore; potenzialmente. Perché il costo delle forniture elettriche all’ingrosso ha toccato un allarmante picco di 0,867 sterline a kilowattora: oltre 1 euro.

Tanto per capire l’aspetto drammatico della notizia, consideriamo che nel 2020 il costo medio per l’energia per le famiglie (quindi al dettaglio, non all’ingrosso) in Italia era stato di 0,222 euro. Magari ritenete che, causa lockdown, il 2020 non sia un dato affidabile? Vediamo allora il dato del 2019, quando il costo del kilowatt era a 0,161. O se volete nel 2017, quando a seguito dei rincari era arrivato a 0,213. Insomma, quello raggiunto qualche giorno fa è un picco da cinque volte tanto. Certo, causato da una temporanea ed improvvisa caduta del vento che alimenta gl’impianti eolici; le forniture di gas non sono arrivate come avrebbero dovuto. Tutto vero, ma il dato è stato comunque un campanello d’allarme. E non per la sola Inghilterra.

Sarà per questo che nei giorni scorsi il Ministro Cingolani ha voluto lanciare un segnale all’opinione pubblica, forse per prepararci a rincari senza precedenti dell’energia a partire da questo autunno. Il costo della materia prima è indubbiamente aumentato. Il gas naturale, col quale soddisfiamo il 90% delle nostre esigenze energetiche, dopo la temporanea diminuzione del marzo 2020 ha ripreso la galoppata già iniziata a fine 2018, ed è letteralmente raddoppiato dal primo gennaio di quest’anno (da circa 2,5 a oltre 5 dollari per unità termica).

Ed è raddoppiato perché il costo delle emissioni di CO2 è a sua volta raddoppiato in questi primi 8 mesi dell’anno, passando da circa 30 a circa 60 euro per tonnellata: una correlazione diretta. Correlazione che il governo ha cercato di mitigare per i consumatori, quando col cosiddetto ‘decreto salva-bollette’, ha posto a carico del bilancio statale 1,2 miliardi di aumenti per calmierarne il costo.

Le attese dei mercati sono per un ulteriore aumento, costante ma a ritmo meno accelerato, del costo dell’emissioni di CO2; da qui l’avvertimento del Ministro. Ma c’è un’altra componente che risulta rilevante in bolletta, ed è quella fiscale (13%). Nonostante la fiscalizzazione di parte degli oneri aggiuntivi, è possibile (e le affermazioni del Ministro lo lasciano immaginare) che il governo ne approfitti per scaricare sull’energia delle maggiori imposte atte a scoraggiare i consumi più impattanti sull’ambiente. Inconcepibile anche dover sopportare, sull’energia, un costo gravato dell’Iva al 22%.

La Germania ha già fatto la scelta di lasciare che le imposte siano scaricate sui consumatori, ed infatti il kilowattora nel 2020 è costato al dettaglio in media 0,310 euro, una cifra sensibilmente superiore alla nostra ed a quella della Francia, dove il prezzo si è fermato a 0,182, grazie all’ampia disponibilità di energia nucleare (ma attenzione a pensare che l’energia nucleare faccia necessariamente diminuire le bollette, perché il Giappone, con una capacità produttiva nucleare analoga a quella francese, ha un prezzo praticamente identico al nostro: 0,221).

Il punto cruciale per gestire senza eccessivi traumi sociali e distributivi il tema della transizione ecologica, che è anche energetica, è che non può essere affrontata sic stantibus rebus, ossia a contesto invariato. La UE ha provato a forzare la mano, accelerando una transizione ormai diventata manifestamente ineludibile. Ma per gestirla occorre un quadro complessivo favorevole, che richiede un notevole sforzo politico e visione strategica.

Se pensiamo di, o siamo costretti a, fare le stesse cose che facevamo prima, come andare al lavoro in macchina (ma anche i trasporti collettivi inquinano, e le ricariche elettriche per i monopattini consumano energia), doverci spostare per andare ancora a ritirare una raccomandata, ostinarci ad accompagnare e riprendere da scuola i figli in macchina, ed altre amenità varie, la transizione sarà costosa; e genererà malumore sociale.

Per questo il governo ha un ruolo cruciale: per modificare, insieme agli incentivi all’uso di energie pulite ed al disincentivo di quelle ‘sporche’, i nostri comportamenti quotidiani, rendendo la vita più facile a ciascuno di noi in vista dei cambiamenti futuri. Anche a questo dovrebbe servire il PNRR. In questa logica, a mero titolo di esempio, il lavoro agile, quello contro il quale si scaglia Brunetta e che ha salvato il paese per oltre un anno, dovrebbe essere incentivato, piuttosto che ostacolato.