UE, un piano da 300 miliardi per fare a meno dei combustibili fossili russi e accelerare la transizione verde

epa09954770 EU Commission President Ursula von der Leyen gives a press statement on the Commission's proposals regarding 'REPowerEU, defence investment gaps and the relief and reconstruction of Ukraine' at the European Commission, in Brussels, Belgium, 18 May 2022. EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ [Stephanie Lecocq / EPA-EFE]

La Commissione europea ha presentato mercoledì 18 maggio un piano da 300 miliardi di euro per eliminare le importazioni russe di energia entro il 2027, anche se ha ammesso che ciò richiederà investimenti a breve termine in nuove infrastrutture per i combustibili fossili per sostituire il petrolio e il gas acquistati da Mosca.

In combinazione con la legislazione verde già approvata, il nuovo piano, chiamato REPowerEU, aiuterà l’Europa a risparmiare 100 miliardi di euro ogni anno sulle importazioni di gas, petrolio e carbone, ha affermato l’esecutivo dell’UE.

“La guerra di Putin, come tutti vediamo, sta sconvolgendo pesantemente il mercato energetico globale”, ha affermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, aggiungendo che il conflitto ha dimostrato la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili importati e la vulnerabilità che ne deriva.

“Ora dobbiamo ridurre il prima possibile la nostra dipendenza dai combustibili fossili russi. Sono profondamente convinta che possiamo”, ha continuato von der Leyen.

Il piano prevede tre elementi principali: risparmio energetico, aumento della produzione di energia rinnovabile e diversificazione delle forniture europee di petrolio e gas.

Comprende nuove proposte per incrementare l’obiettivo dell’UE in materia di energie rinnovabili al 45% entro il 2030, rispetto a quello del 40% fissato lo scorso anno, e per aumentare l’obiettivo di efficienza energetica dal 9% proposto a luglio 2021 al 13%.

Propone inoltre di rendere obbligatori i pannelli solari per gli edifici pubblici e per i nuovi edifici residenziali, rispettivamente entro il 2025 e il 2029.

Il piano fissa anche l’obiettivo di ottenere 10 milioni di tonnellate di idrogeno da fonti rinnovabili prodotte in Europa entro il 2030, e quello di importarne 10 milioni di tonnellate per sostituire carbone, petrolio e gas in alcuni settori dell’industria e dei trasporti.

“È più urgente che mai che l’Europa diventi padrona del proprio destino, aumenti la sua resilienza e sovranità e continui a guidare il mondo nell’affrontare la crisi climatica”, ha affermato Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione con delega per il clima.

Secondo il piano, il consumo europeo di gas russo sarà ridotto di due terzi entro la fine del 2022. Questo calo drastico sarà seguito da una riduzione più graduale e lineare della dipendenza da Mosca, a causa del tempo necessario per costruire capacità di energia rinnovabile, ha detto un alto funzionario della Commissione.

Le energie rinnovabili al centro di REPowerEU

In base alla proposta della Commissione europea, al centro del piano REPowerEU c’è il rapido e massiccio dispiegamento della produzione di energia rinnovabile, in particolare solare.

Per accelerare il suo dispiegamento, l’esecutivo dell’UE vuole semplificare le procedure di autorizzazione, con la possibilità di dichiarare i nuovi progetti eolici e solari come impianti di ‘interesse pubblico prioritario’, e con l’introduzione, a livello nazionale, di aree ‘go-to’ in zone a basso rischio ambientale.

Il progetto necessiterà finanziamenti aggiuntivi, ha affermato l’esecutivo UE, spiegando che il piano REPowerEU comporterà un investimento da 210 miliardi di euro che arriveranno dal bilancio dell’UE e dalle entrate del mercato del carbonio da qui al 2027. Entro la fine del decennio, il totale dovrebbe salire a 300 miliardi di euro.

Tuttavia, il rapido disaccoppiamento dall’energia russa potrebbe “portare a un periodo di prezzi dell’energia più elevati e più volatili, a causa dell’aumento del costo dei combustibili fossili”, ha avvertito la Commissione.

Per far fronte a questo, l’esecutivo UE insiste su misure che proteggano le famiglie più vulnerabili, inclusa la possibilità per gli Stati membri di limitare i prezzi del gas per i consumatori, “comprese le famiglie e l’industria”, e di tassare gli extra-profitti realizzati dalle società elettriche a causa dell’attuale elevato livello dei prezzi del gas.

I combustibili fossili hanno ancora un ruolo

L’UE dovrà inoltre diversificare le sue forniture di petrolio e gas rispetto alle fonti russe, firmando nuovi contratti a breve termine. Ciò include accordi sul GNL con Stati Uniti, Canada e altri, e la creazione di una piattaforma di acquisto congiunta per i paesi che desiderano partecipare.

“Dobbiamo essere trasparenti, dobbiamo essere onesti: abbiamo un problema serio a breve termine a causa del gas russo che non può essere subito sostituito dalle rinnovabili. Quindi dovremo andare là fuori nel mondo e cercare di trovare delle alternative”, ha detto Timmermans, indicando che sono stati stabiliti contatti con paesi come Egitto, Israele, Algeria e Qatar.

Un aspetto chiave di tali negoziati sarà fornire garanzie a lungo termine ai nuovi fornitori. “Sanno che ci stiamo allontanando dai combustibili fossili. Quindi, ovviamente, stanno facendo un calcolo” e si chiedono quando l’Europa smetterà di essere loro cliente, ha detto Timmermans.

“Quindi ciò che stiamo proponendo loro è quello che chiamerei un doppio accordo: prima un accordo a breve termine per fornirci il combustibile fossile di cui abbiamo bisogno, e poi uno a lungo termine per incorporarli in un sistema globale di produzione e uso di idrogeno verde”, ha detto.

Il piano prevede anche “il finanziamento di circa 10 miliardi di euro per costruire collegamenti oggi mancanti per il trasporto di gas e GNL, in modo che nessuno Stato membro venga lasciato al freddo, e fino a 2 miliardi di euro per le infrastrutture petrolifere in vista dell’interruzione della spedizione di petrolio russo”, ha affermato von der Leyen.

Questi si aggiungono alle infrastrutture del gas esistenti nell’elenco dei progetti prioritari dell’UE, tra cui l’interconnettore del gas tra Polonia e Lituania, l’interconnessione Polonia-Slovacchia, il Baltic Pipe tra Polonia e Danimarca e il gasdotto Grecia-Bulgaria (IGB).

Nel 2023 dovrebbero essere completati anche nuovi terminali di gas naturale liquefatto (GNL) a Cipro e in Grecia, e a Danzica in Polonia.

Diversi progetti di stoccaggio del gas sono in corso anche in Grecia, Romania e Bulgaria.

Alcuni deputati del Parlamento europeo hanno affermato che l’attenzione a breve termine sulla ricerca di nuovi fornitori di combustibili fossili potrebbe causare un aumento temporaneo delle emissioni, che dovrebbe essere preso in considerazione nell’attuazione della legislazione verde dell’UE.

“In tempi di crisi in cui dobbiamo sostituire il gas russo, anche in parte con il carbone, dobbiamo stare attenti e fare di tutto per aumentare la quota delle rinnovabili, ma ciò richiede tempo”, ha affermato Peter Liese, eurodeputato tedesco e relatore della posizione del  Parlamento europeo sulla riforma del mercato del carbonio dell’UE.

“Più ambizioni dovrebbero quindi concentrarsi sul periodo tra il 2027 e il 2030”, ha affermato.

Nel frattempo, il ruolo dei combustibili fossili nel piano è stata criticata dalle ong ambientaliste. Secondo Greenpeace, in questo modo l’UE continuerà a finanziare conflitti, violazioni dei diritti umani e distruzione ambientale, e non contribuirà a una riduzione delle bollette per i cittadini.

“Questi piani riempiranno ulteriormente le tasche di giganti dell’energia come Saudi Aramco e Shell, che stanno realizzando profitti record sulla scia della guerra, mentre le persone in Europa lottano per pagare i conti”, ha detto Silvia Pastorelli, un’attivista di Greenpeace.

“L’attenzione della Commissione sullo scambio di una fonte di combustibile sporco con un’altra continuerà a finanziare la distruzione ambientale e le violazioni dei diritti umani, e ci legherà al gas fossile per i decenni a venire”, ha aggiunto.

Anche il direttore esecutivo del think-tank ambientale ECCO, Luca Bergamaschi, ha affermato che “nuove infrastrutture per il gas, legate a profitti regolati e garanzie pubbliche, con lunghi periodi di ammortamento, contrastano con il rapido calo della domanda di gas, stimata in meno 40% al 2030 rispetto al 2021. Insieme a contratti di lungo periodo fortemente esposti al rischio di prezzi elevati”, queste infrastrutture “rimarranno a carico di cittadini e imprese ben oltre i tempi della crisi, imprigionando l’Italia in una costosa dipendenza da fonti fossili e non facendo nulla per abbassare l’altissimo costo del gas in modo strutturale”.

Tuttavia, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili ha applaudito il piano, che il suo direttore generale, Francesco La Camera, ha definito una “mossa audace per stimolare la transizione energetica e attrarre investimenti per una transizione verde più rapida”.

Il pacchetto è composto dai seguenti documenti: