L’Ue ha sprecato 440 milioni di euro per finanziare gasdotti mai completati

L'impianto di compressione del gas Podisor, parte del progetto del gasdotto BRUA, vicino al villaggio di Podisor, a 50 Km a sud-ovest da Bucarest. Il progetto del gasdotto Bulgaria-Romania-Ungheria-Austria (BRUA), formalmente concepito nel 2016, è stato in parte finanziato dall'Unione Europea. [EPA-EFE/ROBERT GHEMENT]

In meno di un decennio, l’Unione europea ha investito 440 milioni di euro in gasdotti che non sono mai stati terminati o i cui progetti rischiano di fallire, racconta una ricerca pubblicata lunedì 22 febbraio.

Secondo lo studio dell’Ong Global Witness che si occupa di sostenibilità e rispetto di diritti umani, l’UE ha investito quasi 5 miliardi di euro di soldi pubblici dell’UE in 41 progetti infrastrutture come gasdotti o terminali di importazione, noti come “Progetti di interesse comune” (PCI). Circa 440 milioni, in particolare, sono stati destinati a sette progetti che sono falliti o sono stati sospesi.

La stragrande maggioranza di tale somma – oltre 430 milioni di euro – è stata spesa per il gasdotto BRUA, destinato a collegare Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria alle riserve di gas nel Mar Nero. La ricerca di gas offshore nella zona economica del Mar Nero sotto la giurisdizione della Bulgaria e della Romania è stata un tema di attualità negli anni scorsi, ma nel caso della Bulgaria i lavori sono completamente fermi.

Progettato per limitare la dipendenza dell’Europa dal gas russo, nella sua prima fase il gasdotto BRUA mira a trasportare 1,75 miliardi di metri cubi di gas, con un costo stimato di 479 milioni di euro. Una prima sezione dell’opera è stata completata nel novembre 2020, ma si trova interamente in Romania e non raggiunge né il Mar Nero né i paesi vicini.

Gli investitori sono ora preoccupati che BRUA finisca per non trasportare affatto il gas del Mar Nero, dopo che la multinazionale statunitense Exxon – che fin qui aveva guidato la maggior parte del progetto – ha annunciato di voler vendere la sua licenza. I piani per estendere il gasdotto in Ungheria sono stati annullati nell’aprile dello scorso anno, e ora il progetto non rispecchia più i piani iniziali, che avevano spinto l’UE a inserirlo tra quelli di interesse comune.

Gli altri sei PCI che hanno ricevuto finanziamenti, ma i cui lavori non sono mai cominciati o sono attualmente bloccati, sono questi:

Sotto esame la selezione dei progetti

Con il suo report, Global Witness vuole mettere in guardia l’Unione europea dal ripetere gli stessi errori quando selezionerà il prossimo lotto di progetti da realizzare in base al nuovo regolamento sulle reti transeuropee per l’energia (TEN-E).

Secondo la Ong, il fallimento dei progetti elencati si spiega in gran parte con il fatto che il regolamento TEN-E attribuisce direttamente alle società del gas – rappresentate da ENTSOG, l’associazione dei gestori dei sistemi di trasporto del gas (TSO) –, e non a un’autorità terza, il ruolo di selezionare i progetti infrastrutturali selezionati per ricevere i finanziamenti dell’UE.

“È incredibile che la Commissione ritenga che questo sia un processo equo per decidere come spendere i fondi pubblici. Quando le aziende che possono trarne vantaggio diretto sono coinvolte nel processo decisionale, non sorprende che così tanto di questo denaro vitale venga sprecato”, ha detto Jonathan Gant, Senior Gas Campaigner di Global Witness. Interpellata da EURACTIV, la Commissione europea non ha risposto a una richiesta di commento.

Il nuovo aggiornamento del regolamento TEN-E esclude per la prima volta i gasdotti e gli oleodotti dalla possibilità di ricevere finanziamenti dell’UE, ma lascia la porta aperta al finanziamento delle reti dell’idrogeno, che possono essere costruite adattando le infrastrutture per il gas già esistenti.

I finanziamenti dell’UE in base alle norme TEN-E mirano a utilizzare il denaro dei governi nazionali e del settore privato come leva per mobilitare i massicci investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi climatici dell’Europa – tra i quali, 65 miliardi di euro di investimenti nelle infrastrutture per l’idrogeno da qui al 2030.

Entro quell’anno, “il fabbisogno totale di investimenti in elettrolizzatori di idrogeno è stimato tra 24 e 42 miliardi di euro”, ha affermato la Commissione europea l’anno scorso quando ha presentato il regolamento TEN-E aggiornato. Inoltre, saranno necessari anche “circa 65 miliardi di euro per il trasporto, la distribuzione e lo stoccaggio dell’idrogeno”.

Secondo Global Witness, però, i progetti sull’idrogeno proverranno interamente dal Piano decennale di sviluppo della rete (TYNDP) di ENTSOG, elaborato dalle aziende associate. Come parte di quel piano, gli operatori della rete del gas identificheranno le lacune infrastrutturali, che secondo la Ong saranno utilizzate per spingere in direzione di ulteriori investimenti nei gasdotti.

In più, se il nuovo regolamento TEN-E elimina i finanziamenti comunitari per le infrastrutture petrolifere e del gas, allo stesso tempo introduce la nuova categoria delle “reti intelligenti”, che include le reti del gas che fanno uso di soluzioni digitali per integrare gas a basse emissioni di carbonio e rinnovabili.

In questo modo, secondo Gant, “la proposta della Commissione non riesce ad affrontare il fondamentale conflitto di interessi creato lasciando ENTSOG responsabile delle parti chiave del processo di selezione dei progetti”.

ENTSOG ha respinto le accuse di conflitto di interessi, affermando che i suoi compiti “si basano sulla legislazione dell’UE” e sui piani di sviluppo della rete volti ad affrontare i problemi di sicurezza dell’approvvigionamento. Il sostegno finanziario, ha detto a EURACTIV via mail l’associazione delle società del gas, “è una conseguenza naturale della struttura in base alla quale i TSO stanno costruendo l’infrastruttura di trasporto del gas, e del fatto che tutti i TSO sono obbligati ad essere membri di ENTSOG”.

Guardando al futuro, ENTSOG dice che si sta preparando “per una transizione dell’infrastruttura del gas” per passare dal trasporto del gas naturale di oggi “a un futuro con gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio”, e spiega che la sua Roadmap 2050 mette in evidenza “il ruolo chiave dell’esistente infrastruttura del gas come mezzo efficiente per trasportare l’idrogeno”.

Per questo motivo, secondo ENTSOG, “sarà ancora importante che ci siano progetti di infrastrutture del gas da includere potenzialmente nell’elenco PCI, sia per motivi di sicurezza dell’approvvigionamento o di funzionamento del mercato, che – in futuro – per il riutilizzo e l’adeguamento delle reti esistenti per trasportare l’idrogeno”.

Gli aggiornamenti al regolamento TEN-E sono attualmente oggetto di discussione da parte del Parlamento europeo e degli Stati membri dell’UE in sede di Consiglio dei ministri. Un accordo politico sulla proposta è previsto verso la fine di quest’anno.