Transizione verde, la Romania vuole eliminare il carbone entro il 2032

Una centrale a carbone a Bucarest. [EPA-EFE/ROBERT GHEMENT]

Bucarest è determinata ad abbattere le emissioni e ad allinearsi alla maggioranza dei paesi membri dell’Unione europea. Per Greenpeace ed Europe Beyond Coal la strada del governo rumeno è quella giusta.

La Romania eliminerà il carbone al più tardi entro il 2032 ed entro la metà del 2022 approverà una legge per affrontare la chiusura delle miniere, adottando misure socio-economiche per sostenere le comunità del carbone e la riqualificazione dei lavoratori, secondo il piano ufficiale di recupero del paese presentato dal Governo.

Il documento, adottato giovedì 3 giugno, prevede un aumento della quota di fonti di energia rinnovabili attraverso investimenti nella produzione di elettricità eolica onshore e offshore, in parallelo con la rimozione del carbone dal ‘mix energetico’.

Il piano prevede l’istituzione di una commissione per il carbone, sulla falsa riga di quanto fatto da Repubblica Ceca e Germania, per decidere i dettagli della transizione.

La Romania si sta unendo alla maggioranza dei paesi dell’Ue che hanno fissato una data per eliminare gradualmente il carbone, altamente inquinante e dannoso per il clima. Ad oggi 14 stati membri Ue hanno già smesso di farvi ricorso o si sono comunque impegnati a farlo prima del 2030.

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Il ministro dell’Energia Virgil Popescu non ha ancora commentato il phase-out (il percorso di eliminazione graduale) del carbone dopo la pubblicazione del piano, ma la settimana scorsa ha annunciato di aver “iniziato la ristrutturazione del sistema energetico” e che, “per la prima volta” è stato raggiunto un accordo per “l’eliminazione del carbone bituminoso entro il 2030, con i lavori di greening finiti nel 2032″.

La data del 2032 non è tra gli obiettivi più ambiziosi, ma va riconosciuto alla Romania di aver diminuito dal 1990 l’uso del combustibile fossile, parallelamente all’aumento dell’energia nucleare e del gas naturale, la principale fonte di energia del paese ad oggi. Questo fa sì che il Paese sia più avanti degli altri grandi consumatori europei di carbone: Polonia, Germania e Repubblica Ceca.

L’andamento del mercato del carbone dell’Ue ha fatto alzare i costi per le compagnie elettriche che ancora vi dipendono. CE Oltenia, l’azienda elettrica statale che attualmente fornisce il 90% dell’elettricità a carbone della Romania, ha richiesto numerosi finanziamenti per coprire i costi legati al sistema di scambio delle emissioni dell’Unione.

“L’impennata dei prezzi dei permessi di emissione e il boom delle energie rinnovabili ci ha portato a questo punto – ha spiegato Mahi Sideridou, direttore generale della lobby Europe Beyond Coal, gruppo di pressione sui temi ambientali -. Queste tendenze sono solo destinate a intensificarsi, quindi non c’è modo che l’industria del carbone rumena resista fino al 2032″.

Vlad Cătună, attivista rumeno di Greenpeace che si occupa di energia, ha detto che l’organizzazione accoglie “con favore la decisione del governo di pianificare un’uscita dal carbone, ma il Paese deve allinearsi all’accordo di Parigi sul clima e al Green Deal dell’Ue”, eliminando “gradualmente il carbone al più tardi entro il 2030”.

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“Il governo deve anche dimenticare l’idea di puntare sul gas fossile”, ha proseguito l’esponente di Greenpeace, sottolineando che “la Romania ha una preziosa opportunità di fare un salto verso un sistema energetico più economico e pulito basato sulle energie rinnovabili”. “I piani del governo per il gas fossile rischiano di minare completamente questo passaggio”, ha aggiunto.

Cosa prevede il piano

Il Pnrr della Romania, presentato alla Commissione europea per accedere alle risorse del piano di ripresa da 750 miliardi di euro, Next Generation Eu, evidenzia la necessità di aumentare la quota di energia rinnovabile del paese in tandem con l’eliminazione del carbone.

Esso contiene anche misure per prevenire gli impatti negativi della transizione dal carbone, compreso l’utilizzo del Just transition fund dell’Ue e la revisione della strategia energetica nazionale della Romania. La strategia del governo prevede sei riforme e sei investimenti principali, il cui budget sarà di 1,62 miliardi di euro.

Il progetto include: la riforma del mercato dell’elettricità, lo sviluppo della legislazione per le tecnologie future come l’idrogeno, la riduzione dell’intensità energetica e la decarbonizzazione del settore del riscaldamento.

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