Transizione energetica, undici paesi Ue chiedono di smettere di finanziare le infrastrutture dei combustibili fossili

Secondo undici paesi europei, la revisione del regolamento sulle infrastrutture energetiche transeuropee dovrebbe evitare di finanziare i combustibili fossili. [Kodda / Shutterstock]

Undici paesi dell’UE hanno firmato una dichiarazione che chiede all’Unione di interrompere il finanziamento dei combustibili fossili nell’ambito del regolamento sulle infrastrutture energetiche transeuropee (TEN-E), attualmente in fase di revisione.

Il documento informale segue le discussioni che si sono svolte a Bruxelles mercoledì 5 maggio sul contributo delle infrastrutture europee alla decarbonizzazione e alla transizione verde.

I paesi firmatari – Austria, Belgio, Germania, Danimarca, Estonia, Irlanda, Lussemburgo, Lettonia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia – sottolineano il ruolo che la decarbonizzazione del sistema energetico dovrà avere nel raggiungimento degli obiettivi climatici europei. Visto che l’UE mira a ridurre le emissioni di oltre la metà entro il 2030, e a raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050, i combustibili fossili dovranno avere una parte sempre più ridotta nel sistema energetico de nostro continente.

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Inoltre, la revisione del regolamento TEN-E dovrebbe escludere il finanziamento di infrastrutture per i combustibili fossili, che bloccherebbero l’Europa nell’utilizzo di fonti di energia che emettono carbonio, o in stranded assets come i gasdotti.

“Il Lussemburgo è orgoglioso di aver firmato questa dichiarazione insieme alla Danimarca e ad altri nove Stati membri, che condividono l’opinione che i combustibili fossili non sono il nostro futuro”, ha scritto il ministro dell’Energia lussemburghese, Claude Turmes, su Twitter.

 A dicembre scorso la Commissione europea ha presentato un aggiornamento al regolamento TEN-E, che definisce quali progetti energetici transfrontalieri sono idonei a ricevere finanziamenti dell’UE e autorizzazioni accelerate. La proposta, che esclude dalle regole le infrastrutture del petrolio e del gas, è ora all’esame del Parlamento europeo e degli Stati membri dell’UE, che avranno l’ultima parola.

“La TEN-E – dice il non-paper degli undici paesi – non deve facilitare gli investimenti nelle infrastrutture per i combustibili fossili”. Il documento aggiunge poi che il regolamento deve contribuire allo sviluppo di un quadro di regole per “un percorso verso l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili”, in particolare perché gli investimenti effettuati nei prossimi anni avranno un impatto per i decenni a venire.

L’Unione Europea si è posta l’obiettivo di azzerare le emissioni nette entro il 2050. Ma siccome i gasdotti hanno una durata di circa 50 anni e le centrali a gas di solito funzionano per oltre 20 anni, è probabile che gli investimenti effettuati in questo decennio su queste infrastrutture durino fino agli anni 2040-2050.

L’ong Climate Action Network Europe sostiene l’eliminazione graduale dei gas fossili entro il 2035, affermando che qualsiasi nuovo investimento nel gas in questo decennio metterebbe a repentaglio gli obiettivi climatici dell’Europa o rischierebbe di bloccare risorse in tecnologie non verdi.

Secondo i paesi che hanno sottoscritto la dichiarazione, la revisione in corso del regolamento TEN-E è una vera e propria “cartina di tornasole” dell’impegno dell’Europa per il raggiungimento della neutralità climatica.

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