Transizione energetica: Parlamento Ue diviso sull’utilizzo del gas naturale

A lungo termine, le strutture per lo stoccaggio del gas naturale potranno essere convertite in serbatoi per l'idrogeno verde. [Shutterstock]

Mentre per una volta gli Stati membri sono d’accordo ad escludere i combustibili fossili dalla riconversione al Parlamento europeo stanno maturando divisioni. I Verdi accusano, mentre arriva l’ammonimento delle associazioni ambientaliste.

La commissione per gli Affari regionali del Parlamento europeo lunedì 6 luglio vota sulla proposta di 40 miliardi di euro del Just transition fund Ue, che punta a sostenere le 108 regioni produttrici di carbone del blocco nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, si apprende da un articolo di Euractiv.com ripreso da Euractiv Germania.

Il fondo proposto mira a sostenere le regioni con industrie inquinanti, per convertire le competenze dei lavoratori e aiutarle a creare nuovi posti di lavoro nel nuovo regime produttivo a basse emissioni di carbonio. Tuttavia gli Stati membri sono da tempo in disaccordo su queste opportunità.

Mercoledì 1 luglio invece, i Paesi dell’Ue, hanno finalmente deciso di escludere i combustibili fossili da qualsiasi tipo di sostegno nell’ambito del nuovo fondo di transizione equo. La mossa è stata una sorpresa, dato che alcuni Paesi dell’Est, come Polonia e Ungheria, insistono sul fatto che il gas naturale è essenziale per la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Parlamento Europeo indeciso

Il fondo proposto di 40 miliardi di euro è ora all’esame del Parlamento europeo, dove il comitato regionale è responsabile, con altri comitati che forniscono pareri.

Ma mentre gli eurodeputati tradizionalmente sostengono politiche climatiche più ambiziose rispetto agli Stati membri dell’Ue, solitamente più parsimoniosi, questa volta sta accadendo l’esatto contrario.

Lunedì scorso, una netta maggioranza nella commissione industria del Parlamento ha votato a favore di un emendamento del relatore polacco Jerzy Buzek (Ppe), che dichiara esplicitamente ammissibili i progetti sul gas.

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Anche nella commissione per l’Ambiente, generalmente più sensibile al tema, è stato adottato un emendamento del relatore ceco Alexandr Vondra (Ecr) che sostiene gli investimenti nelle infrastrutture del gas naturale nei casi in cui esso sostituisce il carbone, il combustibile fossile più inquinante.

L’emendamento è stato approvato con 36 voti a favore e 19 contrari ed è stato sostenuto in particolare dai legislatori del Ppe di centro-destra, dal conservatore Ecr e dai gruppi di estrema destra. Ma anche la maggioranza degli eurodeputati dell’Europa dell’Est del gruppo Renew Europe e dei Socialisti e democratici (S&D) l’hanno sostenuto.

I socialisti e i centristi “si stanno piegando di fronte alla lobby del gas e stanno scavando con essa la tomba da un miliardo di euro”, ha detto l’eurodeputato verde Michael Bloss a Euractiv Germania, dicendo che considera questa decisione “grottesca”.

Gli ambientalisti hanno messo in guardia contro il finanziamento delle infrastrutture del gas, dicendo che la sua durata decennale rischiava di bloccare l’Europa nelle tecnologie fossili per molti anni a venire. Inoltre, le infrastrutture dei combustibili fossili diventeranno presto non redditizie e rischiano di diventare “beni bloccati” nel prossimo futuro, avvertono i Verdi.

Pascal Canfin, deputato francese che presiede la commissione per l’Ambiente del Parlamento europeo, ha ammesso che la questione del finanziamento del gas non è ancora stata risolta. “Oggi, la posizione di includere incondizionatamente il gas nel Fondo di transizione giusto non ha la maggioranza in Parlamento, né la posizione di escluderlo senza eccezioni”, ha detto in un’intervista a Euractiv.com la scorsa settimana. “Quindi dobbiamo trovare una terza via”, ha aggiunto.

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Secondo Canfin, tale “terza via” comporterebbe l’applicazione della tassonomia della finanza verde dell’Ue per tracciare una linea di demarcazione tra i progetti del gas che meritano finanziamenti pubblici e quelli che non lo meritano. Inoltre, ha chiesto alla Commissione Europea di effettuare un’analisi finanziaria per determinare quali progetti di gas rischiano di diventare “stranded assets”.

La lettera delle organizzazioni ambientaliste agli eurodeputati

Anche la Commissione europea ha assunto una posizione ambivalente nei confronti dei gas fossili. Mentre i progetti sui combustibili fossili sono in teoria esclusi dai finanziamenti dell’Ue, il gas naturale continuerà a svolgere un ruolo chiave nella sostituzione del carbone, contribuendo a costruire un’infrastruttura per l’idrogeno ad un costo minimo, ha detto a giugno il capo dell’Ue per il clima Frans Timmermans. “In alcune aree di transizione, l’uso del gas naturale sarà probabilmente necessario per passare dal carbone all’energia sostenibile”, ha ammesso.

La Commissione europea ha presentato il fondo Just transition il 14 gennaio, escludendo esplicitamente “gli investimenti relativi alla produzione, trasformazione, distribuzione, stoccaggio o combustione di combustibili fossili”. Oltre ai finanziamenti regionali, il nuovo Just Transition Fund è stata l’unica parte, del futuro bilancio dell’Ue, che la Commissione ha detto che dovrebbe escludere categoricamente i combustibili fossili.

Tuttavia, nella posizione su cui la commissione regionale del Parlamento voterà lunedì (6 luglio), il relatore responsabile, Manolis Kefalogiannis (Ppe), ha eliminato tutti i riferimenti ai combustibili fossili.

Giovedì (2 luglio) 62 organizzazioni ambientaliste hanno inviato una lettera alla commissione, invitando i deputati a seguire l’esempio degli Stati membri e ad escludere chiaramente i combustibili fossili dai finanziamenti Ue. “Altrimenti la giusta transizione nell’Ue sarà destinata al fallimento fin dall’inizio”, ha detto Katie Treadwell, responsabile della politica energetica del Wwf Europa.

I 44 eurodeputati del Comitato regionale voteranno il documento oggi, lunedì 6 luglio. La votazione in plenaria invece sarà a settembre. Sia il Parlamento europeo che il Consiglio dei ministri dell’Ue dovranno prima concordare lo stesso testo.

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