Tra “non ridurre i gas serra” e “investire nell’auto ecologica”, il garbuglio delle richieste all’UE

Un groviglio di fili elettrici. [EPA-EFE/WAEL HAMZEH]

Dalla Polonia alla Romania, dalla Spagna alla Bulgaria, i desiderata degli Stati in tempi di crisi da coronavirus sono diversi e spesso in contrapposizione. Abbiamo messo insieme un po’ delle lettere inviate a Bruxelles.

Il vento dell’est (ma non solo) soffia forte durante la crisi del coronavirus. Anzi, i venti, perché le irrequiete brezze che hanno fatto volare le preoccupate lettere destinate alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, con con toni e contenuti diversi, arrivano da più parti; diciamo tra il mar Baltico, il mar Nero e l’Atlantico.

“No ad una somma di azioni nazionali”

Partendo dal nord troviamo la lettera dei Primi Ministri di Estonia, Lettonia, Lituania, datata 8 maggio, dove puntualizzano che “il quadro finanziario pluriennale e il Recovery Found non possono essere solo la somma di una serie di azioni nazionali”.

I tre Stati baltici si riferiscono in particolare alle azioni per i progetti di Interesse Comune nell’ambito energetico, corridoi per linee di trasporto trans-europee e gli “Importanti Progetti di Particolare Interesse Comune nel settore digitale”. Ma anche la PAC (Politica Agricola Comune) deve essere centrale nella strategia di ripresa del lungo periodo. Per fare tutto questo “il quadro finanziario pluriennale deve essere più ampio di quanto abbiamo discusso a Febbraio”, dicono.

In Polonia problemi con i gas serra

Anche la Polonia, che nel frattempo deve fare i conti con un grosso scontro istituzionale nel Paese, affida ad una Lettera, anch’essa datata 8 maggio 2020, una serie di rimostranze. “Al fine di salvaguardare il finanziamento del bilancio dell’UE – scrivono da Varsavia -, sosteniamo l’introduzione di nuove risorse proprie. Qualsiasi proposta che faccia riferimento alla creazione di nuove fonti di reddito non può essere regressiva. Pertanto le ETS sono fuori discussione”.

La “ETS” (European Union Emissions Trading Scheme – EU ETS) riguarda il Sistema per lo scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra dell’UE, una delle principali misure dell’Unione Europea per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nei settori industriali a maggior impatto sui cambiamenti climatici che tanto preoccupa quei Paesi ancora molto indietro sul contenimento dei gas serra.  “Chiediamo l’introduzione di altre idee, come la tassa digitale, l’imposta sul mercato unico, il meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio, la TTF (Title Transfer Facility n.d.r.)”.

Anche un altro passaggio della lettera sembra particolarmente complicato, dove si scrive che “la soluzione ottimale sarebbe quella di concordare un Quadro Finanziario Pluriennale di 7 anni. L’introduzione della revisione intermedia non sembra essere necessaria, perché l’UE sta affrontando uno shock economico simmetrico. Tuttavia, un accordo comune per prevedere una revisione intermedia per noi sarà accettabile solo a condizione che non vi sia alcuna diminuzione delle risorse assegnate ai vari Paesi”. Un po’ come dire “mi servono i soldi non voglio alcun controllo”.

Dalla Polonia poi aggiungono che “dovrebbe esserci un’ampia portata tematica dei potenziali interventi, adeguata alle esigenze regionali e settoriali. L’ambito non può essere limitato esclusivamente al Green Deal e alla digitalizzazione”. “In questa fase dobbiamo prestare particolare attenzione ai settori direttamente interessati dalla crisi come i trasporti (sia aerei che terrestri, passeggeri e merci), l’industria manifatturiera con particolare riguardo ai servizi legati alla produzione, l’agricoltura, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, l’ospitalità e il settore dei servizi alimentari, il turismo, l’istruzione e la sanità.”

Dalla Romania il monito ad evitare divisioni tra gli Stati membri

La lettera del presidente della Repubblica rumeno Klaus Iohannis, sempre indirizzata ai presidenti Von der Leyen e Charles Michel, ricorda “dobbiamo prima di tutto evitare divisioni e frammentazioni tra gli Stati membri”, perché questa crisi ha evidenziato quando è forte l’interdipendenza tra le economie europee.

Il problema che sottolinea Iohannis rispetto alla crisi è che essa “ha acuito le differenze e le lacune nello sviluppo economico” tra i diversi Stati e le diverse regioni e che serve “un solido, coerente e flessibile bilancio europeo” e dunque devono essere aumentate le risorse del quadro finanziario pluriennale. “Finanziare le infrastrutture rimane cruciale”, dice inoltre il Presidente romeno.

E non è un caso che questa affermazione arrivi da un Paese come la Romania che ha utilizzato i fondi europei per cambiare radicalmente volto; basti pensare che l’intera rete autostradale nazionale è stata realizzata con i fondi europei, che tutti i principali edifici nelle città, dalle scuole al patrimonio architettonico-monumentale, sono stati restaurati con i contributi del Fondo sociale europeo.

In coro dall’Atlantico al mar Nero: “Rilanciare mobilità sostenibile del settore auto”

In un altro documento i Ministri di Bulgaria, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna, hanno invece chiesto di introdurre un Piano di ripresa dedicato al settore automobilistico nell’Unione. Il settore auto, specificano, “rappresenta il 7% del PIL dell’UE, il 6% dell’occupazione totale dell’UE e rappresenta oltre il 12% delle esportazioni europee. L’industria automobilistica genera un surplus commerciale di 84,4 miliardi di euro per l’UE. Investendo 57,4 miliardi di euro all’anno in R&S (Ricerca e Sviluppo n.d.r.), il settore automobilistico è il maggiore contributore privato europeo all’innovazione, con il 28% della spesa totale dell’UE”.

“L’industria automobilistica – proseguono – è uno dei settori in cui la produzione si è fermata quasi completamente da almeno 2 mesi a causa dell’impatto della pandemia covid-19” e “questo scenario è ancora più drammatico se si tiene conto del fatto che la crisi è arrivata in un momento in cui il settore stava effettuando importanti investimenti economici, portando principalmente verso la transizione verso un nuovo modello di mobilità più sostenibile, in linea con la strategia dell’UE di diventare climaticamente neutrale entro il 2050”.

“Condividiamo quindi la volontà che il cosiddetto Piano di ripresa dell’Unione Europea includa urgentemente un Piano dedicato al settore automobilistico con un forte sostegno, in linea con l’importanza di questo settore per l’economia europea e il ruolo rilevante che può svolgere come importante motore della ripresa economica”.

I Ministri chiedono di “avviare attività specifiche per rilanciare la domanda di veicoli, in particolare di quelli a basse e zero emissioni. In questo modo, non solo si limiterebbe l’enorme impatto negativo del blocco della produzione, quindi si salvaguarderebbero posti di lavoro e capacità di investimento, ma sarebbe anche un’opportunità per l’industria automobilistica dell’UE di sostenere la propria leadership nel contesto internazionale altamente competitivo”.