Terremoto in Croazia: chiude per precauzione la centrale nucleare di Krško in Slovenia

La centrale nucleare di Krsko, Slovenia. [EPA/STRINGER]

La Slovenian Nuclear Safety Administration (SNSA, l’Amministrazione per la Sicurezza Nucleare Slovena) ha informato ieri la International Atomic Energy Agency (IAEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) che il meccanismo automatico di spegnimento della centrale nucleare di Krško è entrato in funzione, mettendo in sicurezza la centrale stessa a seguito del terremoto con epicentro a Petrinja, in Croazia (che si trova a meno di 100 km di distanza).

Trent’anni fa, la IAEA aveva effettuato uno studio sui rischi radioattivi da fallout in caso di eventi avversi: se l’acqua che raffredda il nocciolo non dovesse garantire l’alimentazione continua, si verificherebbe un surriscaldamento, con accumulo di gas ad altissima pressione ed esplosione della copertura di contenimento, col conseguente spargimento di elementi radioattivi nell’atmosfera.

È esattamente quanto accadde, per un errore umano, a Chernobil nell’aprile 1986. E quanto avvenuto nel marzo 2011 a Fukushima, a seguito del terremoto di magnitudo 9.1 al largo delle coste di Sendai e del conseguente tsunami che superò le barriere in cemento armato della centrale, posta proprio al limitare dell’Oceano Pacifico.

La centrale slovena, situata 130 km ad est di Trieste, lungo il fiume Sava e vicina al confine croato, era stata aperta nel 1983 con una joint venture fra Slovenia e Croazia ed utilizza quasi 50 tonnellate di combustibile a base di ossido di uranio. Un potenziale radioattivo piccolo ma dagli effetti potenzialmente devastanti. Tanto che uno studio di qualche anno fa simulava gli effetti di un fallout nucleare in presenza di venti da est (abbastanza improbabili, visto che in quella zona i venti prevalenti soffiano da sud-ovest, ma non impossibili, viste le occasionali raffiche di bora proprio da est / nord-est), indicando scenari apocalittici fino alla pianura padana.

Il sistema automatico di spegnimento del reattore era già entrato in funzione nel 2017, a seguito di un malfunzionamento dei generatori di vapore che fecero diminuire l’afflusso di acqua nel reattore. Un episodio che aveva generato preoccupazioni (infondate) e fake news.

Adesso sarà necessario un accurato controllo dei meccanismi di funzionamento della centrale e del sistema di contenimento delle radiazioni, prima che venga dato il via libera alla sua riaccensione.

In ogni caso, una centrale nucleare rimane una potenziale bomba ad orologeria per la popolazione circostante. In attesa che intorno al 2050 entrino in funzione i primi impianti a fusione, sarebbe opportuno che la Ue assicurasse, nella fase di transizione ecologica ed energetica lanciata dalla Commissione, un passaggio a fonti più sicure ed a minori costi di stoccaggio dei materiali di risulta (in questo caso radioattivi).