Tassonomia verde: su gas e nucleare esperti Ue e Stati membri sono divisi

La centrale nucleare di Chooz, nella regione delle Ardenne in Francia.

Gli esperti della Platform for Sustainable Finance, che la Commissione Ue ha chiamato a pronunciarsi sulla tassonomia verde dell’Unione, hanno detto che il gas e il nucleare non possono essere considerati fonti energetiche “pulite”. Argomento su cui gli Stati membri continuano ad avere posizioni molto distanti tra loro.

“Come gruppo di esperti abbiamo ristabilito alcuni semplici fatti e ci siamo trovati tutti concordi su questi aspetti – ha spiegato Luca Bonaccorsi, membro del gruppo e direttore Finanza Sostenibile di T&E – Il gas non è ecologicamente sostenibile. Può avere un ruolo nell’uscita dal carbone ma non ha cittadinanza tra le energie rinnovabili. Se i governi seguissero le indicazioni della bozza di legge predisposta dalla Commissione Europea, né gli obiettivi del Green Deal né quelli dell’Accordo di Parigi sarebbero raggiungibili”.

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Gas

Secondo la bozza della tassonomia verde, le centrali elettriche a gas verrebbero classificate come un investimento “di transizione” se utilizzano “almeno il 30% di gas rinnovabili o a basso contenuto di CO2 a partire dal 1° gennaio 2026, e almeno il 55% di gas rinnovabili o a basso contenuto di CO2 a partire dal 1° gennaio 2030”. Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2036, la Commissione suggerisce che tutte le centrali elettriche a gas dovrebbero “passare a gas rinnovabili o a basse emissioni di CO2” per essere classificate come investimenti verdi.

Ma gli esperti ritengono che questo non basta per azzerare le emissioni dell’Ue entro il 2050. Anche prendendo in considerazione le centrali a gas più efficienti, che emettono 316 grammi di CO2 equivalente per kilowattora, se si guarda alla loro intera attività “non è verde in nessun momento”, avvertono.

“Solo le emissioni di gas serra del ciclo di vita della generazione di elettricità con combustibili gassosi fossili inferiori a 100 g CO2e/kWh assicurano un contributo sostanziale alla mitigazione del cambiamento climatico da parte dei singoli impianti energetici a gas”, aggiungono.

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Nucleare

Secondo le regole dell’Ue, nessuna tecnologia può essere considerata verde se causa un “danno significativo” a uno dei sei obiettivi ambientali della tassonomia – mitigazione del cambiamento climatico e adattamento, protezione delle acque, transizione verso un’economia circolare, prevenzione dell’inquinamento e protezione della biodiversità. Cosa che secondo gli esperti della Platform for Sustainable Finance non si può dire del nucleare.

“I criteri non assicurano che non ci siano danni significativi ad altri obiettivi ambientali”, scrivono, dicendo che il progetto della Commissione contraddice diversi obiettivi della tassonomia, tra cui la protezione delle acque, l’economia circolare, la prevenzione dell’inquinamento e la protezione della biodiversità.

I consulenti dell’Ue riconoscono che il nucleare e il gas possono contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione dell’Ue. Ma credono che la tassonomia non sia il posto giusto per promuoverli e sostengono che si potrebbero usare altri strumenti legislativi per farlo.

“Sono stati fatti diversi tentativi per soffocare la scienza, ma oggi la Piattaforma le ha dato un megafono: il gas fossile genera enormi emissioni, e il nucleare crea scorie altamente radioattive che non sappiamo ancora come gestire”, ha dichiarato a EURACTIV.com Sebastien Godinot, economista senior del WWF European Policy Office e membro della Platform for Sustainable Finance. Secondo Godinot, “la Commissione deve ascoltare la scienza e abbandonare l’idea di considerare verdi gas e nucleare”.

Paesi divisi

È molto difficile impedire che gas e nucleare rimangano nella tassonomia verde perché la Commissione ha presentato la definizione aggiornata come un atto unico. Ciò significa che gli Stati membri e il Parlamento europeo non possono scegliere di approvare o respingere singoli passaggi, o approvano l’intera proposta passa o bocciano tutto. Il Consiglio potrà opporvisi con voto a maggioranza qualificata rafforzata. Il che significa che dovrà essere contrario il 72% degli Stati membri, vale a dire 20 Paesi, che rappresentano almeno il 65% della popolazione Ue. Cosa improbabile. Al Parlamento europeo invece per approvare o respingere la tassonomia serve la maggioranza della plenaria, vale a dire almeno 353 deputati.

Se è vero che su gas e nucleare i Paesi continuano a dividersi, è improbabile che si arrivi a una maggioranza di Paesi pronti a bloccare la tassonomia, respingendo il testo proposto dalla Commissione. “Consideriamo la tecnologia nucleare pericolosa”, ha detto Steffen Hebestreit, portavoce del cancelliere tedesco Olaf Scholz, a una conferenza stampa a Berlino all’inizio di questo mese, ma poi ha aggiunto: “Il governo è anche d’accordo che, per il momento, abbiamo bisogno del gas naturale come tecnologia ponte”. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron, intervenendo al Parlamento europeo, ha ribadito: “Dobbiamo riconoscere che l’energia nucleare è una fonte di energia decarbonizzata”. Però è improbabile che Parigi e Berlino, pur avendo interessi opposti, si spingano oltre il botta e risposta.

Austria, Danimarca, Lussemburgo e Spagna in una lettera, pubblicata alla vigilia della riunione informale dei ministri Ue con delega all’Energia che si è svolto la scorsa settimana ad Amiens, hanno espresso la loro contrarietà sia all’inserimento del nucleare che del gas nella tassonomia verde. Ma sono troppo pochi e troppo piccoli per poter bloccare la proposta.

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La posizione dell’Italia

Anche il governo italiano ha criticato le scelte della Commissione europea. Roma ritiene che i limiti previsti per riconoscere come ‘verdi’ gli impianti che producono gas sono troppo bassi. L’Italia si oppone alla soglia standard dei 100 grammi di Co2 per kWh per gli impianti che producono gas, soglia al di sopra della quale secondo Bruxelles gli impianti non possono essere considerati verdi.

Nel documento del governo viene indicato che la soglia di emissione di Co2/kWh dovrebbe essere alzata a 340 grammi. Oppure che debba essere mantenuta una media annuale di 750 kg di Co2/kWh calcolata su vent’anni.

La Commissione ha indicato una fase di transizione solo fino al 2030 ammettendola realizzazione di centrali a gas che producono fino a 270 grammi di Co2 per kWh oppure che mantengano una media annuale di 550 kg di Co2 per kWh, sempre calcolata su vent’anni.

Il problema giuridico

Alle perplessità sollevate dai Paesi membri si aggiunge un problema giuridico, come evidenziato dal Centres for European Policy Network (CEP). “Secondo il diritto europeo, la Commissione non può decidere sulla sostenibilità dell’energia nucleare e del gas naturale”, spiega l’esperto giuridico del CEP, Götz Reichert, che ha analizzato, insieme all’economista del CEP, Philipp Eckhard, il progetto di atto delegato presentato il 31 dicembre 2021 dall’esecutivo Ue.

“Con il suo nuovo monopolio di fatto sulla tassonomia, la Commissione si è data il diritto di classificare le attività economiche come “ecosostenibili”. Tuttavia, come dimostrano lo scontro tra i Paesi membri e le diverse posizioni all’interno dello stesso Parlamento europeo, questa classificazione è ancora molto controversa. Per questo motivo, affermano gli esperti del CEP, un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea potrebbe avere successo.