Slovenia, primo via libera alla costruzione della seconda unità della centrale nucleare di Krško

Il ministro delle Infrastrutture Jernej Vrtovec ha affermato che il piano prevede di costruire un'unità da 1,1 GW. [EPA/STRINGER]

Il ministero delle Infrastrutture sloveno ha rilasciato lunedì 19 luglio un permesso energetico per la costruzione della seconda unità dell’impianto di Krško, l’unica centrale nucleare slovena: un passaggio che consente l’avvio delle procedure autorizzative. La decisione arriva a pochi giorni di distanza dall’approvazione, diparte del Parlamento di Lubiana, della strategia nazionale per il clima, che include il nucleare come opzione energetica a lungo termine per il paese.

Sebbene molti dettagli del progetto non siano ancora chiari, il ministro delle Infrastrutture  sloveno, Jernej Vrtovec, ha affermato che il piano prevede la costruzione di un’unità da 1,1 GW (GigaWatt), con una produzione stimata di 9.000 GW di elettricità all’anno e una durata di 60 anni. Attualmente, l’impianto è dotato di un solo reattore con una potenza di 700 MW (MegaWatt).

Il progetto sarà gestito dall’utility statale Gen Energija, il cui direttore Martin Novšak ha indicato che il permesso potrebbe richiedere ottimisticamente cinque anni, mentre la costruzione ne richiederà altri cinque.

La posizione precisa non è stata ancora stabilita, ma è opinione diffusa che la nuova unità sarà situata adiacente all’unità esistente (che è gestita dalla società Nuklearna elektrarna Krško, detenuta al 50% ciascuna da Gen Energija e dall’azienda pubblica croata Hrvatska elektroprivreda), a valle o a monte lungo il corso del fiume Sava.

Per la centrale nucleare di Krško il tempo sta scadendo

In un comunicato stampa di oggi, il Ministero per la Protezione del Clima austriaco ha informato di aver fatto richiesta formale di “partecipazione alla procedura di Valutazione d’Impatto Ambientale transfrontaliera per l’estensione della vita operativa della centrale nucleare di Krško. …

Secondo Vrtovec, per ora, la tecnologia migliore e più sicura è quella di un reattore ad acqua pressurizzata del tipo attualmente in uso a Krško, che verrà utilizzato anche nel nuovo impianto. Sono in fase di sviluppo nuove generazioni di reattori nucleari, compresi piccoli reattori modulari, ma la tecnologia non è ancora arrivata sul mercato. Secondo Novšak, l’investimento dovrebbe essere finanziato con una combinazione di fonti proprie, potenzialmente con l’aiuto di co-investitori, e con fondi UE.

L’attuale impianto, avviato nel 1983, ha un permesso per operare fino al 2023, ma è già stata richiesta una proroga di 20 anni che è attualmente oggetto di varie procedure di valutazione.

In Slovenia c’è un sostegno politico trasversale per l’energia nucleare, che gode anche di un ampio consenso pubblico. In passato, però, è stato annunciato – e recentemente anche dal presidente della Repubblica, Borut Pahor – che vista la portata e il costo del progetto, si sarebbe tenuto un referendum in merito.

Il ministro Vrtovec ha detto che non c’è “nessuna fretta” per convocare la consultazione, ma se la gente vuole un referendum “non vedo problemi seri perché la gente non dovrebbe esprimere la propria opinione”. A giudicare dalla buona esperienza con la centrale elettrica originale, Vrtovec si aspetta che le persone sosterranno il progetto.

Centrale di Krško in Slovenia: tempo di agire per il governo italiano

Torna nuovamente alla ribalta il tema del futuro nucleare dell’Unione Europea. Stavolta è la Slovenia a chiedere l’autorizzazione per l’estensione della vita della centrale nucleare di Krško (la cui chiusura è prevista per il 2023) fino al 2043. Una richiesta …

Per quanto riguarda il sentimento nei paesi vicini – l’Austria in particolare è uno strenuo oppositore del nucleare e ha più volte espresso preoccupazione per Krško, dato che la centrale si trova in una zona sismicamente attiva – Vrtovec ha detto che le loro posizioni erano chiare, ma “ogni paese deve assicurarsi il proprio mix energetico”.

Dato che la Slovenia prevede di abbandonare il carbone entro il 2033, il ministro non immagina che il Paese possa garantirsi l’indipendenza energetica solo con fonti energetiche alternative, senza energia nucleare.

Anche in Italia non mancano le voci critiche, a partire da quella dell’assessore alla Difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile della regione Friuli Venezia Giulia, Fabio Scoccimarro, che all’indomani del voto del Parlamento sloveno ha espresso preoccupazione “per il nostro territorio, che dista meno di 100 chilometri in linea d’aria dalla centrale esistente che, come noto, è l’unica in Europa a sommare i pericoli del nucleare a quelli della zona sismica con rischio medio-alto”.

“Già l’anno scorso – ha aggiunto Scoccimarro – ho espresso le mie perplessità oltre che sui rischi sismici, anche sulla chiarezza progettuale relativamente la gestione delle scorie radioattive. L’Italia nel 1987 ha deciso di rinunciare al nucleare, ma ora si trova di fatto circondata da una decina di centrali a pochi chilometri dal confine”.

Il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna, ha annunciato invece su Facebook l’invio di una lettera al presidente del Consiglio, Mario Draghi, e al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, perché “vengano effettuati opportuni approfondimenti e controlli su una scelta che, francamente (…) ritengo piena di incognite”.

Secondo Ziberna, infatti, ci sono “questioni come la tipologia e la sicurezza di alcune fonti energetiche che non possono essere affrontate dal singolo Stato e una di queste riguarda il nucleare che, in passato, in particolare con l’incidente di Chernobyl, ha segnato profondamente l’intera Europa ed anche i nostri territori. Per ciò che riguarda Krško stiamo parlando di un impianto che, in caso di guasto o di terremoto, essendo collocato una zona sismica, potrebbe provocare gravissimi danni per centinaia di chilometri, con ripercussioni inimmaginabili e irreparabili sulle persone e sull’ambiente”. Gorizia, ha concluso Ziberna, “si trova solamente a 150 chilometri di distanza e, quindi, non posso che essere fortemente preoccupato dalla decisione assunta dal parlamento sloveno”.