Sicurezza energetica: l’Ue propone una certificazione obbligatoria per gli operatori di stoccaggio del gas

Un gasdotto in costruzione tra Grecia e Bulgaria. [EPA-EFE/DIMITRIS TOSIDIS]

La Commissione europea ha presentato un piano per mitigare l’aumento dei prezzi dell’energia, proponendo misure come l’obbligo di uno stoccaggio minimo e l’acquisto congiunto del gas.

Dopo la presentazione del piano RePowerEu per rispondere alla crisi energetica lo scorso 8 marzo, la Commissione europea ha delineato mercoledì 23 marzo una serie di misure per affrontare i problemi alla base dell’aumento dei prezzi dell’energia.

Tra queste, le principali sono l’obbligo di uno stoccaggio minimo di gas naturale entro il prossimo inverno e un sistema di acquisto congiunto sulla linea di quello utilizzato per i vaccini. Le proposte della Commissione saranno poi discusse dai leader Ue al Consiglio europeo del 24 e 25 marzo.

“I mercati dell’energia globali ed europei stanno vivendo tempi particolarmente turbolenti, soprattutto dopo l’invasione russa dell’Ucraina. L’Europa deve agire rapidamente per assicurare la propria fornitura energetica entro il prossimo inverno e alleviare la pressione degli alti prezzi dell’energia su cittadini e imprese”, ha dichiarato la commissaria europea all’energia Kadri Simson.

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Obbligo di stoccaggio e acquisti congiunti

Inoltre, l’esecutivo Ue è pronto a creare una task force per gestire gli acquisti congiunti di gas a livello europeo, sulla falsariga di quanto avvenuto con i vaccini anti-Covid. La task force sarebbe coadiuvata da un consiglio direttivo costituito da rappresentanti degli Stati membri.

Una squadra di negoziatori guidata dalla Commissione Ue discuterà con i fornitori di gas e cercherà ulteriori cooperazioni che propongano soluzioni alternative a gas e gnl.

Inoltre, la Commissione europea ha presentato una proposta legislativa che introduce un obbligo di stoccaggio minimo dell’80% per il gas naturale entro il 1° novembre 2022, una cifra destinata a salire fino al 90% negli anni successivi con obiettivi intermedi fissati tra febbraio e ottobre.

Gli impianti di stoccaggio del gas sono infrastrutture fondamentali per assicurare la fornitura energetica. Sarà perciò istituita una nuova certificazione obbligatoria di tutti gli operatori di sistemi di stoccaggio, che avrà lo scopo di evitare ogni possibile rischio derivante da influenze esterne sulle infrastrutture.

Questo significa che gli operatori non certificati dovranno cedere la proprietà o il controllo delle loro infrastrutture di stoccaggio del gas situate nell’Unione europea, una casistica che potrebbe applicarsi, per esempio, ai depositi delle aziende russe come Gazprom.

La compagnia statale russa opera otto infrastrutture di stoccaggio del gas in Germania, Olanda, Austria, Repubblica Ceca e Serbia. La certificazione, spiega l’esecutivo Ue, “assicurerà che i potenziali rischi per la sicurezza per l’approvvigionamento derivanti dall’infrastruttura critica siano esclusi”.

Il riferimento non esplicito a Gazprom nella proposta della Commissione è legato principalmente al fatto che l’azienda russa, nei mesi precedenti all’attacco in Ucraina, ha tenuto lo stoccaggio dei suoi depositi europei a livelli molto bassi, finendo così per influenzare i prezzi.

La proposta della Commissione intende assicurare che anche gli Stati membri che non sono dotati di una capacità di stoccaggio di gas possano contare su una riserva condivisa europea situata in altri Stati. In tal senso, sarà vietata ogni restrizione all’accesso e all’uso transfrontaliero di strutture per lo stoccaggio di gas e gnl.

Per incentivare il riempimento dei depositi di gas, la Commissione ha proposto uno sconto del 100% sui dazi di trasporto basati sulla capacità ai punti di ingresso e di uscita delle infrastrutture di stoccaggio.

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L’esecutivo Ue ha denotato che non ci sono soluzioni semplici a questo problema, perché qualsiasi proposta presentata aveva dei difetti, dalla creazione di un tetto massimo per il prezzo dell’energia alla riduzione della tassazione, passando per gli aiuti di stato.

Lo schema presentato dalla Commissione sarà sottoposto a ulteriori analisi da parte dei leader Ue riuniti nel Consiglio europeo, con l’esecutivo pronto a prendere provvedimenti di conseguenza. Nel frattempo, il piano RePowerEu, già presentato, sarà ulteriormente dettagliato e perfezionato entro maggio.

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Schema temporaneo sugli aiuti di stato

Nella giornata di mercoledì 23 marzo la Commissione Ue ha adottato anche uno schema temporaneo sugli aiuti di stato per garantire maggiore flessibilità nell’erogazione a sostegno dei settori più colpiti dall’invasione russa in Ucraina.

“Le sanzioni adottate dall’Ue e dai suoi partner hanno colpito duramente la Russia, ma hanno avuto anche un effetto sull’economia europea. Dobbiamo agire in maniera coordinata per mitigare questi effetti”, ha dichiarato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.

“Il nuovo schema permetterà agli Stati membri di garantire limitate quantità di aiuti a compagnie colpite dalla crisi o dagli effetti delle sanzioni ; assicurare che rimanga liquidità sufficiente per le imprese; compensare le aziende per i costi addizionali dovuti ai prezzi molto alti dell’energia”, ha spiegato Vestager.

Gli schemi di aiuto limitati non potranno superare i 35 mila euro nel settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura e i 400 mila euro in tutti gli altri settori, e potranno essere concessi in qualsiasi forma, incluse le sovvenzioni dirette.

Il compenso per i costi addizionali dovuti al caro energia potrà a sua volta essere erogato in qualsiasi forma e sarà limitato fino al 30% dei costi ammissibili, per un massimo di 2 milioni di euro.

Questi massimali potranno essere superati nel caso di aziende che subiscono perdite operative, fino a 25 milioni per i consumatori ad alta intensità energetica e fino a 50 per le imprese attive in settori specifici, tra cui la produzione di metalli, fertilizzanti e altri prodotti chimici.

Il nuovo quadro sarà complementare alla cassetta degli attrezzi sugli aiuti di Stato già in vigore. Per l’accesso a questo sistema di finanziamento sarà necessario rispettare una serie di criteri di sostenibilità, mentre ovviamente sarà in vigore anche una proporzionalità degli aiuti.

Questo schema temporaneo di aiuti sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022, anche se potrà essere esteso se la Commissione lo ritenesse necessario dopo un’analisi dettagliata.