Ristrutturazioni e riqualificazione energetica: Francia, Germania e Italia a confronto

Foto aerea di un quartiere di Berlino. EPA-EFE/CLEMENS BILAN

Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 la questione della ristrutturazione degli edifici, per essere più efficienti dal punto di vista energetico, è di fondamentale importanza. Vediamo come si stanno muovendo le tre principali economie Ue.

Poiché il settore dell’edilizia è responsabile del 36% delle emissioni di gas serra dell’Ue, la ristrutturazione efficiente dal punto di vista energetico degli edifici esistenti è considerata un elemento essenziale nella lotta contro il cambiamento climatico.

Allo stesso tempo, le misure governative a sostegno del settore edile danno un grande impulso alle economie di riferimento.

La Francia e la Germania lavorano su questo tema da diversi anni ma il dibattito ha acquisito nuovo slancio negli ultimi mesi grazie all’iniziativa “ondata di ristrutturazioni” della Commissione Europea, uno dei programmi di punta dell’European Green Deal.

Il programma mira a migliorare la qualità della vita delle persone che vivono e utilizzano gli edifici, ridurre le emissioni di gas serra in Europa, favorire il riutilizzo e il riciclaggio dei materiali.

Entro il 2030, 35 milioni di edifici potrebbero essere ristrutturati e si potrebbero creare fino a 160.000 posti di lavoro green nel settore delle costruzioni.

C’è anche però un’ulteriore questione: quasi 34 milioni di europei non possono permettersi di mantenere le loro case riscaldate, e vi sono 50 milioni di europei che vivono in “povertà energetica”. Dunque le politiche pubbliche di questo tipo hanno anche  un impatto di tipo sociale.

Nuovi investimenti in Francia

In Francia, il settore dell’edilizia è responsabile di quasi un quarto delle emissioni di gas serra. Questo inquinamento è tanto più preoccupante in quanto il numero di edifici sottoposti a ristrutturazione termica rimane basso.

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Secondo l’osservatorio francese degli edifici a basse emissioni, solo 18.500 unità sono state sottoposte a ristrutturazione termica dall’inizio dell’anno.

Per raggiungere i suoi obiettivi climatici, il governo francese ha annunciato che farà del miglioramento dell’efficienza energetica una “priorità nazionale”.

Nell’ambito di un piano di rinnovamento presentato lo scorso settembre, quasi 7 miliardi di euro saranno dedicati a questo progetto per il periodo che va fino al 2022 con 4 miliardi di euro destinati agli edifici pubblici e con 2 miliardi di euro alle abitazioni private.

Per raggiungere però la neutralità climatica entro il 2050, bisognerebbe prevedere la ristrutturazione di quasi 500.000 abitazioni private ogni anno, la metà delle quali è costituita da famiglie a basso reddito.

Germania ancora lontana dalla neutralità climatica 

Anche in Germania c’è ancora molta strada da fare per rendere il settore edile climaticamente neutrale, nonostante dal 2010 siano state investite somme enormi per la ristrutturazione di edifici.

Secondo il Ministero federale dell’economia, fino al 2018 sono stati investiti quasi 500 miliardi di euro per il risanamento di edifici a basso consumo energetico ma secondo l’Istituto tedesco per la ricerca economica (Diw), tuttavia, i risparmi di CO2 ottenuti sono piuttosto modesti.

Tenendo conto delle temperature più calde e della conseguente riduzione dei costi di riscaldamento nell’ultimo decennio, i risparmi di CO2 nel settore dell’edilizia sono solo del 3% circa.

Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’Agenzia tedesca per l’energia (Dena) sostiene che il fabbisogno energetico delle case tedesche debba essere ridotto dell’80% entro tale data.

Sia la Diw che la Dena chiedono quindi maggiori incentivi per la ristrutturazione energetica, ad esempio attraverso incentivi fiscali per la sostituzione di impianti di riscaldamento, l’installazione di nuove finestre o l’isolamento di tetti e pareti esterne.

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La differenza maggiore tra i due paesi risiede nelle diverse strategie di finanziamento delle ristrutturazioni: in Germania i finanziamenti vengono erogati indipendentemente dal reddito e a seconda dell’impatto delle misure adottate, mentre in Francia si sostengono soprattutto le famiglie a basso reddito.

I vari “bonus” in Italia

La strategia italiana è caratterizzata dai vari “bonus” che permettono di detrarre del 65% o del 50% le spese per le ristrutturazioni che tornano in tasca sotto forma di diminuzione delle tasse negli anni a seguire.

Il vantaggio del cosiddetto “ecobonus” è relativo a tutti quegli interventi su casa e risparmio energetico che permettono di rinnovare l’ambiente domestico rispetto all’efficientamento energetico.

Il “bonus ristrutturazioni” permette di detrarre negli anni successivi l’Irpef del 50% fino ad un massimo di 96.000 euro per unità; vi rientrano moltissimi interventi, dalla  sostituzione del tubo del gas o delle prese malfunzionanti, e tutti gli interventi finalizzati al risparmio energetico. Il “bonus mobili”, poi, prevede una detrazione del 50% fino ad un massimo di 10.000 euro per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici nuovi di classe A, A+, A++, e l’“ecobonus” permette di sostituire gli infissi, costruire schermature solari  e così via.

Le tre strategie dunque sono diverse ma hanno in comune sia l’obiettivo climatico sia quello di dare impulso alle rispettive economie nazionali.