Rinnovabili, la transizione energetica sta davvero tagliando le emissioni

Turbine a vento. [Matthias Böckel / Pixabay]

Lo riporta l’Agenzia europea per l’ambiente (Aea), che ha confermato lunedì 18 gennaio che la transizione energetica dalle fonti fossili a quelle rinnovabili ha diminuito le emissioni e fatto fronte ai problemi ambientali.

La quantità di energia creata in Europa da fonti rinnovabili è più che raddoppiata dal 2005, arrivando a costituire il 34% della produzione dell’Ue nel 2019, in rapporto al 38% dei combustibili fossili come carbone e gas naturale.

Dal 2005, la transizione dalla produzione di energia basata sui combustibili fossili a quella proveniente dalle energie rinnovabili ha “diminuito significativamente” le emissioni, portando contemporaneamente a “chiari progressi” nei problemi ambientali, ha riportato l’Aea in uno studio.

Tra questi si nota una riduzione dell’acidificazione del suolo, dell’eutrofizzazione (il fenomeno per cui le acque dolci si riempiono di nutrienti e causano eccessiva proliferazione di alghe e scarsa ossigenazione), dell’occupazione del terreno e del particolato sospeso, un tipo di inquinamento dell’aria che ha causato 379.000 morti in Europa nel 2018.

“Sostituendo i combustibili più inquinanti, l’espansione della produzione di energia rinnovabile nell’Ue porta molte opportunità di miglioramento della salute umana e dell’ambiente, mitigando al tempo stesso i cambiamenti climatici”, riporta l’Aea.

L’agenzia ha studiato 16 metodi diversi di produzione di energia, valutandone l’impatto ambientale, risultato maggiore per quelli che includevano carbone, petrolio e gas naturale. “La produzione energetica basata sul carbone ha l’impatto di gran lunga più pesante in assoluto”, ha dichiarato l’esperto di Aea Mihai Tomescu.

La maggior parte della produzione elettrica nell’Ue è attualmente indipendente dal carbone e molti Stati, l’ultimo tra i quali il Portogallo, hanno deciso di chiudere le proprie centrali. Tuttavia, altri Paesi come la Polonia non hanno una data fissata per la fine dell’uso del carbone.

Portogallo, stop entro fine anno alle centrali a carbone

Con la chiusura della centrale a carbone di Sines, nella regione dell’Alentejo, il Portogallo si avvia a diventare il quarto paese europeo a eliminare del tutto il carbone come fonte energetica.

Nel paese, infatti, dopo lo stop definitivo dell’impianto, avvenuto …

“Una forte riduzione dei consumi energetici e un sostanziale aumento delle energie rinnovabili sono un must per un sistema energetico a impatto zero e questo studio sottolinea i benefici di questa transizione per il nostro clima e la nostra economia, proponendo al contempo modi per mitigare i potenziali impatti ambientali negativi delle energie rinnovabili”, ha detto il direttore del Climate Action Network Europe, Wendel Trio.

Tuttavia, le fonti di energia rinnovabile non sono prive di impatti ambientali. L’Aea raccomanda che le azioni future si concentrino sulla riduzione dell’impatto dei materiali di partenza, come i moduli solari fotovoltaici e i combustibili da biomassa.

Ci sono preoccupazioni circa i diritti umani e l’inquinamento intorno ai moduli fotovoltaici e la biomassa insostenibile può portare alla combustione di alberi vitali per lo stoccaggio del carbonio e per affrontare il riscaldamento globale.

Raggiungere lo zero netto

Aumentare la quota di energie rinnovabili dell’Ue è fondamentale per raggiungere i tagli alle emissioni del blocco, ma richiederà un’espansione ancora più rapida per consentire al settore energetico di essere al 70% basato sulle energie rinnovabili entro il 2030.

L’Ue è arrivata a meno dello 0,5% dal raggiungimento dell’obiettivo vincolante di una quota del 20% di energie rinnovabili nel consumo energetico per il 2020, ma il settore elettrico ha ancora molta strada da fare.

Il settore elettrico è responsabile di quasi un quarto di tutte le emissioni di gas serra dell’Ue e i combustibili fossili forniscono ancora più elettricità delle rinnovabili, con gli impianti a combustione che dominano il mix energetico.

Una piena attuazione dei piani nazionali per l’energia e il clima da parte degli Stati membri significherebbe che l’Ue potrebbe raggiungere il suo attuale obiettivo climatico del -40% entro il 2030, ma è ancora molto lontano dal raggiungere l’obiettivo previsto del -55%.

Affinché l’Ue possa rispettare gli impegni assunti nell’ambito dell’accordo di Parigi e limitare il riscaldamento globale a 1,5°C al di sopra dei tempi preindustriali, è necessario un aumento del 50% delle energie rinnovabili nel consumo finale di energia entro il 2030 e del 100% entro il 2040, secondo il Climate Action Network.

“I progetti rinnovabili sono destinati a crescere. Pertanto, abbiamo bisogno del giusto quadro di riferimento per orientare gli investimenti nelle rinnovabili nei prossimi anni, garantendo al tempo stesso che si opti per la diffusione più sostenibile delle rinnovabili in Europa”. Le politiche per il clima, l’energia e la biodiversità dovrebbero rafforzarsi a vicenda”, ha detto Trio.