Rinnovabili, la sfida è aumentare l’eolico offshore di 25 volte

Il parco eolico offshore Butendiek Offshore Windfarm nel Mare del Nord. EPA/DANIEL REINHARDT

La capacità eolica offshore nell’Ue “dovrebbe essere moltiplicata di 25 volte entro il 2050”: questo sarebbe l’ambizioso obiettivo della Commissione europea che cerca tutti i modi possibili per aumentare la quota di energie rinnovabili nel consumo energetico. L’ipotesi è evidenziata in una bozza della strategia della Commissione europea per le energie rinnovabili offshore, che sarà presentata giovedì (19 novembre) e che è stata vista da EURACTIV in anteprima.

L’idea è quella di ampliare i parchi eolici costruiti sulla superficie di specchi d’acqua soprattutto nel Mare del Nord sfruttando il vento per generare energia elettrica. Anche il Baltico, l’Atlantico, il Mediterraneo e il Mar Nero hanno tutti un potenziale importante per l’incremento delle turbine eoliche ma è il Mare del Nord a detenere attualmente il primato mondiale per l’eolico offshore. Un punto chiave è l’utilizzo della nuova tecnologia delle turbine galleggianti che consentono l’installazione di parchi eolici in acque molto profonde, perché non sono immediatamente fissate al fondo marino.
Un secondo elemento della strategia che viene menzionato nel documento è quello relativo allo sfruttamento dell’energia mareomotrice, quell’energia cioè che viene ricavata dagli spostamenti d’acqua causati dalle maree. Il punto di forza in questo caso sta nel fatto che le maree sono molto più prevedibili del vento, mentre il punto di debolezza sta nei costi eccessivamente elevati per le tecnologie dell’energia mareomotrice e del moto ondoso.

Oggi la capacità offshore europea è pari a 23 gigawatt (GW) ma per raggiungere gli obiettivi climatici deve essere implementata in maniera considerevole: secondo i piani della Commissione, l’UE dovrebbe raggiungere i 60 GW entro il 2030 e i 300 GW entro il 2050. Un aumento che costerà complessivamente 789 miliardi di euro e creerà 62.000 posti di lavoro nell’industria dell’eolico offshore, secondo la bozza di documento che proporrà la Commissione. I finanziamenti per sostenere lo sforzo dovrebbero arrivare da diversi canali, tra cui i piani nazionali di ripresa dalla pandemia. Una prossima revisione delle linee guida dell’UE sugli aiuti di stato per i progetti energetici, prevista per il prossimo anno, dovrebbe dare inoltre ai governi nazionali un maggiore margine di manovra per finanziare progetti offshore. I paesi maggiormente interessati sono Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Germania, che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’UE e che ha in questa veste spinto per una proposta ambiziosa.

La strategia prevede che gli Stati membri lavorino a livello transfrontaliero per raggiungere gli obbiettivi energetici nel campo dell’eolico offshore ma non si tratta di una cosa semplice: la legislazione per questi siti ibridi è ancora agli inizi e gli investimenti sono difficili a causa delle complicate negoziazioni tra paesi. C’è solo un esempio di sito ibrido, dove le turbine sono collegate a più di un paese o condividono l’infrastruttura di trasmissione: Kriegers Flak, un parco eolico offshore situato tra la Germania e la Danimarca.
Il lavoro da fare, dunque, non riguarda solo il tema degli investimenti ma anche quello della regolamentazione normativa a livello europeo.

Un obiettivo chiave del progetto di strategia offshore è quello di mantenere la leadership globale dell’UE nel settore: l’UE, infatti, è attualmente leader mondiale nel settore dell’energia eolica offshore, con il 42% della capacità globale offshore attualmente installata in Europa, ma è incalzata da Cina e India. Quasi la metà degli investimenti globali nell’eolico offshore nel 2018 sono stati effettuati dalla Cina e dunque per mantenere il primato europeo, oltre che per contribuire agli obiettivi climatici, è indispensabile coordinare nuovi investimenti attraverso una strategia chiara. Del resto bisogna tenere conto anche della crescente concorrenza del Regno Unito, sempre più prossimo all’abbandono definitivo dell’UE dal primo gennaio 2021, che sta cercando di aumentare il suo parco offshore, e della possibile concorrenza americana con l’amministrazione Biden che dovrebbe rilanciare la tecnologia eolica in America.

Per consolidare la leadership tecnologica dell’Europa, la Commissione intende continuare a investire in progetti di ricerca e sviluppo. Entro il 2025 saranno avviati dieci progetti su larga scala per le tecnologie energetiche oceaniche in tutta Europa, combinando finanziamenti europei e privati.

 

Eolico offshore nel mare del Nord: maggiore cooperazione tra Paesi e più presenza Ue

Sono rispettivamente la promessa e la richiesta dei Ministri di nove nazioni. Tra i problemi maggiori: squilibri lavorativi, regole inadeguate sul mercato e questioni legali sulla distribuzione transfrontaliera dei sussidi nazionali.

I ministri dei Paesi dei mari del Nord hanno chiesto …