Rinnovabili, la bozza della nuova direttiva Ue delude il settore geotermico

La Commissione europea sta considerando obiettivi vincolanti per le energie rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento però non prevede adeguate misure di sostegno per la geotermia, a detta degli operatori del settore.

La Commissione europea il 14 luglio dovrebbe presentare una proposta di revisione della direttiva sulle energie rinnovabili per allineare gli obiettivi europei al Green Deal e riuscire a ridurre del 55% le emissioni di CO2 entro il 2030. La bozza, trapelata nei giorni scorsi, cerca di raddoppiare la quota delle rinnovabili nel mix energetico dell’Ue, passando dall’attuale 20% attuale al 38-40% entro il 2030. Tuttavia non convince del tutto gli operatori del settore, in particolare quelli dell’industria geotermica.

“L’obiettivo della revisione della direttiva europea sulle energie rinnovabili (REDII) è quello di raggiungere un aumento dell’uso di energia da fonti rinnovabili entro il 2030. Per promuovere una migliore integrazione del sistema energetico. E garantire la protezione della biodiversità”, si legge nella bozza.

Per raggiungere questi obiettivi sarà essenziale promuovere le rinnovabili nel riscaldamento e nel raffreddamento, dato che gli edifici consumano il 40% dell’energia e sono responsabili del 36% delle emissioni di CO2.

Le proteste del settore

“Il riscaldamento e il raffreddamento sono la metà dell’energia che consumiamo e circa il 75% è alimentata da combustibili fossili”, ha dichiarato a Euractiv.com Sanjeev Kumar dell’European Geothermal Energy Counci. “A meno che l’Ue non sostituisca il consumo di energia da combustibili fossili con le energie rinnovabili, non si avvicinerà a dove dobbiamo essere”.

Nella sua bozza di proposta, la Commissione europea sta considerando obiettivi vincolanti per le energie rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento e delinea diverse opzioni. Però, a differenza della precedente bozza che aveva acceso le speranze degli operatori del settore, l’ultima versione del testo ha tagliato gran parte del sostegno previsto per l’energia geotermica, ha spiegato Kumar.

Nel testo la “promozione di accordi di acquisto di calore per le imprese e i piccoli consumatori collettivi” viene menzionata come una misura che i paesi dell’Ue possono prendere in considerazione per promuovere le energie rinnovabili, ma non c’è alcun obbligo di farlo.

“Non ha senso avere un sotto-obiettivo vincolante per il calore e il raffreddamento se non si delineano adeguate misure di sostegno per realizzarlo”, ha evidenziato Kumar. ” I quadri di de-risking, gli orientamenti sugli accordi di acquisto di calore, devono essere armonizzati a livello europeo perché è oneroso e inefficiente chiedere agli Stati membri e alle città di reinventare la ruota su questioni così cruciali come il calore rinnovabile”.

“Il settore geotermico ha bisogno di obiettivi ambiziosi, di cooperazione transfrontaliera e di schemi di mitigazione del rischio. Mentre la bozza trapelata introduce l’obbligo per gli stati membri di stabilire progetti comuni per produrre energia rinnovabile, non riesce a fare lo stesso quando si tratta di mitigazione del rischio”, ha aggiunto Igor Kocis, il Ceo della società geotermica GA Drilling. “Incentivando l’uso di combustibili fossili a basso contenuto di carbonio e di idrogeno a basso contenuto di carbonio, la Commissione rischia di minare i suoi stessi obiettivi di energia rinnovabile”, ha dichiarato a Euractiv.com

Julian Popov, ex ministro dell’Ambiente bulgaro che ora lavora con la European Climate Foundation, ha evidenziato come l’Europa abbia deciso di spendere ingenti risorse per i sistemi di cattura e stoccaggio del carbonio, una tecnologia che, a suo dire, è meno promettente del geotermico.

La geotermia in Italia

La geotermia potrebbe offrire una soluzione per decarbonizzare i sistemi di riscaldamento e raffreddamento in quanto utilizza il calore naturale della Terra per produrre calore ed elettricità. Lo sviluppo del settore però continua ad essere un tema divisivo. Secondo alcuni scienziati, infatti, la perforazione profonda necessaria allo sfruttamento del calore naturale rischia di causare terremoti, come accaduto nei giorni scorsi a Strasburgo.

“Nella perforazione geotermica, se eseguita correttamente, i rischi sismici sono usualmente bassi, ma possono esistere se non sono seguite in modo appropriato le procedure e se non sono compiute verifiche sulle modalità operative della azienda che pone in essere la perforazione del suolo”, ha spiegato al Corriere la ricercatrice del Cnr Adele Manzella, presidente dell’Unione geotermica italiana (Ugi).

In Italia le potenzialità di questo settore sono ancora poco sfruttate, fatto salvo che in alcune aree. Al momento le centrali geotermiche più importanti e produttive sono quelle sul Monte Amiata, in particolare gli impianti di Larderello, Travale e Radicondoli e quelle di Grosseto, Pisa e Siena.

La scorsa settimana l’Unione Geotermica Italiana (Ugi) è stata ascoltata dalle commissioni affari costituzionali e ambiente del Parlamento nel corso di un’audizione informale sul  decreto legge dedicato alla governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Malgrado la geotermia non sia esplicitamente inserita nel Pnrr, il piano dedica molta attenzione a semplificare l’iter delle autorizzazioni per gli impianti rinnovabili.  Secondo l’Ugi lo sforzo è apprezzabile ma non ancora sufficiente per la geotermia.