Povertà energetica: l’Europa può sconfiggerla dicendo addio ai combustibili fossili

Una centrale a carbone a Bucarest. [EPA-EFE/ROBERT GHEMENT]

Lo hanno ribadito i rappresentanti delle istituzioni Ue e gli esperti del settore che hanno partecipato a un evento organizzato da EURACTIV.com all’inizio di dicembre.

Mentre gli stati membri dell’Ue hanno messo in piedi una serie di misure a sostegno delle famiglie povere colpite dall’aumento del costo delle bollette energetiche, la Commissione europea si sta concentrando su soluzioni a lungo termine come l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, che potrebbero consentire di superare il problema della “povertà energetica” una volta per tutte, ha spiegato a EURACTIV un funzionario Ue che si occupa della questione.

La povertà energetica rappresentava già un problema ben prima dell’aumento dei prezzi dell’energia, ha dichiarato Adela Tesarova, una funzionaria del dipartimento energia della Commissione europea.

“Vogliamo evitare che la decarbonizzazione aggravi questo problema”, ha spiegato durante un evento organizzato da EURACTIV.com all’inizio di questo mese. Questo è il motivo per cui l’esecutivo Ue ha proposto di creare un fondo sociale per il clima del valore di 72,2 miliardi di euro per il periodo 2025-2035.

L’attuale crisi dei prezzi dell’energia ha messo in evidenza il problema della povertà energetica e i governi nazionale stanno cercando di venire incontro alle famiglie più vulnerabili con soluzioni tampone come il sostegno diretto al reddito.

Secondo i dati Eurostat circa 31 milioni di europei vivono in povertà energetica e non sono in grado di riscaldare adeguatamente le loro case.

Le misure di sostegno diretto al reddito, come i bonus per le bollette messi messi in campo dal governo francese, sono appoggiate dalla Commissione europea, che ad ottobre ha presentato una propria toolbox (“cassetta degli attrezzi”) per consentire agli Stati membri di fronteggiare l’aumento dei prezzi dell’energia nel breve periodo.

Per il lungo periodo invece la Commissione ha presentato delle “misure strutturali” per promuovere l’efficienza energetica e lo sviluppo e la diffusione delle energie rinnovabili, che ridurranno la dipendenza dell’Europa dai combustibili fossili, ha spiegato Tesarova.

“Allontanarsi dai combustibili fossili è un modo per sradicare la povertà energetica”, ha continuato la rappresentante della Commissione, citando i programmi dell’Ue che aiutano le persone a rendere le loro case più efficienti dal punto di vista energetico e altre iniziative per promuovere le energie rinnovabili.

“Se le persone non dipenderanno più dai combustibili fossili, non avremo il problema della povertà energetica”, ha ribadito.

Tuttavia la risposta dell’Ue all’aumento dei prezzi dell’energia sta creando divisioni tra gli stati membri. I leader dell’Ue hanno hanno affrontato la questione in un vertice all’inizio di questo mese, ma non sono riusciti ad arrivare a un’intesa.

La Spagna e la Polonia hanno esortato l’Ue a frenare la volatilità dei prezzi del sistema per lo scambio delle quote di emissione (Ets) evitando che ci siano speculazioni eccessive, una posizione in contrasto con quella di altri paesi, compresa la Germania.

“L’Ets non funziona”, ha dichiarato il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki dopo il vertice Ue della scorsa settimana, aggiungendo che l’aumento del costo della CO2 è “molto pericoloso” perché spinge in alto i costi di produzione e i prezzi al consumo.

Pawel Cioch, vicepresidente dell’azienda statale polacca dell’energia PGE, ha detto che i prezzi elevati dell’energia sono una delle principali cause della povertà energetica.

“Questo è il motivo per cui il pacchetto ‘Fit for 55’ dovrebbe non solo permettere il raggiungimento dei nuovi obiettivi climatici europei, ma anche mitigare l’effetto negativo che i cambiamenti proposti avranno sulle bollette dei consumatori”, ha evidenziato Cioch, parlando del pacchetto di leggi sull’energia pulita e sul clima presentato all’inizio di quest’anno dalla Commissione europea, che mira a ridurre del 55% le emissioni di gas serra entro il 2030.

In Paesi come la Repubblica Ceca e la Slovacchia, la spesa energetica supera già il 20% del budget medio delle famiglie, ha sottolineato Cioch. Mentre in Romania, Ungheria e Bulgaria, la quota di spesa per l’energia è intorno al 15%, ha spiegato durante l’evento di EURACTIV.

Se le riforme verdi a livello europeo non sono accompagnate da un sostegno finanziario, ha continuato, le compagnie energetiche non avranno altra scelta che aumentare i prezzi per assicurarsi i finanziamenti per poter investire in energia pulita.

“L’aumento dei prezzi deve tenere conto degli impatti sociali e dovrebbe essere graduale”, ha insistito Cioch. “Questo è il motivo per cui è fondamentale che la transizione verso la neutralità climatica sia graduale e tenga conto della situazione in cui si trovano i diversi Paesi, soprattutto ora che i prezzi dell’elettricità e del gas nell’Ue sono molto, molto alti”.

Anche Niels Fuglsang, un eurodeputato danese del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), ha concordato che bisogna fare qualcosa per evitare che la transizione verde faccia salire i prezzi dell’energia.

“Come socialdemocratico sono convinto che se non ci sarà equità sociale, non avremo alcuna transizione verde”, ha detto ai partecipanti all’evento EURACTIV. “Abbiamo visto esempi di questo in Francia, in particolare con i Gilet Gialli che protestavano contro le politiche climatiche”, che avevano fatto aumentare i prezzi della benzina e del diesel, ha ricordato Fuglsang.

Baiba Miltovica, relatrice dell’Eu Renovation Wave per il Comitato economico e sociale europeo (CESE), un organo consultivo dell’Ue, ha messo in guardia dal rischio di spingere troppo sulle politiche verdi senza allo stesso tempo fornire assistenza finanziaria alle persone per far in modo che possano rendere più efficienti le loro case e passare a sistemi di riscaldamenti più sostenibili dal punto di vista ambientale.

“Ovviamente dobbiamo dire addio ai combustibili fossili”, ha dichiarato. “Ma dall’altra parte c’è la società”, ci sono le persone che “hanno già dovuto affrontare la povertà energetica prima della crisi dei prezzi dell’energia”, ha ricordato.

Povertà energetica: un problema strutturale

Secondo Dimitri Vergne, un rappresentante dell’organizzazione europea dei consumatori BEUC, l’intera discussione sulla povertà energetica deve essere riformulata.

“Troppo spesso il problema della povertà energetica viene affrontato come una questione di politica sociale, mentre il nostro punto di vista come organizzazione dei consumatori è che si tratta prima di tutto di un problema strutturale” che coinvolge l’intero sistema dell’energia e le sue infrastrutture.

Concentrandosi solo sulla politica sociale, l’Ue attenuerà l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia sui consumatori più poveri, ma “non affronterà mai veramente le cause profonde della povertà energetica”, ha sottolineato, e non sarà in grado di offrire una prospettiva a lungo termine per risolvere il problema alla radice.

Secondo Vergne, il pacchetto “Fit for 55” è la strada giusta per raggiungere questo obiettivo.

“Non crediamo che il pacchetto ‘Fit for 55’ rischi di aumentare la povertà energetica. Semmai è il contrario: il pacchetto ‘Fit for 55’ è la più grande opportunità che abbiamo per affrontare le cause della povertà energetica” con programmi ambiziosi per ristrutturare gli edifici e passare a sistemi di riscaldamento più sostenibili.

Una posizione condivisa dalla rappresentante dell’esecutivo Ue Adela Tesarova. “Non possiamo risolvere i problemi sociali con la politica energetica, ma possiamo affrontare una volta per tutte il problema della povertà energetica e superarlo definitivamente”, ha detto Tesarova. “Quindi facciamolo e cogliamo opportunità adesso che ne stanno parlando tutti”, ha concluso.