Povertà energetica in aumento: in Europa 80 milioni di famiglie a rischio

I prezzi dell’energia sono saliti alle stelle negli ultimi mesi e il numero di famiglie che non sono in grado di pagare le bollette è aumentato.

Una recente ricerca condotta da Stefan Bouzarovski, professore dell’Università di Manchester e presidente della rete di ricerca sulla povertà energetica Engager, ha rivelato che 80 milioni di famiglie in Europa stavano già lottando per riscaldare adeguatamente le loro abitazioni prima della pandemia.

Secondo gli ultimi dati Eurostat circa 31 milioni di europei vivono in condizioni di povertà energetica ma, non essendoci una definizione comune di questa condizione, potrebbero essere molti di più. Per esempio, il Centro comune di ricerca della Commissione ha calcolato che nel 2019 le persone in condizioni di povertà energetica erano 50 milioni, quasi 20 milioni in più rispetto alle stime Eurostat.

Secondo i dati della Right to Energy Coalition, un gruppo che comprende sindacati, organizzazioni ambientaliste e Ong, ogni anno sette milioni di famiglie europee ricevono avvisi di distacco della fornitura per morosità. Gli osservatori avvertono che si potrebbe assistere a un aumento di movimenti di protesta come quello dei gilet gialli, se i governi non prendono provvedimenti per aiutare le famiglie ad affrontare i nuovi rincari.

“Purtroppo, i più vulnerabili saranno costretti a pagare il prezzo della volatilità del nostro sistema energetico”, ha dichiarato a Euractiv.com Martha Myers di Friends of the Earth, una Ong ambientalista. “Il fatto che, in uno dei continenti più ricchi del mondo, una famiglia europea su quattro quest’inverno debba scegliere tra riscaldare la propria casa e mettere il cibo in tavola è una tragedia”.

Anche la Commissione europea ha ammesso che c’è il rischio che la povertà energetica aumenti a seguito dell’impennata dei prezzi dell’energia. Anche se il tasso di povertà energetica varia da Paese a Paese, da studi recenti emerge che il continuo aumento dei prezzi dell’energia, dopo la pandemia di coronavirus, ha peggiorato le condizioni di molte famiglie.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo (CESE) ad aprile aveva chiesto “un’azione coordinata” in tutta l’Unione europea per affrontare la povertà energetica, avvertendo che la povertà “probabilmente” aumenterà una volta che le moratorie bancarie saranno revocate.

Le misure introdotte in Italia

In tutta Europa, i paesi hanno messo in atto misure per ridurre l’impatto dell’aumento prezzi dell’energia. In Italia a luglio 2021 è stato introdotto il bonus bollette, riconosciuto in base all’Isee. Gli sconti vengono applicati automaticamente, senza che si debba presentare domanda.

Le condizioni necessarie per accedere agli sconti sono: appartenere a un nucleo familiare con indicatore Isee non superiore a 8.265 euro; appartenere a un nucleo familiare con almeno 4 figli a carico (famiglia numerosa) e indicatore Isee non superiore a 20.000 euro; appartenere a un nucleo familiare titolare di Reddito di cittadinanza o Pensione di cittadinanza. Inoltre uno dei componenti del nucleo familiare deve essere intestatario di un contratto di fornitura elettrica e/o gas e/o idrica con tariffa per usi domestici attiva oppure usufruire di una fornitura condominiale gas e/o idrica attiva.

Inoltre con il decreto Energia il governo ha tagliato l’Iva sulla bolletta del gas, portando al 5% e ha azzerato gli oneri di sistema. A fine 2021 però l’effetto di questi provvedimenti terminerà, ricorda Arera, e con il nuovo aggiornamento delle condizioni tariffarie delle forniture di luce e gas, a partire da gennaio, le famiglie italiane rischiano una nuova stangata.

Nuovo vertice Ue a dicembre

I ministri dell’Energia dell’Ue si sono riuniti il 26 ottobre a Lussemburgo per discutere del caro energia e della “toolbox” proposta dalla Commissione europea per affrontarla. Ma non sono riusciti ad arrivare a un’intesa. La questione è quindi rinviata al Consiglio dei ministri dell’Energia di dicembre.

Spagna e Francia avevano chiesto di disaccoppiare i prezzi dell’elettricità dal mercato del gas per attenuare l’impatto dei rincari. I due Paesi inoltre concordano con l’Italia sulla necessità di organizzare uno stoccaggio comune di gas, a cui gli Stati membri possono aderire su base volontaria. Ipotesi su cui altri Paesi, Germania in primis, frenano.

Il dibattito sui prezzi dell’energia ha visto nascere una terza fazione quella di coloro che danno la colpa all’Ets e alle politiche verdi dell’Unione. A quest’ultimo gruppo appartengono Paesi dell’Est come la Polonia, le cui economie sono ancora fortemente dipendenti dal carbone e per questo chiedono di rallentare le politiche green. Lussemburgo, Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Lettonia e Olanda avevano respinto questo appello, dicendo che le misure di efficienza energetica e un’accelerazione verso le rinnovabili sono la soluzione per contrastare l’aumento dei prezzi nel medio periodo. Arrivare a una sintesi delle diverse posizioni non sarà semplice.