Portogallo, stop entro fine anno alle centrali a carbone

La centrale a carbone di Sines, chiusa il 14 gennaio 2021. [EDP]

Con la chiusura della centrale a carbone di Sines, nella regione dell’Alentejo, il Portogallo si avvia a diventare il quarto paese europeo a eliminare del tutto il carbone come fonte energetica.

Nel paese, infatti, dopo lo stop definitivo dell’impianto, avvenuto giovedì 14 gennaio, rimane in attività un’unica centrale a carbone, a Pego (nel distretto di Santarém), la cui chiusura era già stata prevista per il novembre di quest’anno.

Entro fine anno, quindi, il paese lusitano raggiungerà Belgio, Austria e Svezia nel club delle nazioni europee che hanno fatto a meno del carbone, a cui – da qui al 2025 – prevedono di aggiungersi anche Francia, Slovacchia, Irlanda e Italia, oltre al Regno Unito. 

L’azienda energetica portoghese Edp, proprietaria dell’impianto di Sines, aveva annunciato lo spegnimento della centrale nello scorso luglio, nel quadro di un piano di chiusura di tutti i siti a carbone della penisola iberica (oltre a Sines, l’altro è quello di Soto de Ribera, in Spagna) che anticipava lo stop dal 2023 al 2021. La decisione, aveva detto la società presentando il progetto, è “parte della strategia di decarbonizzazione del gruppo” ed è stata presa in un contesto in cui la produzione di energia dipende sempre più dalle fonti rinnovabili. Accelerare l’uscita dal carbone, per Edp, è stata è stata “una conseguenza naturale di questo processo di transizione energetica, in linea con gli obiettivi europei a emissioni zero” e il piano nazionale per l’energia e il clima del Portogallo. 

A partire da oggi, ha spiegato poi l’azienda, nel sito di Sines inizieranno i lavori per disattivare i macchinari e per smantellare le infrastrutture produttive, la cui durata prevista è di circa cinque anni. Per il futuro, Edp ha detto che “resta allo studio la possibilità di sviluppare progetti che possano continuare a sfruttarne una parte”, tra cui un progetto, ancora allo studio, per la produzione di idrogeno verde

La centrale, che aveva iniziato la sua attività nel 1985, aveva una capacità produttiva di 1.296 megawatt, e negli anni ‘90 era arrivata a fornire un terzo dell’energia consumata in Portogallo, percentuale scesa al 4 per cento nel 2020. Secondo i dati della Ong Europe Beyond Coal, che hanno plaudito alla decisione di Edp, l’impianto finora aveva prodotto – in media – il 12 per cento delle emissioni portoghesi di gas serra. 

“In quattro anni, il Portogallo è passato dall’avere una strategia approssimativa per uscire dal carbone entro il 2030 a un piano concreto per farlo entro la fine dell’anno”, ha detto Kathrin Gutmann, campaign director di Europe Beyond Coal: “L chiusura di Sines prima del termine previsto mette in luce che quando un paese si impegna a produrre energia pulita, l’economia delle energie rinnovabili garantisce la transizione molto rapidamente. Paesi come Germania, Repubblica Ceca e Polonia, che si sono impegnati o stanno valutando di eliminare gradualmente il carbone ben dopo la data obbligatoria del 2030, dovrebbero prenderne atto”. 

A Sines, intanto, come racconta il quotidiano portoghese Pùblico, la chiusura della centrale ha lasciato nell’incertezza i circa 500 lavoratori – tra impieghi diretti e indotto – che ruotavano attorno allo stabilimento. EDP ha dichiarato di aver proposto “diverse opzioni” ai suoi 107 dipendenti, tra cui prepensionamenti o mobilità all’interno del gruppo, ma che “i colloqui sono ancora in corso”. Secondo Álvaro Beijinha, sindaco di Santiago do Cacém, un paese vicino a Sines dove risiede circa la metà dei dipendenti dell’impianto, più grande di avere un ambiente migliore, è il caso che lo stato si prenda effettivamente in carico anche la questione sociale che riguarda questi lavoratori”.